L’Italia è in recessione

È inutile nascondersi dietro argomentazioni poco convincenti, in Italia è recessione. Non mi interessa disquisire se vero o meno. La realtà è che, comunque, servono provvedimenti per uscirne o per prevenirla. La manovra del “governo tecnico” (ennesima presa in giro da parte della politica) è esattamente nella direzione opposta. La sottrazione di risorse, attraverso l’aumento della pressione fiscale, la riduzione di servizi, il blocco delle pensioni e l’aumento degli interessi sono provvedimenti sbagliati. Ed i tecnici lo sanno.
Se i consumi si riducono, la produzione ed il Prodotto Interno Lordo diminuiscono. Le conseguenze sono l’incremento della disoccupazione con aumento di costi (ammortizzatori sociali) e perdita di gettito (fiscale e previdenziale) ed ulteriore riduzione dei consumi. Sono situazioni che portano al default dello Stato molto più gravi di quelle provocate dai mercati finanziari che interessano una parte marginale della popolazione italiana.
La politica, e non le banche o i centri di potere, devono affrontare la questione privilegiando gli interessi generali, specialmente quelli dei ceti più deboli, e sostenendo le imprese manifatturiere che sono l’unico motore per il rilancio e lo sviluppo del Paese.
Anche le istituzioni locali possono svolgere un ruolo significativo. La gestione dei servizi pubblici locali, con obiettivo la qualità del servizio e la riduzione delle tariffe, è sicuramente una possibilità concreta.
Perché, ad esempio, Lario Reti Holding, e la sua controllata Acel Service, che ha chiuso l’esercizio 2010 con un utile di ca. 18milioni di €uro, e un costo fiscale di oltre 6milioni di €uro, non ha ridotto le tariffe? Una riduzione delle tariffe in misura pari al 50% dell’utile a favore dei cittadini e delle aziende residenti nei comuni azionisti avrebbe lasciato nelle tasche degli utenti e sul territorio una dozzina di milioni di €uro (considerata anche la quota di IVA), mediamente € 170 per famiglia, contribuendo al sostegno dei consumi.
I dati precedenti sono riferiti ad una trentina di comuni sui 90 della provincia. Tale iniziativa avrebbe prodotto un ulteriore effetto: l’aumento del numero di utenti, per Acel Service, incentivati dalla riduzione della tariffa o la medesima riduzione della tariffa da parte degli altri operatori. Sono le regole di un mercato liberalizzato. In questo scenario le risorse a disposizione degli utenti e del territorio potrebbero raddoppiare.
In assenza di precisi e dettagliati piani di investimenti, nella logica di sostegno dello sviluppo del territorio, gli utili residui avrebbero dovuto essere distribuiti agli azionisti, i Comuni, producendo ulteriori effettivi positivi per gli utenti attraverso l’erogazione di servizi.
Invito queste aziende a non perdere, anche per il 2011, l’occasione di essere volano e strumento per il sostegno e sviluppo del territorio e strumento per la regolazione verso il basso delle tariffe.
Non si capisce perché debbano essere impoveriti i cittadini, con l’aumento dell’IVA, con l’ICI sulle abitazioni, con il blocco delle pensioni e con tariffe per i servizi pubblici elevate lasciando le risorse prodotte sui conti correnti bancari.
Purtroppo non credo che senza una precisa presa di posizione da parte dei cittadini ci possa essere la necessaria sensibilità da chi è chiamato a governare queste aziende che, imperterrito, prosegue nelle logiche finanziarie e nel mantenimento delle tariffe nonostante il dissenso di larga parte dei cittadini unici e veri azionisti di queste società.
L’unica speranza è la presa di posizione dei Sindaci dei Comuni che, interpretando il mandato ricevuto dai cittadini si schierino per la tutela dei loro interessi e non per gli equilibri dei Partiti.
I consigli di amministrazione, come quello di Lario Reti Holding, che ignorano l’espressione popolare dei referendum del giugno scorso, da interpretare nella logica più ampia riferita a tutti i beni comuni, e che proseguono con ipotesi lontanissime dalle funzioni sociali devono essere revocati e sostituiti da nuovi amministratori convinti del mantenimento di queste aziende nella sfera e nella natura pubblica.

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