E’ strano questo Paese? No, è strana la politica.

 contratto governo cambiamentoIn politica ho sbagliato molto, ma, da quando ho deciso che la politica può essere fatta anche senza adesione ad alcun partito, credo di aver sbagliato meno. Non ho aderito al PD sin dalla sua nascita e, soprattutto, non ho mai votato il M5S anche se qualche aspettativa di cambiamento mi ha fatto sorgere il dubbio.
Quando un movimento dichiara di non essere né di destra e nemmeno di sinistra, e io sono convinto che il centro non esista perché è solo la mediazione ed il compromesso tra due modelli sociali in netta contrapposizione e, tra loro, alternativi, divento diffidente. Se, poi, questo movimento, nato dall’idea di un comico, che, da sempre, fa satira politica e scherza, ma ne diventa il garante, se, inoltre, il partito è una proprietà che si tramanda da padre in figlio ed io ho una totale idiosincrasia per ogni forma di monarchia, se, nonostante l’art. __ della costituzione viene stabilito un “vincolo di mandato”, non nei confronti degli elettori, il che potrebbe essere plausibile, ma nei confronti dei vertici del movimento, i dubbi diventano certezze. Meglio stare alla larga da un Movimento che vuole garantire i cittadini e la democrazia, ma che è strutturato per fare esattamente il contrario.
Ho sbagliato? la mia è un’opinione e una scelta personale.
Se il M5S, però,
  • ha consentito l’emanazione di due “decreti sicurezza” che gli stessi pentastellati non condividono.
  • consentirà alla Lega di bloccare la legge di riforma e di ripubblicizzazione del servizio idrico (prima stella).
  • ha completamente disatteso le politiche ambientali (seconda stella).
  • Salvini (Colico [LC]) rilancia i termovalorizzatori ed il teleriscaldamento mentre i pentastellati locali ne sostengono l’eliminazione ed i vertici del M5S, compresi i Ministri interessati, stanno zitti.
  • ha approvato il/la TAV, nonostante dichiarazioni contrarie e fingendo di prenderne le distanze con una mozione, in Parlamento, non necessaria
    • se i ministri del M5S non l’hanno approvata, il Presidente del Consiglio non ha detto il vero dichiarando “il Governo è per il SI”. Come può, un organismo collegiale, il Consiglio dei Ministri, deliberare senza maggioranza?
    • Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Ministro Toninelli (M5S), ha inviato all’UE, prima del voto in Parlamento, l’impegno dell’Italia a realizzare il/la TAV. Il Ministro si è rifiutato di firmare, ma il titolare del dicastero è il Ministro. Può qualcuno del Ministero impegnare, per un’opera imponente e dubbia, se il Ministro non è d’accordo e il Governo non ha deliberato a maggioranza?
  • Un anno fa, per qualche selfies, hanno annunciato la revoca delle concessioni ad Autostrade per l’Italia ed azioni, contro la stessa, per i morti e i danni provocati dal crollo del Ponte Morandi.
    • unico risultato, ad oggi, è la ricostruzione del ponte con denaro pubblico e con, probabile, soddisfazione per Autostrade per l’Italia ed i suoi azionisti: I) i danni li paghiamo noi, II) le concessioni continuano III) le riscossioni dei pedaggi restano ad Autostrade per l’Italia.
    • Atlantia, azionista di controllo di Autostrade per r l’Italia, è stata premiata con la concessione di una quota di partecipazione nella nuova Alitalia magari “mettendo” pochi quattrini e beneficiando di grossi dividendi come è successo con Autostrade per l’Italia.
  • Alla Lega vengono confiscati 49 milioni di euro per truffa realizzata dall’allora segretario, Umberto Bossi, e dal tesoriere Belsito. E’ la sentenza, ieri, è stata confermata anche dalla Cassazione. Alla Lega sono concessi 82 anni per il pagamento in sostituzione della confisca, cosa impossibile per qualsiasi cittadino e non prevista da alcuna legge. Praticamente alla Lega è stato concesso uno sconto del 63%, come conferma lo stesso bilancio della Lega. Le questioni etiche e di moralizzazione della politica, punti cardini del programma dei M5S, dove sono finiti? Si può fare la morale ad un alleato di governo che potrebbe far cadere la maggioranza e, a proposito dell attaccamento alle poltrone, mandare a casa tutti?
  • ha permesso una politica razzista, disumana e ignobile contro gli immigrati e i ROM.
  • ha consentito la formazione, nel nostro Paese, di una cultura suprematista, denominazione moderna del razzismo.
Non ho sbagliato,ho fatto la scelta giusta. Votando M5S avrei votato per la Lega.
Ma non è finita. Di Maio, leader subordinato e pro-tempore dei pentastellati, ha annunciato che, dopo il voto favorevole del Senato, in settembre, sarà approvata la riduzione dei parlamentari, 350 in meno tra Senato e Camera. “Farà risparmiare circa 500 milioni di euro a legislatura”, ha dichiarato.
Anche se detto in modo sommesso, probabilmente per confondere, il risparmio è a “legislatura”, cinque anni.
In realtà, dai bilanci di Camera e Senato, il risparmio è di 60 milioni all’anno, forse anche meno, considerando i tagli alle indennità e compensi già avvenuti e rilevabili nei prossimi bilanci. Meno del doppio dello stipendio annuo di Ronaldo, che tira qualche calcio al pallone e rappresenta i tifosi ma non gli italiani. Risparmio per legislatura, più o meno, la metà, 250 milioni.
L’unica cosa vera che si ridurrà, sarà la rappresentanza politica di molti territori e cittadini. Sarà la Democrazia a ridursi. 60 milioni annui, per garantire la Democrazia, con tutti gli sprechi e privilegi esistenti, sono ben spesi. Basta con la demagogia ed il populismo, gli italiani vogliono fatti concreti.
“È la fine di un ingordigia politica andata avanti per decenni. Il Parlamento serviva solo a dare potere e basta”, ha aggiunto Di Maio. L’ingordigia politica, un centro di potere il Parlamento? indubbiamento vero, che non si risolve con la riduzione di 350 parlamentari. Ci possono essere due soluzioni. La prima, quella più logica e corretta, introdurre rigide regolamentazione con il rafforzamento dell’esclusione del vincolo di mandato precisando che vale nei confronti delle segreterie dei partiti o dei vertici dei movimenti ma non dei cittadini e degli elettori.
La seconda, più semplice, è quella di eliminare il Parlamento, qualcuno nel passato l’ha già fatto e tutti sappiamo com’è finita. Un governo monocratico, per non usare il termine “autoritario”, che non piace più, anche se è la stessa cosa. La Lega sarà sicuramente d’accordo, praticamente l’ha dichiarato Giorgetti ipotizzando un modello di Governo come quello di Putin, dove esiste un Parlamento di facciata, al contrario del nostro con una Costituzione vecchia che, però garantisce la Democrazia.
Tutti i governi “monocratici” hanno sempre sostenuto la necessità di una riduzione dei parlamentari e della rappresentanza politica dei cittadini. Non è difficile capirne le ragioni. J.p. Morgan, qualche anno fa, ha scritto che la Democrazia fa male all’economia.
Comunque bisogna riconoscere che un cambiamento lo sta realizzando, sta cambiando la democrazia di questo Paese. Alla faccia del Governo del Cambiamento.

un cambiamento nella continuità

Se si afferma che il “voto di fiducia” è “un colpo mortale alla democrazia, una violazione delle regole democratiche. (Luigi Di Maio 10.10.2017)” e, poi, una volta al governo si adotta il “voto di fiducia” come sistema, quale può essere la considerazione? La risposta spontanea è l’ipocrisia. Ma non è così, all’ipocrisia in politica ci siamo abituati. Speravamo in un cambiamento, sarà per la prossima volta.
Non è una novità che il Parlamento sia il paravento di una finta democrazia. Ci siamo schierati, anche il M5S, contro una riforma della Costituzione che voleva limitare la rappresentanza popolare.

Abbiamo sbagliato tutto. Un Parlamento, due Camere, un migliaio di parlamentari e una struttura particolarmente onerosa per una “finzione di Democrazia” sono opportuni? Per una finzione no, per una reale salvaguardia della Democrazia, si.

Per fortuna negli ultimi anni è nato un movimento che ci ha promesso il cambiamento, che ci ha garantito la “Difesa dei valori della Costituzione dagli assalti antidemocratici che mirano a stravolgerla….“, che nel suo programma elettorale ha sottolineato che “La Costituzione della Repubblica, entrata in vigore il 1° gennaio 1948, ha garantito in questi ultimi 70 anni libertà e democrazia in una misura sconosciuta nella precedente storia italiana. Pensiamo che la Costituzione del 1948 non abbia bisogno di riforme estese e generali.
Il cambiamento, però, è una continuità detta in altro modo, la difesa della Costituzione è solo un’affermazione. Se non la si rispetta non la si difende.
Lo statuto dei gruppi parlamentari del M5S, laddove pone vari obblighi, tra i quali quello di “votare la fiducia, ogni qualvolta ciò si renda necessario, ai governi presieduti da un presidente del
consiglio dei ministri espressione del MoVimento 5 Stelle”, prevedendo, in caso di inottemperanza, l’espulsione o il pagamento di una penale di € 100.000.
Un’evidente violazione dell’art. 67 della Costituzione senza nemmeno preoccuparsi di tentare di modificarlo. L’art. 67 citato esclude i singoli parlamentari dal vincolo di mandato, ovviamente nei confronti delle segreterie, può anche non piacere, sappiamo che il M5S non è favorevole, ma finchè la Costituzione non viene modificata, l’esclusione dal vincolo di mandato è un vincolo.
Mai ignorare la storia. I Padri Costituzionali hanno inserito, in Costituzione, il non vincolo di mandato memori di che cosa era successo nel ventennio precedente. L’assenza di vincolo di mandato è una garanzia per la Democrazia. Il vincolo di mandato dovrebbe esistere solo nei confronti degli elettori.
È mai possibile che, cambiano le maggioranze, cambiano i governi, cambiano i partiti, ma la regola resti sempre la stessa? Le leggi si applicano solo ai cttadini, la “casta” ne è sempre esclusa. “Casta” era, “casta” è rimasta.
 

Art. 3 della Costituzione: Tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge…. È vero?

Quando un cittadino, o un impresa, ha un debito con lo Stato, il massimo della rateazione è di 72 mesi, in casi eccezionali 120 mesi, ed un costo per l’aggio dell’esatore e per gli interessi moratori, dalla data di scadenza del debito alla data di inizio della rateazione.
A tutto questo bisogna aggiungere un interesse annuo, per la rateazione, pari al 4,5% annuo.
Per la Lega che deve rimborsare € 49milioni allo Stato, però, non è così. Tralasciamo l’aggio e l’interesse di mora, accettiamo la giustificazione che non si tratta di un debito di imposta, anche se è, pur sempre, un debito erariale.
Se il “debito” venisse rateizzato, nella misura massima dei 120 mesi con un tasso del 4,5%, come tutti i mortali, l’esborso annuale sarebbe di 6,4milioni, oltre dieci volte quello che dovrà pagare la Lega.
Dividendo 49milioni per le 600.000 euro pattuite per anno, la Lega avrà ben 81,6 anni di tempo per rimborsare il suo debito. Per coerenza e uguaglianza, quella prevista dall’art. 3 della Costituzione, deve essere modificata la legge vigente portando, anche per i comuni cittadini, la rateazione massima a 70 anni, invece dei 7 anni, e, per casi eccezionali, a 100 anni, invece dei 10 anni, previsti.
O la Lega rimborsa in dieci anni massimo il proprio debito o anche tutti gli altri cittadini devono beneficiare delle stesse condizioni.
Un Partito non è un’Istituzione, è una libera associazione “privata” che può concorrere, con metodo democratico a determinare la politica nazionale (art. 49 della Costituione).
La Lega ha tutti i diritti, e gli strumenti, più di ogni altro cittadino, per difendersi se la richiesta di rimborso è illegittima. Ma una simile rateazione è immorale. Non esistono privilegi e nessuno è intoccabile.
Questa rateazione non è solo una facilitazione, comunque assurda, di pagamento, è anche uno sconto enorme concesso senza alcuna giustificazione.
È la matematica, quella finanziaria, che lo dice. Un pagamento di 600.000 euro all’anno, per 81,6 anni, al tasso del 4,5%, corrisponde ad un valore attuale di € 12.981.289. Praticamente alla Lega è stato concesso uno sconto del 73,5% e una rateazione di 81,6 anni!!!
In questo Paese, purtroppo, ci sono ancora troppi privilegi e trattamenti di favore, non previsti da alcuna norma e non tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge!
Certo che è ben strano l’alleato di Governo della Lega, quel M5S che ha fatto la morale a tutti, anche per qualche migliaio di euro. È chiaro, la morale si fa a tutti, ma non agli amici, a quelli tutto è concesso.
Ci avevano promesso il cambiamento, ma non è cambiato nulla. Tenere salde le poltrone, quello che in dialetto chiamiamo “cadreghino”, continua a chiamarsi “governabilità”.

Un Governo gialloverde, e adesso cosa succede?

Non sono simpatizzante del M5S e, tantomeno, della Lega. Il 4/3 non ho votato nessuno dei due, anche se ho fatto molto fatica ad  individuare chi votare, comunque ho votato a sinistra.

Non condivido diverse parte del contratto, ma nemmeno condivido un contratto come accordo programmatico di governo.

Ritengo, in particolare, la “flat-tax” contraria ai principi costituzionali di progressività e di redistribuzione della ricchezza, favorendo solo i redditi alti. Credo che se l’obiettivo è quello di favorire la crescita bisogna ridurre l’IVA indirette e le accise che, non essendo rapportati al reddito, pesano in misura maggiore sui redditi bassi. La riduzione dell’IVA e delle accise favorisce i consumi e produce effetti diretti sullo sviluppo.

Mi preoccupano moltissimo l’atteggiamento nei confronti degli emigrati, le dichirazioni di Salvini e questa ipotesi di accordo con il premier ungherese Orban. Non voglio sottovalutare un problema enorme che vede, tutti gli anni, migliaia di uomini, donne e bambini morire in mare e un modello di accoglienza violento che emargina e ghetizza. Il problema deve essere affrontando nella logica della solidarietà e, perchè no, della fratellanza. Stiamo parlamdo di uomini, donne e bambini non di cose e nemmeno di animali.

Cionostante guardo a questo governo con attenzione. Questo Paese aveva bisogno di un radicale cambiamento della politica e dei suoi interpreti.

Questo è un cambiamento! Tutti i cambiamenti, in specie quelli radicali, un po’ rivoluzionari, presentano sempre delle incognite, è nella natura dei cambiamenti. Sarà necessaria maggiore tensione e attenzione da parte di tutti i cittadini, senza pregiudizi, nè negativi e nemmeno di schieramento, sarà necessaria una maggiore partecipazione.

Del resto mi preoccupa molto anche la falsità. Definire scandaloso un accordo di governo perchè fatto tra due forze che in campagna elettorale si sono contrapposte, è strumentale e falso. È quello che è sempre successo e che nel 2013 ha data origine ad una maggioranza con PD e NCD, di cui forse era parte anche Giulio Boscagli, a danno di SEL che si era presentata, in coalizione con il PD.

Dovremo dimenticarci una opposizione attiva e costruttiva da parte dei vetero partiti perchè sarà solo il livore a guidare la loro azione politica. Toccherà a tutti noi cittadini svolgere un ruolo di opposizione per evitare che eventuali degenerazioni e rischi per la DEMOCRAZIA.

Quando il nuovo Premier, nel discorso di insediamento, afferma che non esistono più destra e sinistra ma esistono quelli che parlano con la “finanza” e quelli che parlano con le “persone”, lascia aperta una porta alla speranza. Con la “finanza”, di solito, parla la destra o la sinistra, che sinistra non è, mentre con le persone parla la sinistra, quella di valori, non quella di schieramento.

Temiamo il rischio di autoritarismo? Suvvia, non scherziamo, viviamo già in un regime autoritario. Non dimentichiamo quello che è successo nel nostro territorio dove, per pure logiche clientelari e di opportunismo di parte, sono stati sottratti documeti a consiglieri comunali chiamati ad esprimersi su quei documenti.

Mi fa sorridere l’editoriale su “Resegoneonline” a firma Giulio Boscagli e non posso esimermi di riprenderne alcune parti. Giusto per evitare confusione.

Condivido che non è espressione di partecipazione il consenso espresso da qualche migliaio di cittadini con un clic. È un inizio e, comunque, è sempre meglio delle decisioni prese da uno solo, come nel suo partito, Forza Italia, e come, avviene, del resto, anche negli altri partiti in una logica puramente spartitoria. Se la partecipazione attraverso un clic non è democrazia, quello precedente, se non un regime autoritario, certamente è un regime oligarchico che ha contribuito ad arrichire i pochi, impoverendo i molti.

Toccherà ai cittadini vigilare perchè siano rispettati i principi della Democrazia. I cittadini non si fidano più di quei partiti che enunciano principi e che si comportano in modo esattamente opposto, anche anti democratico, il 4 marzo l’hanno dichiarato. I cittadini sanno che cosa fanno. Sono i vecchi partiti, tutti, che hanno messo in discussione la sovranità popolare prevista dall’art. 1 della Costituzione. La storia non va citata per convenienza, ma per ricordare. Non possiamo dimenticare che il partito fascista prese il potere grazie al voto favorevole, anche del Partito Popolare (la vecchia Democrazia Cristaina) sulla legge Acerbo.

Smetta per favore di affermare che i valori della famiglia sono tipici della concenzione democratico-cristiana. Non è vero ed è offensivo per chi cristiano non è, come me, eppure ha un’alta concezione del valore della famiglia. Ma non ci si rende conto che imporre la propria verità, anche a chi è estraneo ad una determinata religione, è una forma di integralismo e di intolerranza? Visto che Giulio Boscagli cita un periodo storico specifico, forse senza conoscerlo, lo invito a leggere, se mai l’ha fatto, il Trattato sulla Tolleranza di Voltaire, c’è sempre da imparare.

Quando la legge vale solo per i cittadini ma non per la politica

Questa vicenda della delibera ANAC merita un ulteriore approfondimento. Non serve l’ipocrisia, serve chiarezza per evitare strumentalizzazioni che hanno l’unico fine di sviare l’attenzione dei cittadini dal vero problema. La incapacità della politica ad interpretare e affrontare i problemi della gente e la confusione, ma anche gli errori sono il vero problema.

L’unico responsabile non è il PD, sono i partiti, tutti, e la loro autoreferenzialità. Il PD è, in questa momento, quello che, essendo in Provincia, partito di maggioranza ha le maggiori responsabilità dirette ma gli altri non ne sono esenti.

Un esempio? Il Partito della Rifondazione Comunista, in un suo comunicato odierno, stigmatizza il caso “Cavalier” e invita a dar vita ad un Comitato di Sorveglianza. Si può essere d’accordo, anzi, è opportuno. Ma come facciamo con quei sindaci e amministratori vicini o sostenuti dal PRC che sono stati protagonisti, in negativo, di tutta la vicenda e che rientrano, non marginalmente, tra gli attori di questa brutta vicenda.

Questo è il ridicolo di una politica che gli Italiani non vogliono più. I partiti sono artefici dei pasticci, ovviamente in proporzione al proprio peso specifico, ma la sostanza non cambia, e pretendono di costituire Comitati di Sorveglianza. Perché non hanno sorvegliato prima? “Inciucci” che pagheremo noi? Vero. Ma dove erano quando bisognava contrastare questi “inciucci” che i loro rappresentanti condividevano?

Mi sono fatto nuovi nemici? Probabile e pazienza. Non importa, le amicizie se non finalizzate, in politica, a risolvere i problemi della gente sono “inciucci” e a me non interessano.

Per evitare fraintendimenti, anche per quello che esporrò successivamente, quanto qui contenuto è frutto di opinioni personali e non coinvolge alcuna organizzazione o comitato.

Il Dott. Virginio Brivio, in un suo comunicato, precisa due cose, la prima è di essere convinto che i requisiti per la nomina sussistevano e la seconda che il Dottor Cavalier non è un delinquente.

Cominciano a precisare, per quanto riguarda il Dottor Cavalier, che nessuno, credo, ed io certamente, non considero lo stesso, persona non degna di ricoprire l’incarico di Presidente di LRH. Conosco il collega Cavalier che, professionalmente, ma anche personalmente stimo ed apprezzo. Non condivido alcune sue opinioni come certamente lui non condividerà le mie. Questo non è un problema, fa parte del normale dibattito e confronto democratico. Personalmente non considero nemmeno Cavalier responsabile di questo pasticcio, per me è vittima della distorsione e arroganza della politica nella gestione della cosa pubblica.

Le ragioni sono altre. Quando Brivio afferma di essere stato convinto che i requisiti sussistevano, spiegandone le ragioni, afferma, più semplicemente di non essere sufficientemente preparato e idoneo a ricoprire la carica di Sindaco del capoluogo. Essere convinti di una cosa che, per legge, e in modo chiaro, non è ammissibile provoca situazioni che possono essere foriere di danni consistenti che resteranno a carico dei cittadini, anche se si proverà, con l’intervento di qualche “protettore”, a bypassare il problema.

Quando mi capita di commettere un’infrazione stradale, senza volontà di commetterla ma solo per disattenzione, non campo scuse, pago la relativa sanzione senza cercare raccomandazioni per non pagarla.

Brivio è solo un esempio. Rusconi, Canzi, che peraltro non hanno ruoli istituzionali ma sono tra i principali artefici di questo pasticcio, con le loro dichiarazioni confermano la confusione di chi non sa esattamente di che cosa sta parlando.

Rusconi afferma che il provvedimento riguarda solo il secondo mandato. Incredibile ma è la logica della politica. Il provvedimento dell’ANAC dichiara la inconferibilità perché non sono trascorsi due anni dal precedente incarico in Idrolario ma non esclude che sussista la inconferibilità per il primo mandato che, per un certo periodo, è stato addirittura contestuale. Rusconi non si rende conto che l’ANAC con il provvedimento ha sancito un principio che vale per tutte le situazioni che non rispettano o non hanno rispettato i due anni di “raffreddamento”.

Per fortuna Rusconi ci tranquillizza, gli atti approvati dalle assemblee sono validi perché votati dall’85% degli azionisti. Ma è così sicuro? Io ho qualche dubbio, non certezze. Se un’assemblea è stata convocata e presieduta da chi non era amministratore, è valida e legittimata a deliberare? Se gli atti sono stati firmati da un amministratore che tale non era, sono validi o sono nulli? Che fine farà la convenzione di affidamento del servizio o l’atto di fusione con Idroservice o le nomine nelle società controllate o l’approvazione dei bilanci delle stesse o tutti gli altri contratti che hanno fatto sorgere un’obbligazione per LRH? Se Rusconi non è competente sia almeno prudente quando fa alcune affermazioni.

Canzi, al contrario, sta ancora interpretando la normativa. In sostanza sta ancora valutando se un anno è uguale o superiore a due anni. Bontà sua.

Nel frattempo Cavalier resta in carica. Ma se non è mai stato nominato, secondo l’ANAC, come fa a restare in carica? Misteri della politica!

Ma l’arroganza consente questo e altro. Sperando che sia solo arroganza.

Tutti i cittadini sono chiamati a rispettare le regole, le leggi. Perché dovrebbero esserne esonerati i politici per i quali, specialmente quando ricoprono ruoli istituzionali, i vincoli dovrebbero essere ancora più rigidi?

Remo Valsecchi – cittadino

gli articoli di Merateonline:

22.12.2016 – Ora anche l’Autorità anticorruzione assesta un colpo alla credibilità della strategia per l’idrico perseguita dal PD e dalle sue truppe

22.12.2016 – Canzi: aperta un’interlocuzione con Anac. L’incarico in Idrolario era cessato da un anno

22.12.2016 – ANAC vs LARIO RETI HOLDING sulla presidenza di Cavallier. Brivio: “dobbiamo valutare, per noi c’erano i requisiti

24.12.2016 – Lrh: l’affidamento ventennale rimane confermato, le contestazioni dell’Anac solo sulle deleghe gestionali al presidente Lelio Cavallier

23.12.2016 – PDRC – In merito all’illegittimità della nomina di Cavallier

L.R.H., la delibera Anac è chiara e non interpretabile in modo difforme dai suoi contenuti. Non serve essere tecnici

La delibera ANAC è chiara e non interpretabile in modo difforme dai suoi contenuti, non serve essere tecnici. L’amministratore di una società a partecipazione pubblica, quando lascia, per qualsiasi ragione, il proprio incarico, non può, per due anni, ricoprire lo stesso incarico in una altra società pubblica partecipata dagli stessi Comuni. Non aver rispettato il lasso temporale previsto ha determinato la inconferibilità e, quindi, la nullità dell’incarico.

Nullità dell’incarico significa che il Dott. Cavalier non è mai stato presidente di Lario Reti Holding ma nemmeno amministratore unico della stessa società per il periodo antecedente il maggio 2016.

E tutti gli atti compiuti dal Dott. Cavalier in questo periodo che fine faranno? Se gli atti sono compiuti da un soggetto che non è amministratore della società, questi atti non esistono. Questo è il significato di nulltià.

Il Comitato Acqua Pubblica, cui mi onoro di aderire, ha, in numerose occasioni, evidenziato comportamenti e atteggiamenti con forti dubbi di legittimità ma è sempre stato inascoltato e, magari, anche deriso.

Adesso chi pagherà i probabili danni patrimoniali? Danni a un patrimonio che non è di questi “strateghi”, come sono stati definiti dal Comitato, ma è di tutti i cittadini che, alla fine, dovranno farsi carico delle conseguenze, anche economiche, che ne deriveranno. Sarà sufficiente aumentare le bollette dell’acqua, del gas e dell’energia elettrica.

L’arroganza della politica, però, non finisce qui. Le dichiarazioni di Canzi sono significative. È stata aperta, dichiara, una “interlocuzione” con l’ANAC. Ma che casa è un’interlocuzione? Un confronto. Ma come si può interloquire con un organismo, con funzioni specifiche e delicate, che ha già indicato i provvedimenti da adottare? Forse che qualche protettore politico romano può intervenire per far cambiare l’opinione all’ANAC? Non credo che l’ANAC sia un ente disponibile ad accettare questi mezzucci. ANAC, Autorità Nazionale Anticorruzione è, per sua natura, una garanzia.

Canzi aggiunge che è una “problematica relativa all’interpretazione della normativa” perché un anno era trascorso dalle dimissioni del Dott. Cavalier da Idrolario. Non è vero, gli incarichi sono stati anche contestuali ma sorvoliamo. Il dramma, o la comica, è un’altra. La legge prevede 2 anni di “raffreddamento”, l’ANAC riprende la norma precisando che non erano trascorsi due anni. Qual è l’interpretazione normativa di Canzi? Forse che uno o due sono la stessa cosa? Se lo chiedo alla mia nipotina che frequenta il secondo anno di scuola primaria, mi spiega che non è la stessa cosa.

Aiuta a comprendere l’interpretazione normativa Virginio Brivio affermando il non applicarsi della delibera perché le due società svolgono attività diverse. Falso perché operano nello stesso settore e, peraltro, anche in regime di conflitto di interessi. Il problema che, però, pone ANAC è un altro. La regola si applica per gli “enti di diritto privato in controllo pubblico” indipendentemente dall’attività svolta. Secondo l’ANAC entrambe sono enti di diritto privato in controllo pubblico e, quindi, la normativa si applica. Non è una mia opinione, è l’opinione di ANAC che, ovviamente, è più autorevole di me.

Come non prendere in considerazione il Sindaco di Mandello Lario, Fasoli, quando precisa che, in fondo, la scelta è stata fatta solo per consentire la continuità. Verissimo. Ma è proprio quello che la norma introdotta nel 2013 vuole evitare.

La perla, però, è sempre di Canzi al quale spetta il merito della chiarezza. L’ANAC, Autorità Nazionale Anticorruzione, afferma che, per effetto della inconferibiltà, il Dott Cavalier non è mai stato presidente e amministratore unico, ma Canzi dichiara che lo stesso “resta in carica”. Non credo sia solo un suo pensiero.

Come può rimanere in carico se non è mai stato nominato? Un mistero.

Rispettare le regole, qualche volta, si fa fatica ma è un obbligo inderogabile specialmente per chi gestisce la “cosa” pubblica.

Questi atteggiamenti sono semplice arroganza di chi, forse protetto dalla politica, ritiene di poter disporre dei beni comuni e pubblici in modo discrezionale senza renderne conto ai legittimi proprietari, i cittadini, ai quali viene garantita solo vessazione ponendo a loro carico oneri impropri.

Ma i cittadini si stanno stancando e qualche segnale sta arrivando. Come dimenticare il referendum 2011 e il referendum del 4 dicembre scorso? Non dimentichi lo stratega Canzi che nell’estate scorsa i cittadini del suo Comune, dove è stato assessore per un intero mandato, hanno detto che le strategie, sue e del suo partito, non sono più gradite mandandolo in minoranza. Un passo indietro? Forse è il caso.

Remo Valsecchi – cittadino

21.12.2016 – Merateonline – Acqua in provincia di Lecco: l’ANAC dichiara illegittima la nomina di Lelio Cavallier per incompatibilità

Che cosa fa Gian Mario Fragomeli in Parlamento?

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Le sorprese non finiscono mai. Questa volta, però, la questione settore idrico è solo incidentale. Mi sorprende la qualità di chi ci rappresenta in Parlamento. Abbiamo loro affidato il Governo del Paese ma, se non ne sono all’altezza, il rischio è che producano solo danni. È forse questa la ragione per cui questo Paese sta morendo? Che il numero degli italiani a rischio povertà è in continuo aumento (siamo ormai al 28%)? Che il sistema industriale è sacrificato sull’altare delle banche? Che il posto fisso di lavoro non esiste più (lo dice Renzi)? Che il modo di gestire l’acqua nella nostra provincia è sotto la lente della Corte dei Conti? Temiamo sempre i “complotti” e, invece, è solo incapacità, per usare un termine gentile, misto a opportunismo.
Passiamo ai fatti. La Commissione Ambiente della Camera introduce un emendamento con il quale si stabilisce che le società affidatarie del servizio pubblico in house devono essere partecipate esclusivamente e direttamente dagli Enti Locali compresi nell’ambito territoriale di riferimento. Il decreto legge (Sblocca Italia) è stato approvato ieri, 30 ottobre, dalla Camera e inviato al Senato il quale, scadendo il termine per la conversione martedì 11.11, approverà con il voto di fiducia per evitare la sua decadenza e l’emendamento sarà legge che, volenti e nolenti, deve essere osservata e applicata da tutti.
La legge ha fissato un principio inderogabile che conferma la posizione di chi vuole Idroservice fuori da Lario Reti Holding. Ma la perla è un’altra.
Il deputato del PD Umberto Marroni, nel suo intervento in Commissione, precisa che l’emendamento “va nella direzione …. di non procedere a alcuna privatizzazione delle società che gestiscono il servizio idrico integrato.” L’emendamento è in linea con la battaglia fatta da alcuni Comuni lecchesi e dal Comitato Acqua Pubblica e quindi è condiviso. Non c’è più spazio per altra discussione. Il Parlamento ha deciso che il servizio idrico deve essere gestito da società partecipata direttamente ed esclusivamente dai Comuni lecchesi e, quindi, Idroservice deve uscire da Lario Reti Holding senza portarsi addietro i Comuni comaschi che non sono compresi nell’ambito lecchese.
Ma ecco che entra in gioco il nostro deputato (nostro solo per un fatto territoriale perché non l’ho votato e mi guarderò bene dal votarlo in futuro) Gianmario Fragomeli che, con un ordine del giorno d’indirizzo, non votato in aula, impegna il Governo a modificare l’attuale norma legislativa perché restrittiva rispetto alla normativa europea ma anche per “consentire una più efficiente gestione dei servizi idrici integrati, in un’ottica di flessibilità delle procedure e ottimizzazione delle risorse”.
Si guardi bene, non un emendamento, perché gli emendamenti si fanno in Commissione, ma solo un indirizzo al Governo per la successiva modifica della norma novellata.
Ma, la domanda sorge spontanea, la norma introdotta garantisce dal rischio della privatizzazione del servizio o no? La risposta è scontata. Gianmario Fragomeli ha votato a favore di tutti gli emendamenti introdotti al decreto Sblocca Italia e quindi concorda sulla validità della nuova norma. Se non fosse così, perché l’on. Fragomeli ha votato a favore? Che confusione. fragomeli gm pdFragomeli vota a favore della norma, peraltro coerente con la sua posizione di Sindaco e di parlamentare PD schierato a favore del Referendum, ma due giorni prima, impegna il Governo a modificarla. Chissà perché l’ha votata? Il giorno prima di votare a favore dell’emendamento comunica ai Sindaci della provincia che è stato approvato un suo ordine del giorno che indirizza il Governo a modificare la norma che il giorno dopo vota ligio e rispettoso degli ordini di partito. Approvato? Non è nemmeno stato votato e, quindi, è solo un suo invito che, per come sono considerati i parlamentari dai Partiti e dal Governo, vale meno del due di briscola A noi, cittadini, va bene così ma chissà come la prenderanno i suoi amici che si vedono rotte le uova nel paniere anche grazie al suo voto.
Spieghi l’on Fragomeli, per favore, non nel merito perché abbiamo ben capito che l’ordine del giorno era necessario per tranquillizzare qualcuno, ma come si fa a conciliare la richiesta di modifica di una norma e il giorno dopo imperterrito votarla facendola diventare legge.
Probabilmente l’on. Fragomeli non risponderà all’invito forte del fatto che per un parlamentare la costituzione esclude il “vincolo di mandato”, ossia non deve giustificare e nemmeno spiegare le ragioni del voto che esprime. Ricordo all’on. Fragomeli che l’assenza del vincolo di mandato è stata voluta per evitare condizionamenti da parte del partito vista l’esperienza fascista precedente l’emanazione della Costituzione. Votare secondo gli ordini di Partito è un vincolo al mandato mentre spiegare le ragioni ai cittadini, di cui i parlamentari, e non solo, sono subalterni e al servizio, è un dovere rispettoso della sovranità popolare.
Per quanto mi riguarda, e me ne sto facendo una colpa, ho un solo rammarico, quello di aver sostenuto Fragomeli alla segreteria provinciale dei DS consentendogli di arrivare, grazie al partito, a essere deputato secondo una logica diversa da quella per cui lo avevo sostenuto. Chiedo scusa, capita a tutti di sbagliare, l’importante è non perseverare.
Purtroppo non ci sarà replica a questa mia riflessione perché sono meglio i pettegolezzi e le dicerie che, evitando il confronto pubblico, possono anche essere false. È il motivo per cui nessuno ha mai risposto alle nostre osservazioni, anche di merito e documentate.
documenti: dibattito in Commisione Camera – odg Fragomeli – lettera Fragomeli ai Sindaco

si può ancora esprimere le proprie opinioni?

Mauro Piazza consigliere regionale lombardia (PdL)
Mauro Piazza
consigliere regionale lombardia (PdL)

Attenzione ad esprimere opinioni; la “intellighenzia” dei partiti  non gradisce. [articolo Mauro Piazza] Se le opinioni non sono semplici enunciazioni ma sono anche motivate e documentate, scatta l’irritazione e diventano atteggiamenti legulei alla ricerca della ribalta personale e di interdizione al buon senso. Il  “buon senso” è un elemento soggettivo, pretendere che debba essere condiviso, solo perché enunciato, è arroganza. L’arroganza è l’atteggiamento di chi non sapendo e non potendo argomentare rifiuta il confronto, quello vero con i problemi e i cittadini. La non impermeabilità della soluzione alla mediazione è la certificazione che tutto è stato gestito nella logica del compromesso e degli equilibri tra partiti. Conosco molto bene questa logica; è una delle ragioni che ha contribuito a convincermi ad abbandonare la politica attiva.
Sono il leguleio, magari anche nel significato deteriore di Azzeccagarbugli, cui si riferisce Piazza? Non mi disturba, la mia non è  “polemica” è solo il tentativo, che ritengo dovere e diritto, di spiegare e far capire, ammetto con grandi difficoltà, le fantasiose formule societarie e la contraddittorietà dell’applicazione delle leggi.  Non sono le leggi ad essere contraddittorie, possono essere non condivise ma sono chiare e devono essere applicate, è l’impostazione del progetto approvato dalla maggioranza dei Comuni ad essere contraddittorio con le leggi.
Le fantasiose formule societarie sono quelle di chi guida quest’operazione, non è una mera enunciazione, basta esaminare le numerose operazioni societarie realizzate dal 2007, anche sbagliate. Piazza e “Forza Italia” hanno, peraltro, condiviso le leguleie critiche alle modalità di costituzione di L.R.H.. La mediazione della politica e i posti nel consigli di amministrazione superano tutto.
Quanta banalità nell’attribuire la ricerca della ribalta a chi esprime, magari anche in modo costante e continuo, una opinione diversa. La soddisfazione della ribalta, se fosse quello l’obiettivo, si otterrebbe più agevolmente tornando a fare politica attiva, assecondando la mediazione ed il compromesso, magari ottenendo anche qualche “posto” importante che non mi è mai interessato e che non mi interessa. La ribalta è il luogo della gente dello spettacolo e di chi pensa di fare spettacolo con la politica alla ricerca del consenso.
“L’interesse è che sia erogato un servizio di qualità ad un prezzo equo ed allineato”. Concetto condiviso, con l’eccezione di “allineato” perché non se ne capisce il significato e la finalità. La realtà è che siamo lontani dagli obiettivi e la soluzione di “buon senso” proposta ci allontana ulteriormente.
Non sono tanto arrogante da ritenere che il mio buon senso possa indicare il corretto percorso per realizzare gli obiettivi di “efficienza, efficacia ed economicità” del servizio idrico. Per questo motivo ho approfondito la questione, esaminato atti, documenti e bilanci, confrontandomi anche con le leggi e sono arrivato alla convinzione che il percorso tracciato sia sbagliato. Posso anche sbagliarmi ma la proposta che si vorrebbe realizzare non fornisce alcuna spiegazione sulle modalità, termini, costi e tempi. Dovremmo solo fare atti di fede, per me è molto difficile, e affidarci al buon senso altrui. Non mi fido del mio buon senso, come posso fidarmi di quello di altri?
Se, inoltre, il buon senso è quello che consente di affermare che molte sono le positività realizzate nel nostro territorio con le decisioni difficili assunte dalla politica, temo che, oltre alla mancanza di buon senso, ci sia anche molta cecità. Sarebbe opportuno smetterla con le semplici enunciazioni e con atteggiamenti da continua campagna elettorale. Fare analisi dei dati, anche statistici, è necessario per capire la realtà rendendosi conto che negli ultimi anni questo territorio è stato caratterizzato solo da negatività. L’aumento delle tariffe dell’acqua per nascondere le diseconomie, gli sprechi e le velleità finanziarie sono un’ulteriore negatività. Anche per questo il Comitato Acqua Pubblica afferma: “si scrive acqua, si legge democrazia”.

Anche in Italia serve una rivoluzione

Il 14 luglio 1789, presa della Bastiglia, segna l’inizio della Rivoluzione Francese. Il popolo si libera dalla servitù di classe imposta dalla nobiltà e dal clero. Si forma la consapevolezza che gli uomini e le donne hanno pari doveri, diritti e dignità. Le caste e i privilegi sono eliminati. Solo un mese dopo, per la prima volta nella storia dell’umanità, è emanata la “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino” uno dei più significativi riconoscimenti della libertà e dignità umana che ha ispirato numerose carte costituzionali successive.
“Liberté, Égalité, Fraternité”, libertà e democrazia, pari opportunità e solidarietà, sono i principi fondanti di una nuova società che, purtroppo, non sono ancora compiuti. Esistono troppe situazioni di povertà, di limitazione della libertà individuale, la povertà è una limitazione della libertà. La democrazia è un concetto astratto e la distanza tra eletto e elettore la confina a mera enunciazione. Le pari opportunità sono solo una teoria per le troppe barriere, anche di carattere socioeconomico. La solidarietà è un’illusione in una società dominata dagli egoismi e dall’arricchimento, anche illecito.
Le “lobby”, gruppi di pressione politica per interessi particolari, sono legittimate. Esistono le lobbies dei banchieri, dei finanzieri, delle professioni, dei giornalisti, degli imprenditori (o meglio dei vertici di categoria delle imprese) ma non esiste la lobby del popolo, della maggioranza dei cittadini destinati a subire pur essendo i depositari della sovranità. Una volta erano i Partiti a rappresentare ed interpretare i bisogni del popolo, oggi anche i Partiti, cosiddetti di massa, sono più attenti alle sollecitazioni provenienti dalle lobbies.
La Rivoluzione Francese è la conseguenza dello sviluppo, per quasi un secolo, dell’illuminismo che pone al centro l’uomo, la sua individualità e il suo essere dotato di intelletto che lo può liberare dallo stato di subordinazione secolare. Il 98% della popolazione, il Terzo Stato, è servo del restante 2% al quale spetta, di fatto, il governo della società e gode di ogni privilegio. Nei primi mesi del 1789 Sieyès, uno dei teorici della Rivoluzione, scrive in suo pamphlet: “«Che cos’è il terzo stato? Tutto. Che cosa è stato finora nell’ordinamento politico? Nulla. Che cosa chiede? Chiede di essere qualcosa».  Questa legittima rivendicazione è all’origine della Rivoluzione Francese.
È cambiato qualcosa? Assolutamente no. La situazione è la stessa anche se ha le sembianze della Democrazia. Il popolo, all’incirca ancora quel 98%, rappresenta qualcosa nell’ordinamento politico? Le consultazioni elettorali sembrano attribuirgli il potere, la sovranità. Anche prima della Rivoluzione Francese l’Assemblea Nazionale veniva eletta con consultazioni elettorali ma i meccanismi erano tali per cui il Terzo Stato era sempre soccombente. È esattamente quello che succede oggi. I parlamentari non sono scelti dagli elettori ma dalle segreterie dei Partiti, in Parlamento il voto è condizionato dalle indicazioni delle segreterie che decidono le linee politiche e di governo dopo essersi consultate con le “lobbies”.  Mai è rispettato il programma elettorale. L’attuale governo Letta, la sua costituzione e la sua azione sono la negazione  del programma elettorale del partito che l’ha proposto. La governabilità, la grave crisi economica sono la giustificazione per un’azione di governo contraria alle aspettative dell’elettorato. Cosa ne facciamo di un governo che, con tali giustificazioni, garantisce il 2% della popolazione ignorando, anzi impoverendo, il restante 98%?
Il popolo paga le tasse con inasprimenti continui, subisce tagli dei servizi o aumenti delle tariffe, perde posti di lavoro perché le imprese chiudono. Lo chiede l’Europa perché il debito pubblico deve diminuire. Ma le lobbies, la finanza ed il clero, ma anche il malaffare, continuano a godere dei privilegi e ad arricchirsi.
Non è cambiato assolutamente nulla! Prima la nobiltà ed il clero imponevano le proprie regole al 98% della popolazione, oggi la finanza ed il clero fanno la stessa cosa.
Se nulla è cambiato, il popolo, come allora, deve riappropriarsi della propria sovranità e ristabilire vere e non camuffate regole democratiche. Una rivoluzione? Non dobbiamo avere paura delle parole. Oggi una rivoluzione non potrebbe essere violenta, il contesto storico è cambiato. La rivoluzione è un cambiamento radicale che deve iniziare con la sostituzione dell’attuale classe politica e trasformarsi in “democrazia diretta”. Basta con i “leaders”, vecchi e nuovi, che si reputano e assomigliano a monarca.
Non abbiamo molto tempo. Il sistema Paese se non è già morto è agonizzante. Dobbiamo solo essere consapevoli che il popolo è tutto e che al popolo competono le decisioni politiche, questo è il principio della “sovranità popolare”.
Diamo vita alla “lobby del popolo”, se sono legittime le altre tanto più lo è quella che rivendica la sovranità che le compete. La rete ci può aiutare.

Il disagio sociale aumento ma nessuno si preoccupa. Servono fatti non parole.

La lettera della Signora A.G. [da merateonline]

Italia, paese civile e moderno, ottava potenza economica mondiale. Eppure, situazioni come quelle descritte nella lettera di A.G. sono molto diffuse. Nel nostro Paese, la condizione di troppe persone sta raggiungendo livelli sempre più drammatici e, probabilmente, irrisolvibili. Coloro che, in modo democratico, abbiamo delegato alla soluzione, sembrano gli unici inconsapevoli del disagio sociale diffuso. Sono i responsabili del disastro ma perseverano in un atteggiamento che peggiora il disastro.
Nel febbraio scorso ci siamo recati alle urne convinti di votare per la discontinuità rispetto all’azione politica del governo tecnico liberista e monetarista, preoccupato del salvataggio delle banche, dello spread, dei mercati, quelli finanziari e non quelli reali, che ha assestato un colpo quasi mortale al sistema delle imprese italiane, che ha adottato il “fiscal compact”, che ha voluto il pareggio del bilancio nella Costituzione, che ha pesantemente impoverito il Paese.
Quale è la discontinuità? La discontinuità è la riduzione dell’IMU e l’aumento o meno di un punto dell’IVA. La discontinuità è la riforma elettorale e il cambiamento dell’ordinamento dello Stato. La discontinuità è la rimozione di alcuni effetti ma non delle cause che hanno originato la crisi.
Ognuno ha le proprie opinioni circa la soluzione, tutte legittime. Quando, però, i risultati sono negativi, le opinioni che li hanno generati sono errate. E allora bisogna cambiare.
Il debito pubblico è la causa dei mali italiani? È l’austerità imposta per ridurre il debito pubblico la prima causa. Impoverire il Paese, i cittadini, per ridurre il debito pubblico è stata una follia, augurandoci frutto di un errore di valutazione, in caso contrario sarebbe criminale.
Il debito di qualcuno è un credito per qualcun altro, la povertà di qualcuno è ricchezza per qualcun altro. La politica, come prevede la costituzione, deve creare le condizioni per la ridistribuzione della ricchezza ma ha prodotto risultati diametralmente opposti. La politica ha ed è miseramente fallita.
La discontinuità poteva essere realizzata prendendo atto del fallimento totale della politica dell’ultimo decennio e cambiare. L’attuale governo e maggioranza politica, al contrario, ha inteso come discontinuità, promessa in campagna elettorale, il mantenimento della linea politica precedente fatte salve alcune modifiche insignificanti, l’IMU e l’IVA, utili per ingannare gli elettori.
In queste condizioni i disagi di A.G., come di altri milioni di italiani, non si risolvono anzi saranno tendenzialmente in aumento e l’Italia morirà, se non è già morta, e sarà colonizzata, se non è già colonizzata.
Non ci saranno soluzioni se non ci sarà il cambiamento della politica. Dobbiamo esserne consapevoli perché solo la politica può risolvere i problemi ma, certamente, non questa politica.
La grande truffa dei partiti è carpire il voto con promesse elettorali che vengono sistematicamente e completamente disattese; il malaffare in politica è figlio di questa truffa perché la politica è autoreferenzialità.
Dobbiamo reagire, far sentire la nostra voce e mandarli a casa tutti impedendo loro di venire rieletti. È possibile, bisogna solo essere consapevoli della sovranità popolare. Il popolo non è suddito, sono i partiti ad essere al servizio del popolo. Mi spiace per la signora A.G., per gli altri milioni di italiani, giovani, meno giovani e anziani, per le future generazioni; se non ci sarà reazione popolare, non ci sarà soluzione ai problemi.