Prendere sul serio il valore dell’acqua (inserto al Foglio del 22.03.2021)

Sono d’accordo! La retorica fine a sé stessa ma, ancora di più l’ideologia, sono atteggiamenti da correggere perché non producono niente, anzi sono causa di arretramento sociale ma anche culturale.
L’ideologia è come il tifo calcistico, è un atteggiamento emozionale e irrazionale lontano dal ragionamento e dallo studio e ricerca.
Per abitudine e metodo, quando esprimo un’opinione cerco di approfondire l’argomento perché l’opinione non documentata e argomentata, che non vuol dire scrivere tante parole, questa è retorica, può essere errata e condizionata da influenze, appunto, “ideologiche”.
Se mi si dice che il consumo dell’acqua può essere ridotto, non uso “razionato” mi vengono in mente le “tessere annonarie” di vecchia memoria, attraverso l’aumento dei prezzi, cerco di capire le ragioni dei consumi eccessivi e gli effetti che produce una simile ipotesi. Se non lo facessi rischierei di cadere nell’ideologia accettando, acriticamente, ipotesi per altro non documentate.
Non vorrei ritrovarmi in una logica liberista, che aborro, dove il prezzo ed il mercato sono gli unici regolatori di un sistema sociale. Anche questa logica è frutto di una ideologia.
Non sono legato ad alcuna ideologia se non al principio della centralità dei cittadini e alla loro tutela, che sono principi costituzionali e non politici, per cui considero il “sistema prezzi”, che preferirei chiamare costo del servizio, perché ci stiamo riferendo ad utenti e non a clienti, assolutamente inadeguato.
Non si tratta di raggiungere un tenore di vita più accettabile, si tratta di garantire la salute delle persone, come stabilisce l’art. 32 della Costituzione, e di non essere, con costi eccessivi, freno allo sviluppo sociale ed economico attraverso la crescita delle piccole e medie aziende e non dei mercati finanziari che mercato non sono.
I consumi sono anche le perdite e sarebbe opportuno, in questo caso, cominciare a chiedere ai gestori di rispettare i vincoli previsti dalle concessioni anche in relazione agli investimenti. Gli ultimi dati Istat rilevano una perdita media nazionale del 42% ma ritengo le medie un data non coerente e fuorviante, è meglio fare opportuni approfondimenti. La media per il Nord-Ovest è stimata nel 32,5% ma se la analizziamo per singolo gestore, rileviamo che, per esempio, la gestione di A2A Ciclo Idrico, società unipersonale controllata dalla quotata A2A, che, secondo quanto indicato nell’inserto, dovrebbe rientrare tra le più efficaci, nell’operatività e nella capacità di investimento, registra una perdita, nel 2018, del 47,19% (fonte: Ufficio Ambito Brescia), più alta della media del Nord-Ovest ma anche di quella nazionale.
Il “sistema prezzi” serve solo agli “investitori, che investitori non sono, ed ha le sue ragioni nella massimizzazione dei loro profitti. I benefici dei pochi a danno dei molti mi vedono decisamente contrario. Non sono ideologico, faccio solo riferimenti a dati, pubblici ed ufficiali, che confermano la mia opinione.
Riscontro, al contrario, molta superficialità, senza alcun approfondimento e con riporto di dati ed informazioni raccolte non si capisce dove, evidenziando anche la non conoscenza del sistema che avrebbe evitato banalità come quelle della comparazione con tariffe applicate in altri Paesi europei.
I Piani d’Ambito, completi di Piani Economici Finanziari (PEF), predisposti dagli Enti di Governo preposti  pianificano gli investimenti, per il territorio di riferimento e per tutto il periodo di affidamento, con aggiornamenti periodici. I Piani d’Ambito sono la base per la predisposizione delle tariffe. Quindi, le tariffe, garantiscono la integrale copertura dei costi di gestione e di investimento oltre a congrui anzi, elevati profitti.
“Gli utili netti sono stati distribuiti ai soci per una quota media annua compresa tra il 55 e il 75% – riporta l’Osservatorio sulle Imprese della Facoltà di Ingegneria Civile e Industriale dell’Università La Sapienza di Roma – per tutte le infrastrutture, salvo le due controllate da privati, dove i dividendi mediamente hanno superato gli utili netti. Nei dieci anni, nel complesso delle sei infra-strutture, sono stati distribuiti dividendi per quasi 30 miliardi.”
La comparazione delle tariffe con quelle di altri Paesi, peraltro non comparabili per moltissime ragioni, dalla morfologia del territorio alla densità abitativa, è, ovviamente, strumentale oltre che banale. Un esame dei bilanci delle società oltre che dei Piani d’Ambito sarebbe stato opportuno e necessario. Acea ATO2 (Roma), richiamata nell’inserto, dovrebbe essere vincolata ad investimenti, nel periodo 2016-2032 (16 anni), per 5,259 miliardi di €uro, tutti finanziati dalla tariffa che consente anche utili, nel 2019, pari al 18,1% prima delle imposte, € 128,7 mln, di cui 44,4 mln destinati ad imposte e 56,383 mln a dividendi. Portando la tariffa a €/mc 7, come a Berlino, l’unico risultato sarebbe un utile di 1,900 miliardi annuo.
Stiamo scherzando o, non avendo approfondito i numeri esposti, si è preso una “cantonata”? Vabbè il liberismo, ma con queste modalità, il mercato non regola il sistema sociale, lo strozza.
Per meglio comprendere la necessità dei capitali privati e l’importanza degli investitori, sempre con dati rilevati dai bilanci di A2A società multiutility quotata, segnalo che, dal 2008, anno in cui è stata ammessa alla quotazione, al 2018, ha realizzato 780.612.768 di utili netti ed ha distribuito, o deliberato la distribuzione, di 1.830.924.258 di dividendi. Non credo che eventuali mancati investimenti sono causati da tariffe basse. Per piacere…
Tutto questo grazie all’intuizione del Governo Monti che ha delegato ARERA alla regolazione del servizio con grande gioia dei gestori e sofferenze per gli utenti, avendo, la stessa, realizzato un sistema monopolistico di gestione dove l’unica garanzia sono gli utili del gestore.
E’ una delle evidenti contraddizioni del liberismo che accetta i “conguagli” sulle tariffe, tipico esempio della negazione del mercato e della concorrenza.
Ma chi sono gli investitori? Ho analizzato tutti i bilanci dei gestori del servizio idrico e non ho avuto riscontro di investitori. Gli investitori sono quelli che speculano sulle “capitalizzazioni di borsa” che non investono nelle società ma sulle società, prelevandone, però, il dividendo.
Non è un paradosso e nemmeno sono inconciliabili gli slogan “l’acqua non si vende” e “chi inquina paga” (non “chi consuma e inquina paga”, come riportato nell’inserto, libera e personale interpretazione). L’acqua non si vende perché non è una merce e nessuno ne è proprietario e, come prevede l’art. 154 del d.lgs. 152/2006 la tariffa non è il prezzo di vendita ma il corrispettivo del servizio e, proprio per questo motivo, la maggioranza degli italiani si è espressa per l’abrogazione della remunerazione del capitale investito, ed è corretto e conciliabile che chi inquina, non che consuma, paghi, per il semplice motivo che crea danni ambientali e alla risorsa. Cerchiamo, almeno, di non fare anche confusioni lessicali.
Niente è puerile salvo cercare di legittimare chi vorrebbe appropriarsi del “Bene Comune”.
Sono contrario ad ogni forma ideologica ma, mentre comprendo e giustifico l’ideologia che vuole difendere le persone, detesto senza alcuna eccezione chi vuole arricchirsi con i Beni Comuni e chi continua a sostenere la privatizzazione senza considerare che è la negazione dei principi elementari di civiltà e progresso.
Come si fa a non ricordare, ad esempio, quegli investitori privati che hanno investito 100 milioni di euro per le concessioni autostradali e, dal 2003 al 2017, hanno prelevato dividendi per oltre 8 miliardi di euro (fonte: bilanci Autostrade per l’Italia) ma, poi, il Ponte Morandi è crollato e 43 persone sono morte.
La privatizzazione non è solo un’ideologia liberista è anche opportunismo personale e particolare, senza dimenticare che l’incontro tra privato e pubblico, nella gestione di funzioni pubbliche, spesso è foriero di malaffare.

La Pubblica Amministrazione è una casa di vetro?

Dovrebbe, lo impone la Costituzione e una legge del 2013 chiamata F.O.I.A., acronimo del solito assurdo inglesismo non comprensibile a tutti gli italiani.
Questa legge fissa un principio che riporto integralmente poiché poco noto anche a chi dovrebbe applicarlo, la Pubblica Amministrazione, appunto, e chi dovrebbe farlo applicare localmente, i Sindaci dei Comuni.
La trasparenza è intesa come accessibilità totale dei dati e documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, allo scopo di tutelare i diritti dei cittadini, promuovere la partecipazione degli interessati all’attività amministrativa e favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche”.
La stessa legge garantisce l’accesso agli atti e ai documenti, al fine di cui sopra, a “chiunque” e senza bisogno di “motivazione“.
La risposta della Pubblica Amministrazione e, in particolare, da chi è stato eletto per garantire i diritti dei cittadini, i Sindaci ma anche i consiglieri comunali, maggioranza e minoranza, che stanno zitti o prestano acquiescenza, è la “secretazione” dei documenti.
Non mi interessa il merito della questione, mi interessa il principio perchè la sua violazione è un attentato alla DEMOCRAZIA che è sempre più in pericolo nel nostro Paese.
“Trasparenza” è sinonimo di “partecipazione” che è il requisito centrale della “democrazia”.
In questi giorni una società a capitale totalmente pubblico, soggetta alle regole della “trasparenza”, ha convocato un assemblea dei soci, i Comuni, per presentare un progetto economico relativo al teleriscaldamento, ripeto, per evitare fraintendimenti, non mi interessa il merito ma è un mio diritto conoscere come è gestita la “cosa pubblica”, secretando i documenti e costringendo i Sindaci e i consiglieri comunali a sottoscrivere un impegno di riservatezza per poterli visionare.
La società in questione è Silea spa (Lecco), che non dovrebbe imporre limiti all’accesso ai documenti, non avendone la competenza.
Non è la prima volta che succede, è già successo con Lario Reti Holding (Lecco) che ha secretato i documenti per poter compiere un’operazione finanziaria, estranea alle funzioni e ruoli dei Comuni.
Peraltro è incomprensibile la “secretazione” e l’impegno alla riservatezza poiché la legge stessa, nello specifico l’art. 43 del TUEL (Testo Unico Enti Locali) prevede, nei casi previsti dalla legge, l’obbligo dei consiglieri comunali al segreto che è molto più impegnativo della riservatezza. Siano i Consigli Comunali a stabilire se, nel rispetto della legge, i documenti debbano rimanere segreti o meno.
Ritengo illegittima la “secretazione” anche con il riferimento, indicato nella convocazione, all’art. 53 del Codice degli appalti perchè, se l’aggiudicazione non è ancora avvenuta, anche con l’impegno alla riservatezza il citato art. 53 sarebbe violato mentre, in caso di aggiudicazione, non ne sussistono le ragioni.
La cosa che lascia ulteriormente perplessi è il fatto che “Varese Risorse spa” (A2A), probabile aggiudicatario della realizzazione dell’impianto, in project financing, esprima, con tanto di lettera allegata alla convocazione, la sua opinione in merito alla “secretazione”.  Anche questo potrebbe essere una violazione all’art. 53 citato.
Aggiungo che Silea, nel caso specifico, non è l’appaltante la realizzazione del teleriscaldamento, è semplicemente la mandataria di tre Comuni, Lecco, Valmadrera e Malgrate, e, quindi, la legittimità della comunicazione di dati agli altri Comuni, estranei all’operazione e all’appalto, è, perlomeno, dubbia.
È evidente che le vere ragioni della “secretazione” sono politiche e tendono ad escludere, dalla visione dei documenti, quelle persone contrarie al teleriscaldamento che, da anni, sono al centro di un dibattito pubblico magari anche fastidioso per questa politica. Sempre per chiarezza, sottolineo che non sono mai stato parte di questo dibattito, a me interessa solo il rispetto delle regole democratiche
Questi fatti, sicuramente censurabili, sono imputabili ai Sindaci e ai Consiglieri Comunali, di maggioranza e minoranza, che troppo spesso dimenticano o ignorano i diritti dei cittadini e, in particolare, il loro diritto alla trasparenza.
La Democrazia, come diceva una noto filosofo, si realizza  dimenticando l’io personale sostituendolo con l’io cittadino, ossia l’io collettivo, cosa che la politica attuale ha dimenticato e di cui ne stiamo pagando le conseguenze
Vogliamo continuare ad essere dipendenti e assoggettati a qualcuno o vogliamo cambiare? Cambiare si può, anche in modo democratico, dipende da noi.
 

Rete Salute. Ripiano della perdita o liquidazione?

Dopo l’assemblea dei Sindaci, consorziati di Rete Salute, del 01.06, qualche ulteriore riflessione si rende necessaria in quanto non si riesce a capire che cosa si intende fare per il futuro ma il tempo passa…
In calce al commento, per chi non avesse seguito la stampa locale, sono inseriti alcuni link utili anche per meglio comprendere le mie riflessioni.
Non voglio e non intendo fare valutazioni tecniche, pur avendone la competenza. Non mi interessano. Come ho già sottolineato in altre parti, saranno gli enti preposti agli accertamenti delle responsabilità a fare queste valutazioni.
A me interessano le valutazioni e le responsabilità politiche perché siamo nell’ambito della gestione della “cosa pubblica”, cioè di un Bene Comune che è di tutti i cittadini, gestito su delega o mandato, dei cittadini nel loro unico interesse.
Quello che è successo è un ulteriore esempio, ammesso che ce ne sia bisogno, di appropriazione e occupazione di Beni Comuni cui, da troppo tempo, la politica, e la logica partitica, ci ha abituato.
Non si tratta di sinistra, centro o destra, si tratta di cambiare radicalmente un sistema che, nonostante un apparente “scontro”, strumentalmente politico, si trasforma in “consorteria” quando si tratta della “gestione” e spartizione di fatti economici.
Proprio per salvaguardare questo sistema, ignorando il cambiamento richiesto dai cittadini, si vuole ripianare la perdita e dare continuità a “Retesalute”.
Si dice e si scrive che Retesalute è un modello di efficienza e efficacia nell’erogazione dei servizi socio-sanitari ai cittadini del territorio. L’art. 114 del TUEL (Testo Unico Enti Locali) stabilisce che l’Azienda Speciale, quello che è Retesalute, debba avere come scopo la gestione dei servizi con efficienza, efficacia, economicità e con l’obiettivo dell’equilibrio economico (pareggio).
L’economicità è tutta da dimostrare, i tecnici hanno solo rilevato i costi e quanto è necessario aumentare le tariffe per realizzare il pareggio economico, non quali potevano essere i costi con una gestione diversa.
L’equilibrio economico, visto che dalle dichiarazioni sembra che l’inizio delle perdite risalga al 2015, è solo una triste e amara teoria.
Attribuire solo ad un disordine contabile la responsabilità di quanto è successo sembra, al contrario, una banalizzazione del problema nel tentativo di minimizzare o nascondere le cose.
Se si dichiara che ci sono stati “…oltre che errori di gestione, manomissioni e falsificazioni contabili…” o “…nel mastrino di un fornitore compare una registrazione contabile non supportata da documento fiscale o da un pagamento … con cui il debito dell’Azienda è ridotto di 550.000,00 euro…” non si può parlare di disordine perché questi sono comportamenti e scelte volontarie che non dipendono dai lavoratori.
È sempre colpa dei lavoratori? Dov’è finita quella sinistra che difende i lavoratori? Forse, in questo caso, essendo una questione politica, bisogna stare zitti?
Se non si tratta di errori, non può essere applicato l’art. 194 del TUEL, relativo ai debiti fuori bilancio, e nemmeno il principio contabile OIC 29 che, con i Comuni non c’entra nulla.
Non mi soffermo sui dati tecnici forniti, anche in relazione al piano di ristrutturazione, predisposti dai tecnici che, avendo la disponibilità della documentazione, hanno sicuramente la capacità e competenza per esprimersi.
Ho qualche dubbio in merito all’affermazione, come riportata dai media, “…reputa ammissibili interventi della Pubblica Amministrazione previo programma industriale o una prospettiva che realizzi l’economicità e l’efficienza della gestione nel medio e nel lungo periodo ritenendo che perdite strutturali o croniche non possono e non debbono giustificare un intervento di risorse pubbliche.”, come previsto dall’art. 14, comma 4, del TUSP (testo Unico Società Pubbliche), riferito, appunto, alle società a partecipazione pubbliche.
Retesalute, però, non è una società ma un’Azienda Speciale per la quale si applica l’art. 1, comma 555, della Legge di stabilità 2014 che stabilisce “A decorrere dall’esercizio 2017, in caso di risultato negativo per quattro dei cinque esercizi precedenti, i soggetti di cui al comma 554 (Aziende Speciali – ndr) sono posti in liquidazione entro sei mesi dalla data di approvazione del bilancio o rendiconto relativo all’ultimo esercizio. In caso di mancato avvio della procedura di liquidazione entro il predetto termine, i successivi atti di gestione sono nulli e la loro adozione comporta responsabilità erariale dei soci (Comuni, quindi amministratori e/o dipendenti degli stessi – ndr).”
Poiché il primo esercizio in perdita, sostanziale anche se non formale, come dichiarato, è il 2015, siamo in presenza di cinque esercizi in perdita su cinque.
Senza dimenticare che “… il finanziamento per il ripiano di perdite gestionali di organismi partecipati dall’ente locale, diversi dal modello societario, corrisponde a criteri di sana gestione finanziaria solo se è finalizzato a sostenere piani di riequilibrio dei costi rispetto ai ricavi. Non è ammissibile nell’attuale congiuntura economica il soccorso finanziario a fondo perduto in favore di organismi strumentali che hanno generato e che continuano a generare cospicue perdite di gestione dalla data della costituzione sino all’ultimo bilancio approvato” (Corte dei conti Lombardia deliberazione n. 274 del 2012). Interpretazione, comunque, superata in senso più restrittivo dalla Legge di stabilità 2014.
Qualcuno si chiederà che cosa voglio con queste puntualizzazioni. Molto semplice, vorrei solo che queste forme di “mala-gestio” pubblica non producano danni e costi per i cittadini, esattamente l’obiettivo che si è posto il legislatore con la Legge di stabilità 2014 e la Corte dei Conti.
Vorrei, inoltre, informare i cittadini che, probabilmente, non sono consapevoli, per questo motivo la mia è una riflessione politica e non tecnica.


01-06-2018 La relazione del CdA ai sindaci: ”Accertare gli errori che hanno determinato il dissesto”
02-06-2020 Resalute: la proposta di ripianamento del Cda con ritocco delle tariffe e delle quote
02-06-2020 Retesalute: l’assemblea rinvia la decisione se ricapitalizzare o liquidare l’azienda. L’oggionese vota no all’atto di indirizzo
02-06-2020 Retesalute: le perplessità e le richieste dei soci esposte al cda. Colombo: ‘Non bloccateci’. Motta: ‘un punto fermo dal 2018’
   
 
 

Rete Salute. Lettera aperta ai cittadini

Retesalute merateIn queste ultime settimane, già con l’ansia del coronavirus, leggiamo spesso di un “buco” in Rete Salute di 4 milioni di euro, che potremmo anche chiamare ammanco, e che ha dell’incredibile, di cui sarete voi, cittadini dei Comuni consorziati, a pagarne le conseguenze.
Forse, a parte gli addetti ai lavori, molti nemmeno conoscono Rete Salute. Rete Salute è un ente, un consorzio di Comuni, per mezzo del quale vengono erogati i servizi socio-assistenziali, socio-educativi e socio-sanitari ai propri cittadini. I Comuni, per ottimizzare i servizi e ridurre i costi, si sono consorziati per erogare servizi essenziali alle fasce deboli e ai più bisognosi, ad esempio, i disoccupati, le famiglie indigenti, i disabili.
Rete Salute è un consorzio pubblico. I proprietari sono i cittadini, i Sindaci hanno una funzione di indirizzo per quello che deve essere fatto e i Comuni pagano il servizio, o meglio, i cittadini pagano il servizio. Per questo motivo sarete voi a pagarne le conseguenze.
Chi gestisce ed ha la responsabilità della gestione, è il direttore, ma anche il Consiglio di Amministrazione.
Si legge che i Comuni stanno ipotizzando di ripianare la perdita, ossia il “buco”, per salvare Rete Salute, una struttura che, così dicono, funziona bene ed è al servizio del territorio. Sorge, però, un dubbio, se funziona bene, quali sono le origini e la causa del “buco”?
Ripianare il “buco” avrà come conseguenza quello di mettere, con i vostri soldi un grosso coperchio su un caso di “mala-gestio” della cosa pubblica.
Esaminando il bilancio 2018, si rileva un saldo positivo di € 56.070, poco più del capitale di dotazione, quindi, fino al 31.12.2018 la gestione sembra essere stata positiva e gestita secondo i principi fissati dalla legge, efficacia, efficienza, economicità ed equilibrio economico. Cosa si può chiedere di più?
Probabilmente è anche quello che hanno creduto i Sindaci dei Comuni che, annualmente, hanno approvato i bilanci e quelli dei Comuni di Oggiono, Ello, Sirone e Nibionno.che hanno aderito, nel 2019, a Rete Salute.
Ma, poi, nell’aprile 2020, il nuovo C.d.A., insediatosi solo nell’ottobre 2019, comunica ai sindaci dei Comuni consorziati che il bilancio 2018 non era corretto e che l’esercizio, al 31.12.2018, ha chiuso in realtà con una perdita di € 3.359.710, che aggiunta alla perdita del 2019, € 569.963, fa € 3.929.673 per un “buco”, al netto del capitale di dotazione di € 3.706.262.
I Comuni che hanno aderito nel 2019, dovrebbero ripianare una perdita a loro estranea per aver fatto la scelta dell’adesione a Rete Salute sulla base, si ritiene, anche della analisi dei bilanci che avevano nascosto la reale situazione economica, patrimoniale e finanziaria. Questi comuni, nell’interesse dei propri cittadini, dovrebbero procedere di conseguenza.
Non si vuole entrare nel merito della discussione in corso e delle responsabilità, civili o penali, compete ad altri, però qualche riflessione, solo per capire meglio è necessaria.
E’ stata una questione di errori di gestione  o di tariffe troppo basse che ha causato la perdita? Se questa è la ragione perchè occultarla con dei bilanci “falsi”, come dicono i documenti presentati ai Comuni il 23 aprile scorso, e le dichiarazioni rilasciate alla stampa?
Non può essere nemmeno un fatto di disordine e cattiva organizzazione contabile poiché una differenza di 4 mln ca. di euro non può essere una svista od un errore.
Alcune dichiarazioni rilasciate attribuiscono la causa a compensazioni tra crediti, verso l’Ambito, e debiti dei Comuni. Non può essere vero, le compensazioni, è un fatto tecnico, sono operazioni finanziarie e patrimoniali e, quindi, neutre che, comunque, dovrebbero transitare dalla contabilità.
Come si può risolvere la situazione?
Due sono le ipotesi. La prima è quella di chiudere Rete Salute e, poiché è impossibile liquidarla, bisognerà fare istanza per la “liquidazione coatta amministrativa” (il fallimento delle società – ndr), in questo caso saranno i creditori, fornitori, erario, enti previdenziali, a perdere denaro, e, chi ne ha la competenza dovrà accertare le eventuali responsabilità civili e penali.
Nella seconda ipotesi, quella di ripianare la perdita per uscire dalla crisi con contributi dei Comuni, sarete voi cittadini a dovervi far carico della somma necessaria, non in modo virtuale, ma in modo reale perchè i Comuni saranno costretti ad aumentare imposte e tributi locali o a tagliare o farvi pagare i servizi erogati. Sempre che il ripiano sia ammissibile (Sezione Regionale di Controllo Campania delibera 11/2018).
Il ripiano delle perdite, i 4 mln ca. di euro, non potrà essere diluito in 4/5 anni, come si sente dire, i bilanci dei Comuni dovranno recepire la perdita subito e, laddove il bilancio 2020 dei Comuni consorziati, sia già stato approvato, dovranno essere apportate le opportune variazioni.
La legge di stabilità 2014, art. 1 comma 551, prevede che le Aziende Speciali, tale è Rete Salute, accantonino in un fondo vincolato sino al ripiano della perdita, l’importo relativo e, poiché il bilancio dei Comuni è strutturato sulla base di impegni di spesa, gli stessi, dovranno ridurre le spese già stanziate o aumentare le entrate, con effetto immediato perchè il bilancio dei Comuni deve chiudere  in pareggio.
Dicono che tutti sapevano, che i Sindaci dei Comuni ne erano a conoscenza. Bisogna sapere quanto sono vere queste dichiarazioni, dovete, voi cittadini, chiedere chiarimenti ai vostri Comuni ai vostri Consiglieri Comunali, quelli da voi eletti per gestire i Beni Comuni, cioè i vostri.
Dovete essere voi ad indicare ai vostri amministratori quello che devono fare.
Competono a voi, cittadini, le valutazioni circa le responsabilità politiche. Questo modo di gestire la “cosa pubblica” ha già fatto troppi danni e bisogna fermarlo. Tocca ai cittadini, e a nessun altro, fermarlo in modo democratico, non fatevi ingannare, hanno perso i vostri soldi.
Escludiamo che servizi di interesse sociale vengano affidati ai privati, sarebbero solo un maggior costo perchè il privato vuole realizzare profitti. Se i Sindaci, per comodità o per sfuggire responsabilità, vogliono esternalizzare tutto, affidandone la gestione ai privati, chiediamoci a che cosa servono. Fare il Sindaco non è un obbligo, è un atto volontario che ha le sue radici nel dovere civico e nello spirito di servizio per il quale ci sono onori ed oneri.
I servizi sociali sono una competenza dei Comuni e tocca a loro gestirli anche con strutture come quelle di Rete Salute che ha fallito solo per come è stata gestita, non perchè è una gestione pubblica.

Criticare la politica della Regione Lombardia è legittimo

Giancarlo Giorgetti, quello che ha elogiato il modello di governo “Putin” quando Salvini chiedeva i “pieni poteri”, quello che ha affermato “Senza offesa per i medici di base anche qui presenti in sala. Nel mio piccolo paese vanno ovviamente per fare le ricette mediche, ma quelli che hanno meno di cinquant’anni vanno su internet, si fanno fare le auto prescrizioni su internet, cercano lo specialista. Tutto questo mondo qui, quello del medico di cui ci si fidava anche, è finita anche quella roba lì”, si è offeso per le dichiarazioni in aula dell’On. Ricciardi ed è arrivato a pesanti e poco interpretabili minacce.
Che cosa significa “Tira male, io ve lo dico: qui finisce male. Qualcuno deve metterli in riga perché una roba del genere è inconcepibile, coi morti che ci sono stati...”? Un’affermazione, come riportato dalla stampa, attribuita, appunto, a Giorgetti.
Esprimere opinioni, in democrazia, anche se non condivise, è legittimo. Proferire minacce da parte di chi ha un ruolo istituzionale, no.
La cosa strana, che, però, non meraviglia, è stato l’ampio spazio dedicato alla critica dell’intervento dell’On. Ricciardi ma nessun accenno critico ad una grave minaccia potenzialmente destabilizzante sul piano istituzionale.
Del resto, una stampa schierata, non si giustificherebbero, in caso contrario, le continue e pesanti critiche al Premier e al Governo, lascia perplessi e pone degli interrogativi ai quali sarà necessario dare delle risposte.
In democrazia la libertà di espressione è un principio inviolabile, purché nei limiti del rispetto personale e della decenza.
Per la destra, però, sembra che la libertà di espressione, anche con gli insulti, sia solo una sua facoltà mentre le critiche nei suoi confronti sono un attentato alla democrazia. Una strana opinione.
Forse in questo sta la vicinanza con Viktor Orbán ed il plauso per i “pieni poteri” che il Parlamento ungherese gli ha attribuito. Viktor Orbán, i suoi oppositori, li arresta e tutto è più facile.
La Meloni definisce “criminale” il Premier, Salvini, dopo il mojito, ha insultato, quasi quotidianamente, il Premier. Questo, però, è legittimo perché la facoltà di insultare è un diritto della destra.
L’On. Riccardo Ricciardi, però, non ha insultato nessuno, non ha insultato i Lombardi, io, Lombardo, non mi sono sentito offeso, e non ha mancato di rispetto ai troppi morti lombardi per questa maledetta pandemia.
L’On Riccardo Ricciardi ha solo detto quello che molti lombardi pensano e di cui chiedono una risposta.
Il fatto che molte delle cause di quanto successo dipendano da una gestione economica, e non assistenziale, e della privatizzazione della sanità, scelta politica della coalizione che governa la regione da oltre 25 anni, e dal malaffare che l’ha caratterizzata, sono fatti di cronaca non opinioni, pone delle domande che meritano delle risposte.
Quelle che i lombardi chiedono e che, proprio per rispetto dei morti e dei loro familiari, devono essere fornite.
Che ci siano delle responsabilità è evidente, lo dimostrano i dati della pandemia, quelli della Protezione Civile.
È sufficiente comparare i dati lombardi con quelli del Veneto per individuare delle carenze e delle responsabilità che non sono del Governo nazionale ma del Governo regionale.
Come mai la Lombardia è il territorio con in più alto rapporto di decessi rispetto al numero di contagi e della popolazione al mondo? E, forse, la situazione è ancora peggiore se, come tutti dicono, i contagi e i decessi sono molti di più di quelli accertati ufficialmente.
Ma la sanità lombarda non era un eccellenza, anzi, l’eccellenza? No, quello che è successo dice che la struttura e l’organizzazione della sanità è la più “scassata” e che, solo l’eccellenza dei suoi medici, degli infermieri e del personale tutto, compreso i medici di base, ha sopperito alle carenze strutturali.
Questa è una responsabilità politica, altre responsabilità le lascio a chi ne ha la competenza, che non può e non deve essere sottaciuta, proprio per le stesse parole usate da Giorgetti: “…perché una roba del genere è inconcepibile, coi morti che ci sono stati…”.
Capisco che ammettere e riconoscere responsabilità politiche è difficile per chi vive, spesso senza arte ne parte, della politica, ma è necessario.
Personalmente ringrazio l’On. Riccardo Ricciardi perché ha avuto il coraggio di spezzare quella omertà politica che è la prima causa della situazione precaria del nostro Paese nonostante le sue ricchezze culturali, ambientali e umane.
Lancio una proposta. Raccogliamo, come cittadini lombardi, senza partiti e loro simboli, firme per chiedere le dimissioni dell’attuale maggioranza. Sarebbe un atto democratico perché i lombardi li hanno eletti e sono gli unici titolati a chiederne le dimissioni

Rete Salute Merate. Un “buco” di bilancio di 4milioni, ma è solo apparenza

Seguo, da lontano, attraverso i media, quello che sta succedendo nel meratese con Rete Salute. Non sono un commentatore, non esprimo giudizi sull’operato, non mi competono, faccio riflessioni politiche, quelle, in quanto cittadino, mi competono, e la vicenda riguarda un ente pubblico, cioè dei cittadini.
Certo, un buco di 4 milioni di euro in un “azienda speciale consortile”, ente strumentale dei Comuni, che ha, come “clienti”, praticamente, i soli comuni, fa scalpore.
Si dice che tutti, almeno i comuni consorziati, sapevano. Com’è possibile? se. solo con la nomina a presidente di Alessandra Colombo, una persona seria di cui ho grande stima, è emerso tutto? 
Se, come si legge sui media, nel 2019 c’è stata una perdita di 500mila euro, per accumulare un “buco” di quattro milioni ci vogliono otto anni.
Volevo capire ed ho recuperato sul sito di “Rete Salute” nella sezione Amministrazione Trasparente i bilanci dal 2014 al 2018. Sorpresa, i bilanci chiudono tutti con un utile, modesto, ma un utile.
Forse che i bilanci approvati dai Comuni sino al 2018 erano tutti falsi? Per quanto riportato dai bilanci e dalle dichiarazioni apparse sulla stampa, parrebbe di si. Dai documenti presentati ai Comuni qualche settimana la perdita riferita agli anni antecedenti il 2019, e non rilevata nei bilanci, ammonterebbe a € 3.359.710,31.
Hanno scritto “la questione è grave solo in apparenza perché i soci dell’azienda sono gli stessi clienti (i comuni)“. Non è così, i Comuni potrebbero opporsi al ripiano delle perdite se non viene dimostrata la loro consapevolezza della reale situazione di Rete Salute. La dimostrazione può avvenire solo se i bilanci rilevavano perdite nei vari anni ma, dalle dichiarazioni apparse sui media e dai bilanci esaminati, sembra che non sia così.
Peraltro, se i bilanci di Rete Salute avessero rilevato una perdita, i Comuni avrebbero dovuto accantonare, nei loro bilanci dell’anno successivo, un fondo vincolato sino al ripiano della perdita.
E’ stato fatto questo accantonamento? Se non c’era consapevolezza della perdita, certamente no, ma, in caso contrario, sarebbe una gravissima omissione.
Ma, adesso, i Comuni ne sono consapevoli e, almeno per le perdite sino al 2018, l’accantonamento deve essere fatto nel bilancio per l’anno in corso, se già approvato, con le opportune variazioni.
Per sopperire alla conseguente riduzione delle disponibilità finanziarie, saranno costretti ad aumentare le imposte locali e/o a ridurre i servizi ai cittadini. Il problema sarà, quindi, trasferito ai cittadini, già pressati e stressati.
È solo un problema di gravità apparente? Certo, se la situazione viene “insabbiata” e, in silenzio, ripianata dai Comuni, sarà solo apparente. Perché non dire ai cittadini la verità? In fondo saranno quelli che dovranno pagare questa assurda “anomalia”.
Ho letto dichiarazioni sorprendenti come “E’ vero che i Comuni sono stati informati dopo della situazione, ma di fatto hanno pagato meno di quello che avrebbero dovuto i servizi di cui si sono avvalsi.“.
Indiscutibile, ma i Comuni, nei vari anni avrebbero stanziato impegni di spesa, per questo titolo, diversi e maggiori. Oggi, a causa di questo pasticcio, dovranno, in un anno solo, accantonare in un fondo vincolato 3,5/4 milioni di euro, il 50% circa dei costi annui del servizio che si aggiungono al costo normale dell’anno, ovviamente aumentato per evitare nuove perdite.
L’Azienda Speciale, però, è un Ente dotato di personalità giuridica e, quindi, di autonomia patrimoniale, e, i suoi consorziati, i Comuni, non rispondono dei debiti della stessa.
Hanno detto che l’Azienda Speciale non è fallibile, ma l’Azienda Speciale è soggetta alla “liquidazione coatta amministrativa” che è il fallimento degli Enti diversi dalle società.
Tutto questo sarebbe un “danno grave solo in apparenza”.
Evitiamo,inoltre, di usare definizioni inappropriate, come l’Azienda Speciale “opera, o dovrebbe operare, con criteri privatistici” . Non è vero e non c’entra niente,
I criteri privatistici presuppongono la realizzazione dell’utile (il profitto – art. 2447 c.c.), mentre l’art. 114 del TUEL impone, per l’Azienda Speciale, l’equilibrio economico.
Il criterio da adottare è quello della “diligenza del buon padre di famiglia“, concetto proveniente dal diritto romano ma, spesso, richiamato anche dal nostro codice civile.
Se le tariffe non erano adeguate e l’equilibrio economico è stato raggiunto con fatture non contabilizzate o se “Ci siamo trovati di fronte bilanci formalmente in ordine, ma che in realtà non lo erano”, come è stato dichiarato da chi aveva titolo e competenza per dichiararlo, non è una questione privatistica e nemmeno pubblicistica.
Non possiamo ignorare che troppo spesso il pubblico, o meglio la politica, fa cose incredibili, ma anche il privato, quando gestisce servizi pubblici, non è da meno.
Cominciamo a dire basta con queste logiche, bisogna evitare queste situazioni, nel principio della tutela del cittadino. Lo Stato sono i cittadini, non è un soggetto terzo da spolpare, i danni provocati allo Stato si riversano direttamente sugli ignari cittadini.

20.01.2020
23.04.2020
23.04.2020
16.05.2020

Che cosa è successo in Lombardia? è solo una fatalità?

LombardiacoronavirusIl coronavirus, questa maledetta pandemia, ha mostrato tutte le debolezze di quella che veniva considerata l’eccellenza della sanità italiana ed europea. La Lombardia ha registrato una diffusione del contagio ed un numero di decessi che non ha eguali nel mondo intero.
È una fatalità? Oppure la conseguenza di una struttura sanitaria costruita sulle logiche economiche e sul malaffare?
Ugo La Malfa, dopo la l’approvazione della Legge 281/1970, che avviava il percorso per l’autonomia finanziaria delle Regioni, affermò: «Abbiamo approvato la legge che porterà l’Italia alla rovina».
Il 01.01.1999 venne approvata la modifica del Titolo V della Costituzione e la situazione è ulteriormente peggiorata, almeno per noi Lombardi.
Ho elaborato alcuni grafici, che più delle parole, possono spiegare che cosa è successo. Proviamo ad analizzarli assieme.
COVID-19 Protezione Civile
ultima rilevazione17 Maggio 2020
John Hopkins University e Medicine
ultima rilevazione 16 Maggio 2020

la situazione

I grafici fanno la fotografia della situazione alla data indicata sopra, i dati mondiali, pubblicati dalla John Hopkins University e Medicine, sono riferiti al giorno precedente poiché, per effetto dei diversi fusi orari, sono disponibili solo 24 ore dopo quelli italiani.
La prima disparità che emerge è il divario tra i decessi registrati in Lombardia rispetto alle altre regioni e, pur considerando che è la regione più abitata e con la più alta densità abitativa, non è nè giustificata e nemmeno comprensibile.
Il grafico dei decessi evidenzia quanto questi mesi siano stati drammatici per la Lombardia. Le due regioni che seguono registrano un numero di decessi di circa un quarto di quelli lombardi mentre i decessi in Veneto, che pure, nel mese di febbraio era nelle stesse condizioni della Lombardia, ne sono 1/9.
Anche Paesi, come il Belgio, la Svizzera, la Svezia, il Portogallo e l’Austria, che sono all’incirca della stessa dimensione abitativa lombarda, hanno un numero di decessi notevolmente inferiori a quelli lombardi.
Il numero dei contagi evidenzia la sproporzione tra la Lombardia e le altre regioni. Il Veneto ha avuto contagi pari ad un quarto di quelli lombardi . Anche la comparazione con le Nazioni segnalate in precedenza, suscita perplessità e rabbia.
Potrebbe essere, qualcuno potrebbe obiettare, la differenza del numero degli abitanti. Vediamo.

Il rapporto decessi/contagio e decessi/popolazione (riferito a 100k abitanti)

Quello che è successo ha messo a nudo la triste verità: la struttura sanitaria lombarda non è un eccellenza ma è la struttura più scassata non solo d’Italia ma d’Europa. Per fortuna che i medici, anche quelli di base, gli infermieri e tutti gli altri addetti sono una eccellenza e hanno fatto miracoli.
Diranno che la colpa è del Governo, ma hanno finito di incantare ed illudere, i numeri parlano chiaro e, trasformati in grafici, sono ancora più chiari e facilmente leggibili. Perchè la Lombardia è abbondantemente la peggior regione, anche con riferimento alle sole regioni del Nord? Se la colpa fosse del Governo centrale dovremmo avere situazioni analoghe anche nelle altre regioni. Ma non è così!
I lombardi sono geneticamente più deboli? Ma come? una popolazione con origini celtiche e longobarde, può essere geneticamente debole? Vero Umberto Bossi, senatore della Repubblica nonostante abbia contribuito a far sparire 49milioni di euro, che non è possibile? Se, però, le risorse destinate alla sanità prendono un’altra strada, tutto è possibile.
I grafici sono la “prova del fuoco“. I valori assoluti, anche per le differenze tra le diverse regioni o Nazioni, lasciano spazio a dubbi, i rapporti decessi/contagi attarverso le percentuali,  rendono i territori omogenei e, quindi, sono maggiormente esplicativi. Sono gli stessi criteri utilizzati da “John Hopkins University e Medicine”.
La Lombardia è, inequivocabilmente, in testa sia a livello nazionale che ha livello mondiale. La Lombardia è il territorio che ha avuto il maggior numero di decessi in rapporto ai contagi nel Mondo e in Italia. Il Veneto ha un rapporto decessi/contagi che è circa la metà mentre il Belgio, Nazione con il più alto rapporto nel Mondo, tra le Nazioni, è di due punti percentuali inferiore.
L’Italia, si colloca al quarto posto con un rapporto di circa il 14% ma, senza la Lombardia, scenderebbe al 7° posto con un rapporto inferiore al 12%.
Perchè queste differenze? Perchè le strutture sanitarie, l’eccellenza lombarda, non ha funzionato. Non certo medici ed infermieri che, certamente, con il loro sacrificio ed eroismo, sono riusciti a contenere un disastro che avrebbe potuto essere “n” volte superiore. Non devono essere dimenticati nemmeno tutti quei volontari, compresi gli Alpini, che sono stati l’esempio della solidarietà disinteressata dei Lombardi, nonostante i loro governanti.

Ecco la conferma dei cattivo funzionamento della struttura sanitaria lombarda, della struttura cioè dell’assetto organizzativo, della gestione, cioè di quello che, per l’art. 117 della Costituzione, è competenza al Governo della Regione
Il rapporto decessi/popolazione rafforza le perplessità che i precedenti grafici avevano sollevato. I dati sono rapportati a 100.000 abitanti, è lo stesso principio della percentuale, è solo più ampia per rendere i numeri più leggibili.
La Valle d’Aosta, ha un indice elevato perchè la popolazione è di ca. 126.000 abitanti ed i decessi non sono, in valore assoluto, elevati ma, in rapporto alla popolazione l’indice è elevato, il secondo dopo la Lombardia, segno che, anche in Valle d’Aosta, qualcosa non ha funzionato.
Ma la Lombardia è sempre la capolista con un indice che è circa il 70% in più delle regioni con indici più elevati. La cosa sorprendente è il rapporto decessi/popolazione lombardo che è il doppio del maggiore indice mondiale, quello del Belgio.
Gli altri indici mondiali sono da 1/3 dei lombardi a scendere! L’indice mondiale italiano è tra i più alti perchè influenzato pesantemente dall’indice lombardia in quanto la popolazione della Lombardia è il 17% della popolazione italiana.
L’Italia che è terza nella “classifica mondiale”, senza la Lombardia, si collocherebbe all’ottavo posto con circa 30 decessi ogni 100.000 abitanti.
Si potrebbe affermare che, senza la Lombardia, l’Italia si collochi in un area dove la diffusione del contagio è rientrata in quelli che potrebbero essere considerati condizioni normali, anche grazie alla tempestività e alle indicazioni del Governo Nazionale.
Il Governo regionale lombardo ha deciso diversamente e, anche per le carenza strutturale del sistema sanitario, è successo quel che è successo.

Gli interventi che competevano alla Regione Lombardia

I grafici che seguono, possono aiutarci a capire che cosa è successo in Lombardia, la regione dell’eccellenza sanitaria, la regione più ricca d’Italia e tra i territori più ricchi d’Europa.
Il primo grafico, numero tamponi in rapporto al numero dei contagi, mette all’ultimo posto la Lombardia con un numero bassissimo di tamponi per ogni contagiato, praticamente tamponi quasi solamente per i contagi acclamati. Se comparati con quelli della regione Veneto. forse, si può comprendere perchè il Veneto, che ha avuto l’inizio della diffusione della pandemia negli stessi giorni della Lombardia. abbia avuto successivamente andamenti notevolmente inferiori, con un numero di decessi che è l’11% e di contagi pari al 22% di quelli Lombardi.
Questo dato è confermato dal grafico, numero tamponi in rapporto alla popolazione della regione per 100.000 abitanti, il Veneto, con una popolazione poco meno della metà della popolazione lombarda, ha fatto un numero di tamponi che è quasi il doppio di quelli fatti dalla Lombardia, che, essendo la regione con la più densità abitativa per kmq, e, quindi, a maggior rischio di diffusione, avrebbe richiesto un maggiore controllo e un maggior numero di tamponi.
Notare, a conferma del dato che il rapporto tamponi/contagio della Lombardia è il più basso. La Lombardia è maglia nera laddove un’eccellenza sanitaria avrebbe dovuto collocarla nelle primissime posizioni.
I dati elaborati sono quelli ufficiali pubblicati dalla Protezione Civile e non tengono conto di tutti quei contagi e decessi che non sono stati censiti ma che, dalle rilevazioni dell’ISTAT sono molto superiori.
Non c’erano sufficienti risorse finanziarie? Mancavano, forse, quelle inutilmente regalate all “sanità privata” e quelle intascate dagli affaristi di questa coalizione che da 18 anni governa la regione?
Se, a queste riflessioni, aggiungiamo il ritardo, specialmente nelle province di Bergamo, Brescia e Milano, del “lock-down” che ha portato nel mese di marzo ad  una crescita esponenziale del virus, il mistero del reale numero dei decessi che, secondo le rilevazione ISTAT del I° trimestre 2020, sarebbero notevolmente superiori, il mistero di quello che è successo nelle RSA, le perplessità diventano certezze. Non si può nemmeno dimenticare le dichiarazioni del presidente Fontana e dell’assessore Gallera secondo i quali i test sierologici non devono gravare sulla sanità pubblica ma ogni singolo Lombardo deve pagarli di tasca propria. E chi non può, perchè non ha nemmeno il denaro per mangiare? Lo abbandoniamo a se stesso. Ma è mai possibile che in questa regione i poveri, i deboli, rappresentino solo un fastidio e un peso?
Noi cittadini lombardi dobbiamo soffermarci sulle responsabilità politiche, sulle omissioni politiche, le altre responsabilità saranno valutate da chi ne ha la competenza.
Non possiamo dimenticare gli oltre 15.000 lombardi morti, o molti di più, non possiamo dimenticare i Lombardi che sono morti senza nemmeno il conforto della vicinanza dei familiari, non possiamo dimenticare le file di camion militari con le bare dei morti.
Non lasciamo cadere nel silenzio quello che è accaduto in Lombardia, lo dobbiamo a chi è morto, ai suoi familiari. Non può finire qui!

C’era una volta… la Lombardia

Lombardia
C’era una volta la Lombardia. Una regione con un benessere generalizzato grazie anche ai suoi imprenditori, artigiani e lavoratori autonomi. Una regione dove la disoccupazione non è mai stato un reale problema. “Siamo i più ricchi dell’Impero (austriaco), perché uscirne?” – scriveva Carlo Cattaneo. Una regione di cui, i Lombardi, erano orgogliosi di esserne parte.
Poi? Nel 1982 arriva la “Lega Nord”, quella di Bossi, quella di “Roma ladrona la Lega non perdona” e della secessione. Non capivo. Ma come può essere che una città sia ladrona? L’ho capito più tardi. Roma ladrona significa, secondo i leghisti di Bossi, che la politica nazionale, cioè i partiti nazionali, usano il denaro pubblico per esigenze personali, la stessa motivazione della sentenza, passata in giudicato, che ha portato al sequestro di beni della Lega per 49milioni di €uro, quelli rateizzati in 82 anni. L’obiettivo era potersi sedere allo stesso tavolo.
Ma perché dividere un Italia, da poco unita dopo secoli di divisione e di occupazione straniera? Qual è l’interesse ed il vantaggio per i Lombardi? La osservavo, la Lega, con distanza ma anche con molta diffidenza.
Nel 1995 si insedia, in Regione, il primo governo di centrodestra con Presidente Paolo Arrigoni, Lega Nord, e sarà, successivamente sempre centrodestra.
Dal 01.01.1999, però la svolta decisiva, entra in vigore il Titolo V della Costituzione che riconosce alle Regioni l’autonomia legislativa e l’autonomia finanziaria e, per quanto riguarda la sanità, “la programmazione e gestione, in piena autonomia, della sanità nell’ambito territoriale di loro competenza, avvalendosi delle aziende sanitarie locali (Asl) e delle aziende ospedaliere
L’autonomia finanziaria per la regione Lombardia significa la gestione di oltre 40miliardi di euro di cui oltre la metà per la gestione della sanità. Una montagna di denaro che consente la realizzazione di un palazzo tanto imponente quanto costoso ed inutile. Un palazzo solo celebrativo di un governatore squilibrato.
Mi viene un dubbio. Forse che la secessione, lo stato federale, fosse un progetto per non dovere attingere da una fonte unica, Roma Ladrona, appunto, creandone un’altra che, solo per similitudine, potremmo chiamare “Milano Ladrona”?
Parrebbe proprio che sia così, visto che il Governatore lombardo per 18anni, Roberto Formigoni, è stato condannato, in via definitiva, al carcere e al rimborso di 60milioni di euro solidalmente con altri, frutto della privatizzazione della sanità e senza dimenticare il crac del San Raffaele.
Ma i suoi alleati, la giunta regionale, il consiglio regionale, dov’erano? Esiste anche una responsabilità oggettiva, non solo quella soggettiva. Esiste una responsabilità politica.
La sanità lombarda è un eccellenza, anzi è l’eccellenza. Per gli affari, però.
Ecco le ragioni che hanno portato alla privatizzazione di buona parte della sanità lombarda. Non tutte, ovviamente, solo quelle attività remunerative, le altre, quelle che costano, sono rimaste alle strutture pubbliche.
Qualche sera fa, in uno dei soliti inutili talk show, qualcuno si chiedeva come mai le strutture sanitarie private non hanno posti per la terapia intensiva. Non so se è vero, ma se le terapie intensive non sono remunerative, è senz’altro vero.
Alcuni giornali hanno scritto, con riferimento ai posti di terapia intensiva, “Nonostante la regione lombarda sia quella con la dotazione di partenza maggiore – ben 900 posti letto…”. Non è vero. Il numero dei posti va rapportato alla popolazione e, in questo modo, la Lombardia è solo settima mentre con riferimento alla densità abitativa per kmq, è ultima. Del resto, se la sanità è gestita secondo logiche economiche, questo è il risultato.
Il dirigente della Lega Giancarlo Giorgetti, all’epoca sottosegretario alla presidenza del Consiglio, al “meeting” di Rimini di C.L., agosto 2019, avrebbe detto, come riportato dalla stampa:“…, è vero, mancheranno 45mila medici di base nei prossimi cinque anni. Ma chi va più dal medico di base? Senza offesa per i medici di base anche qui presenti in sala. Nel mio piccolo paese vanno ovviamente per fare le ricette mediche, ma quelli che hanno meno di cinquant’anni vanno su internet, si fanno fare le auto prescrizioni su internet, cercano lo specialista. Tutto questo mondo qui, quello del medico di cui ci si fidava anche, è finita anche quella roba lì”.
Infatti, la Regione Lombardia ha tentato di sostituire, per i malati cronici, e forse, successivamente, per tutti, i medici di base con società private.
Ma è legittima questa destrutturazione delle strutture sanitarie pubbliche a favore delle private? Non sono un costituzionalista, non ho titolo per esprimermi, però, come cittadino, che ritiene la Costituzione la strada maestra da seguire nel Governo del Paese, di tutto il Paese, ho diritto di avere dubbi e opinioni.
2020.05.10 decessi world2020.05.05 decessi lombardia nord
La “John Hopkins University” (USA) pubblica quotidianamente i dati della diffusione del COVID-19 di tutte le Nazioni del Mondo. Il 05.05.2020 rilevava che il numero più alto dei decessi, in rapporto al contagio e alla popolazione era come indicato nella tabella (tab. 1) dove, i primi quattro Paesi, sono il vertice della classifica mentre gli altri sono inseriti per informazione.
Rielaborando i dati regionali lombardi, con gli stessi criteri, si rileva che la Lombardia è stata il territorio con il più alto numero di decessi nel mondo.
Se la stessa elaborazione viene fatta con tutte le regioni del nord, tutte governate dal centro destra o comunque, con la presenza della Lega, comparate con le altre aree geografiche italiane emergono differenze che pongono parecchi interrogativi. Non servono commenti, certamente non si devono cercare combinazioni nella logica della casualità o di una situazione infelice che si è accanita sul Nord e sulla Lombardia.

2020.05.10 decessi coronavirus

situazione del decessi per coronavirus in Italia il 10.05.2020
Mi scuso per il ricorso all’uso dei numeri, ma, in certi casi sono necessari perché non mentono e ci dicono che non è stata una casualità o sfortuna.
Non compete a me ricercare ed esprimermi sulle “colpe” personali che pure, credo ci siano, mi limito ad esprimere un’opinione politica personale che, in quanto cittadino ed elettore, mi compete.
Questi “sapientoni” del centro destra, leghisti in particolare, che chiedono le dimissioni di Giuseppe Conte, che chiedono un Governo di Unità Nazionale di cui farne parte, forse per essere al tavolo della gestione dell’ingente quantità di denaro che sta per essere messa in campo, che chiedono i pieni poteri, dovrebbero fare una riflessione e giungere alla conclusione di non essere né capaci e nemmeno adatti al Governo delle Istituzioni repubblicane e farsi da parte, sarebbe un bene e una speranza, per tutti gli italiani, di risollevarsi da tutte queste disgrazie.
Nondimeno la sinistra che insiste su concetti, ideologici ed inconsistenti, che grida attribuendo la colpa del coronavirus al capitalismo, alla dittatura della finanza. Per favore la smetta, si svegli, sono finiti, ammesso che siano mai esistiti, quei tempi. Scendano dalle nuvole e cerchino di essere concreti, se non ce la fanno si trasformino in club privati dove possono tranquillamente “parlarsi addosso” senza disturbare.
Capitale e Finanza non sono sistema, sono strumenti, tocca alla politica governarli per evitare che le “persone” li utilizzino per fini personali, magari anche facendoli diventare sistema. La corruzione, i due episodi citati ma anche tutti i casi giudiziari, emersi in questi vent’anni di governo di centro destra della regione, senza dimenticare i casi emersi in casa del centro sinistra, non sono un sistema ma il frutto della disonestà delle persone, alla stessa stregua della malavita organizzata.
Purtroppo, la politica non è più l’arte di governare, è diventata l’arte di arrangiarsi. Questo è quello che i cittadini devono capire e combattere.
C’era una volta il Nord, c’era una volta la Lombardia, oggi c’è solo il CAOS. Grazie alla Lega, al centro destra e a tutti i partiti. Il rischio è che diventi deserto. Speriamo che gli italiani del centro, del sud e delle isole ci diano una mano, che non facciano come quelli che dicevano loro arrangiatevi o che auguravano un eruzione del Vesuvio. Non tutti i lombardi e gli italiani del Nord erano o sono leghisti. Aiutateci a cacciarli in modo democratico.

Siamo tutti economisti?

Siamo tutti economisti. Non è una scoperta, è una constatazione. Il nostro è un Paese di tuttologi.
Ma la tecnica non è interpretabile secondo logica perché la tecnica non è logica, è tecnica e si basa su regole, tecniche e scientifiche, e formule non modificabili secondo logica.
Certo, porsi come economisti esperti, senza esserlo, da tono, è una forma di narcisismo, che, magari attira persone, da origini a dibattiti e confronti che, per la maggior parte fanno sorridere.
Per essere economisti in questo modo si raccattano notizie e informazioni da ogni parte e, senza rendersene conto, non avendo le basi delle tesi e teorie economiche, si finisce, inevitabilmente, preda delle “fake news”, dei “complottisti”, delle ideologie e della propaganda politica.
L’economia è un insieme di “scuole di pensiero” che si esprimono in modi diversi e che rischiano di trasformare i confronti in scontri ideologici che, la storia insegna, non portano da nessuna parte.
Con questo non intendo criticare o imbavagliare la libertà di pensiero e di opinione, vorrei solo rafforzarla affinché sia veramente tale ed evitare di diventare, come detto, preda di altri che hanno interessi da difendere.
Credo che voler utilizzare strumenti che non ci appartengono, sia solo un condizionamento delle nostre opinioni con la conseguenza di affidare la nostra ragione ed intelletto ad altri che li usano unicamente per il proprio fine ed interesse.
Proviamo a riappropriarci della Politica, non nel significato originario della parola e nemmeno come semplice strumento di governo del sistema, ma come strumento di progetto e disegno di una società civile, equa e solidale. In questo tutti dobbiamo liberamente esprimerci, perché questo progetto compete a tutti noi e non possiamo delegarlo. Se riuscissimo a liberarci dalle condizionanti appartenenze sarebbe ancora meglio. Le appartenenze quasi sempre, o sempre, sono ideologiche che, anche letteralmente, sono la “gabbia” dei valori, degli ideali e delle idee che ci appartengono individualmente. Rispetto al significato letterale ho solo sostituito “schema” con “gabbia” che in fondo sono la stessa cosa.
Provo a fare alcune esemplificazioni, non per competenza, ma per logica e senso politico.
Il MES, le condizionalità e il rischio di prelievo forzoso dei depositi privati. Il MES è semplicemente un contratto tra Stati dell’Unione Economica Europea al quale non hanno aderito tutti gli Stati dell’Unione Europea Politica; le condizionalità, non so perché le chiamano così, forse sempre per confondere, sono le normali condizioni di un contratto tra soggetti che hanno interessi, visioni e finalità economiche diverse. Non è un complotto per rubarci i nostri averi. Certo ci vuole capacità e competenza che normalmente un avvocato, e non un parolaio, mi riferisco a Salvini e Meloni, possiedono.
Credo anche che nessuno di noi, se non dotato di specifica competenza, possano giudicare o commentare le condizioni di un contratto. Normalmente ci si affida ad un consulente, nelle questioni private e per non correre rischi. Perché dovremmo usare il “fai da te” per le questioni pubbliche, che poi ci riguardano? Abbiamo la fortuna di un premier avvocato, quindi con anche la competenza. Io mi fido e mi affido anche, se, magari, non condivido la linea politica.
E il prelievo forzoso? Si chiama garanzia del pagamento di un debito. In Italia esiste già dal 2016 e si chiama “ball in”. Provate a chiedere al direttore della vostra banca. Il “ball in”, peraltro, scatta sopra le € 100mila di deposito ma, chissà perché, nessuno lo dice.
Gli eurobond o i corona bond sono normali strumenti di debito che gli Stati emettono per finanziarsi, sono l’equivalente dei nostri titoli di Stato, solo che devono essere emessi dalla BCE, cioè dalla Banca centrale dell’Unione Economica Europea.
L’emissione di moneta non è possibile perché il Trattato che ha originato l’Unione Economica Europea ha stabilito che la moneta unica, l’euro, può essere emessa solo dalla BCE. Per emettere moneta come Italia dovremmo inventarci una nuova moneta o ripristinare la Lira. Riusciamo a comprendere cosa significherebbe la circolazione di due monete diverse sul nostro territorio? Rabbrividisco.
Tutti gli strumenti tecnici sono “buoni o cattivi” dipende solo, senza ricorrere al complottismo, dalle finalità e funzioni che devono avere. La politica deve dare indirizzi, è la sua competenza, ed i tecnici, non la politica, devono realizzarla secondo gli indirizzi ricevuti. Ovviamente tecnici fedeli e capaci.
Nel caso specifico, quelli indicati, di cui si discute, a mio giudizio inutilmente, sono semplicemente irrealizzabili perché l’Unione Economica Europea ha, nelle sue regole costituenti, il principio dell’equilibrio economico con un’unica ragione, quella di evitare che il debito di uno Stato possa trasferirsi, anche solo in parte ad un altro Stato, cioè un Unione Europea Economica che ha escluso la possibilità di una solidarietà tra Stati. Tutti gli strumenti indicati, nel caso dell’insolvenza di uno Stato, finirebbero con il coinvolgere gli altri Stati, se incondizionati.
Le difficoltà non sono tecniche ma politiche.
Le mie non sono valutazioni tecniche, sono solo valutazioni logiche e politiche che portano ad una conclusione. L’unione economica di più Stati, tra loro autonomi, con strutture economiche, sociali e generali diverse, non può funzionare. L’unica condizione per funzionare è la nascita di una Unione Politica, Stato confederato o meno. Certamente un Unione Europea Politica, prima dell’Unione Europea Economica, non avrebbe provocato i danni che viviamo e, oggi, consentirebbe di affrontare la drammatica emergenza del coronavirus, in modo, non dico più sereno perché mi sembra improprio in questo momento, ma certamente in modo più efficace.
Purtroppo, l’Unione Europea Politica non è realizzabile perché subentra il “sovranismo”, io preferisco chiamarlo “egoismo di Stato” che non è la caratteristica di qualche Stato, ma di tutti gli Stati.
In Italia è stato teorizzato come forma di governo, teoria subito acquisita da altri Stati come, ad esempio, l’Olanda, ma non solo. In Italia è stato anche applicato ante litteram perché la posizione della Lega, di Fratelli d’Italia e delle destre in genere, nei confronti, ad esempio, dell’immigrazione, è semplicemente l’attuazione di principi sovranisti.
L’affermazione, ricorrente, di Salvini che il MES è lo strumento creato dalla Germania per schiavizzarci è una grossa bufala, per confondere e per spaventare lasciando intendere che ci sia un accordo con i nostri rappresentanti perché questo accada. È solo propaganda politica che, personalmente, mi fa provare disgusto.
Perché non l’ha bloccata quando poteva? Ha votato contro pur essendo in maggioranza? Mi sembra poco. Ha sfiduciato una maggioranza per un “mojito”, poteva farlo anche per una questione più importante e, secondo lui, contraria agli interessi del Paese e degli Italiani. Praticamente, secondo lui, e i suoi compagni di strada, si tratta di una cospirazione che però ha consentito avvenisse.
Come fanno Salvini e i leghisti a criticare Olanda, Germania e Austria per la mancanza di solidarietà nei confronti del nostro Paese, o di altri. Olanda, Germania e Austria, stanno solo applicando quello che, loro, hanno teorizzato. L’Italia sta solo raccogliendo quello che la Lega ha seminato, peraltro con molta ambiguità. La coerenza avrebbe richiesto posizioni precise, come quella di richiedere l’uscita dell’Italia dall’U.E., che non condivido, o come quella di Macron che, a suo tempo, ha lanciato la proposta di una sovranità Europea per arrivare agli Stati Uniti d’Europa.
Credo che l’attuale nostro Governo abbia cercato di recuperare i disastri provocati dalla Lega per oltre un anno al Governo del nostro Paese.
Le mie non sono espressioni di parte non avendo, oggi, alcun partito o movimento di riferimento, anche la sinistra politica e partitica con la quale ho collaborato non era appartenenza ma solo comunanza, credevo, di valori. Resomi conto, purtroppo anche per le posizioni emerse in questa triste emergenza, di una posizione ideologica, della incapacità a superarla e di abbandonare vecchi schemi, deluso da atteggiamenti e polemiche, ritengo con il solo fine della sopravvivenza attraverso modalità che ritengo errate e molto vicine alle “fake news” o al “complottismo” o all’”antagonismo politico”, lontane dalla mia cultura, o alla prevaricazione delle libere opinioni, ho preferito allontanarmi.
Per questi motivi ho anche abbandonato il Forum dei Movimenti per l’Acqua Pubblica, senza, per questo, rinunciare alle battaglie per una società civile, equa e solidale, lontanissimo da opportunismi e interessi di qualsiasi tipo e natura.
In fondo sono tornato ad essere quello che sono sempre stato, un repubblicano, un mazziniano ed un illuminista senza vincoli ideologici.
Ho una grande speranza, rafforzata in questi giorni dagli atteggiamenti degli abitanti delle regioni del nostro meridione, perché si possa realizzare, anche nel nostro Paese, quell’unità, sempre enunciata ma rimasta solo un’enunciazione, perché il nostro Paese sia più forte, magari anche in una Unione Europea Politica, per i valori e le culture che rappresenta e non per stupido sovranismo.
I “meridionali” stanno dando una lezione a noi del Nord. In questo momento, è evidente, i maggiori sforzi e i maggiori impegni economici dello Stato saranno, inevitabilmente, a favore delle regioni del Nord. Non ho sentito una parola, dal Sud, di critica o opposizione a questa eventualità. In situazione inversa, quasi certamente, è già successo, avremmo sentito affermazioni come “imparino a rimboccarsi le maniche come facciamo noi”, atteggiamenti che, qualche volta mi hanno fatto vergognare di essere lombardo.
Un invito agli amici italiani del Sud e delle Isole, diffidate della Lega, quello che vi dice non è vero, rischiate di farvi male, noi Lombardi ci siamo già passati e, forse, molti dei guai che abbiamo subito nelle scorse settimane è conseguenza anche di questi ultimi decenni di governo leghista e di destra della Lombardia.
Liberiamoci dalle appartenenze, cerchiamo di essere noi stessi, lasciamo la tecnica ai tecnici, riappropriamoci della politica. Tocca a noi, che individualmente formiamo una collettività, cambiare la politica di questo Paese e fare la resa dei conti con chi, tutti senza distinzione alcuna, da sinistra a desta, si è reso responsabile degli oltre 25.000 decessi, per le scelte politiche del passato e per la superficialità nell’affrontare la pandemia.

Mettiamo il bavaglio alle polemiche e alla propaganda politica

Provo tristezza per tutto quello che sto leggendo, fake news, teorie complottiste, polemiche politiche e quant’altro, fuori luogo e fuori tempo. 
Provo nausea per una propaganda partitica, più o meno sottesa, caratterizzata dalla parzialità e dall’appartenenza, cioè dal “tifo”.
Oggi bisognerebbe stare zitti, o almeno lontani dalle polemiche, per rispetto degli oltre 20.000 morti provocati da questa pandemia e delle loro famiglie che non hanno nemmeno potuto confortare, con la loro presenza, chi è venuto a mancare.
Ieri ho sentito la registrazione di una persona di 83 anni che chiedeva aiuto perché da tre giorni non mangiava e aveva fame. M’è venuto il “magone”. È retorica? Può essere, anche se credo sia solo sofferenza.
Quando sento l’individuazione di chi realmente sta soffrendo e subendo questa situazione, con il termine, odioso ma purtroppo reale, degli “ultimi”, provo rabbia e rancore.
Vogliamo provare a risolvere i problemi dell’oggi di queste persone? Non sono gli ultimi, sono i primi ad avere bisogno.
Com’è possibile discutere sulla necessità di riaprire, ad esempio, le attività sportive, quando c’è gente che muore per il virus o perché non riesce nemmeno a mangiare.
Vorrei sentire discussioni su come evitare che ci siano persone, magari anche bambini, che dicono “ho fame”. Retorica? Vero, tutta retorica ma forse utile per capire quali sono i veri problemi. Forse, però, la vera retorica è banalizzare o ignorare i veri problemi. Quando in un Paese, o meglio, in una società, esistono gli “ultimi” e lo Stato si affida al volontariato, non sempre sincero, qualcosa non funziona.
Tutto il resto non è retorica sono solo “palle” inutili, è propaganda, è autoreferenzialità, è narcisismo. Tutto inutile, non è retorica, è populismo e qualunquismo, è egoismo.
È evidente che ci sono stati errori, gravi, nel passato, in particolare della politica, tutta, che hanno condizionato anche molti errori dell’oggi.
Si dovrà arrivare, a tempo debito, alla resa dei conti. Non, però, ad una resa dei conti tra partiti o dei “tifosi” che rischierebbe solo di essere una faida, una lotta tra clan, come quelle odiose che abbiamo avuto la disavventura di conoscere nel nostro Paese.
La resa dei conti dovrà essere fatta dai cittadini, dagli italiani uniti, anche nella solidarietà, che, probabilmente, come diceva Gino Strada, si sta formando grazie ad un nuovo virus che sta attraversando il Paese, speriamo.
Da questi italiani, tutti, cui affidare la resa dei conti dovranno essere esclusi chi non riesce a liberarsi dall’appartenenza, non perché non hanno diritto di parola, ma perché schierati, condizionati e non obiettivi.
Questo è l’unico progetto politico cui dobbiamo mirare. Si chiama ripristino della democrazia e liberazione dall’occupazione dei partiti. È la nuova RESISTENZA.
La mia critica ai partiti non è rivolta solo alla destra, sarebbe scontata, ma anche a quelli dell’area politica in cui  mi colloco, la sinistra e, in particolare, la sinistra radicale alla ricerca solo della sopravvivenza non della soluzione dei problemi di cui è pure responsabile.
Che senso ha, oggi, polemizzare sul ruolo e le colpe della finanza e del capitalismo che, peraltro, sono solo degli strumenti. Ci chiederemo e dovremo cercare di capire perché da strumenti si sono trasformati in sistema. Purtroppo, la sinistra sa affrontare i problemi, quelli veri, solo con stereotipi obsoleti e ampiamente superati.
Perché portare nelle case degli italiani argomenti tecnici come quelli del MES e simili che molti nemmeno conoscono e capiscono? Solo per fare terrorismo in un momento in cui bisognerebbe trasmettere un po’ di serenità e tranquillità?
Noto, peraltro, che molti commentatori, non solo sui social, ma anche giornalisti noti, continuano a parlarne senza conoscerli e capirli.
Perché in Lombardia abbiamo avuto oltre il 50% dei decessi di tutta Italia e l’8% dei decessi di tutto il mondo? Quali sono stati gli errori di ieri e di oggi che hanno determinato questa situazione? Di chi è la responsabilità? Non lo dimenticheremo e, come Italiani e Lombardi, pretenderemo delle chiare spiegazioni, non parole.
Non capisco nemmeno la polemica e la critica sulla posizione degli olandesi e dei tedeschi, che pure ritengo indegna, sulla questione degli aiuti economici all’Italia.
È evidente che un unione economica, senza un’unità politica, non può esistere. Come si fa a credere che Paesi tra loro autonomi, con interessi e sistemi sociali diversi, e in competizione economica, possano gestire l’economia e l’emergenza in modo unitario? È come credere che due coniugi divorziati possano continuare a gestire il proprio patrimonio come se fossero ancora una famiglia.
Se, a queste considerazioni, aggiungiamo il “sovranismo”, di cui Lega e FdI sono sostenitori e fautori e l’Olanda è un paese a guida sovranista, la conclusione è semplice e scontata. Perché mai l’Olanda dovrebbe farsi carico dei problemi dell’Italia e degli altri Paesi europei flagellati dal virus?
E’ la stesso trattamento che Salvini e Meloni vorrebbero riservare ai “migranti”. E’ normale raccogliere quello che si semina.
Superiamo le priorità, quella di non morire e quella di poter mangiare tutti i giorni, il resto lasciamolo a quando la pandemia sarà superata, sperando, nel frattempo che gli italiani aprano gli occhi. Se uniti potremo essere duri e determinati e, probabilmente, determinanti per un reale cambiamento.