Quando la legge vale solo per i cittadini ma non per la politica

Questa vicenda della delibera ANAC merita un ulteriore approfondimento. Non serve l’ipocrisia, serve chiarezza per evitare strumentalizzazioni che hanno l’unico fine di sviare l’attenzione dei cittadini dal vero problema. La incapacità della politica ad interpretare e affrontare i problemi della gente e la confusione, ma anche gli errori sono il vero problema.

L’unico responsabile non è il PD, sono i partiti, tutti, e la loro autoreferenzialità. Il PD è, in questa momento, quello che, essendo in Provincia, partito di maggioranza ha le maggiori responsabilità dirette ma gli altri non ne sono esenti.

Un esempio? Il Partito della Rifondazione Comunista, in un suo comunicato odierno, stigmatizza il caso “Cavalier” e invita a dar vita ad un Comitato di Sorveglianza. Si può essere d’accordo, anzi, è opportuno. Ma come facciamo con quei sindaci e amministratori vicini o sostenuti dal PRC che sono stati protagonisti, in negativo, di tutta la vicenda e che rientrano, non marginalmente, tra gli attori di questa brutta vicenda.

Questo è il ridicolo di una politica che gli Italiani non vogliono più. I partiti sono artefici dei pasticci, ovviamente in proporzione al proprio peso specifico, ma la sostanza non cambia, e pretendono di costituire Comitati di Sorveglianza. Perché non hanno sorvegliato prima? “Inciucci” che pagheremo noi? Vero. Ma dove erano quando bisognava contrastare questi “inciucci” che i loro rappresentanti condividevano?

Mi sono fatto nuovi nemici? Probabile e pazienza. Non importa, le amicizie se non finalizzate, in politica, a risolvere i problemi della gente sono “inciucci” e a me non interessano.

Per evitare fraintendimenti, anche per quello che esporrò successivamente, quanto qui contenuto è frutto di opinioni personali e non coinvolge alcuna organizzazione o comitato.

Il Dott. Virginio Brivio, in un suo comunicato, precisa due cose, la prima è di essere convinto che i requisiti per la nomina sussistevano e la seconda che il Dottor Cavalier non è un delinquente.

Cominciano a precisare, per quanto riguarda il Dottor Cavalier, che nessuno, credo, ed io certamente, non considero lo stesso, persona non degna di ricoprire l’incarico di Presidente di LRH. Conosco il collega Cavalier che, professionalmente, ma anche personalmente stimo ed apprezzo. Non condivido alcune sue opinioni come certamente lui non condividerà le mie. Questo non è un problema, fa parte del normale dibattito e confronto democratico. Personalmente non considero nemmeno Cavalier responsabile di questo pasticcio, per me è vittima della distorsione e arroganza della politica nella gestione della cosa pubblica.

Le ragioni sono altre. Quando Brivio afferma di essere stato convinto che i requisiti sussistevano, spiegandone le ragioni, afferma, più semplicemente di non essere sufficientemente preparato e idoneo a ricoprire la carica di Sindaco del capoluogo. Essere convinti di una cosa che, per legge, e in modo chiaro, non è ammissibile provoca situazioni che possono essere foriere di danni consistenti che resteranno a carico dei cittadini, anche se si proverà, con l’intervento di qualche “protettore”, a bypassare il problema.

Quando mi capita di commettere un’infrazione stradale, senza volontà di commetterla ma solo per disattenzione, non campo scuse, pago la relativa sanzione senza cercare raccomandazioni per non pagarla.

Brivio è solo un esempio. Rusconi, Canzi, che peraltro non hanno ruoli istituzionali ma sono tra i principali artefici di questo pasticcio, con le loro dichiarazioni confermano la confusione di chi non sa esattamente di che cosa sta parlando.

Rusconi afferma che il provvedimento riguarda solo il secondo mandato. Incredibile ma è la logica della politica. Il provvedimento dell’ANAC dichiara la inconferibilità perché non sono trascorsi due anni dal precedente incarico in Idrolario ma non esclude che sussista la inconferibilità per il primo mandato che, per un certo periodo, è stato addirittura contestuale. Rusconi non si rende conto che l’ANAC con il provvedimento ha sancito un principio che vale per tutte le situazioni che non rispettano o non hanno rispettato i due anni di “raffreddamento”.

Per fortuna Rusconi ci tranquillizza, gli atti approvati dalle assemblee sono validi perché votati dall’85% degli azionisti. Ma è così sicuro? Io ho qualche dubbio, non certezze. Se un’assemblea è stata convocata e presieduta da chi non era amministratore, è valida e legittimata a deliberare? Se gli atti sono stati firmati da un amministratore che tale non era, sono validi o sono nulli? Che fine farà la convenzione di affidamento del servizio o l’atto di fusione con Idroservice o le nomine nelle società controllate o l’approvazione dei bilanci delle stesse o tutti gli altri contratti che hanno fatto sorgere un’obbligazione per LRH? Se Rusconi non è competente sia almeno prudente quando fa alcune affermazioni.

Canzi, al contrario, sta ancora interpretando la normativa. In sostanza sta ancora valutando se un anno è uguale o superiore a due anni. Bontà sua.

Nel frattempo Cavalier resta in carica. Ma se non è mai stato nominato, secondo l’ANAC, come fa a restare in carica? Misteri della politica!

Ma l’arroganza consente questo e altro. Sperando che sia solo arroganza.

Tutti i cittadini sono chiamati a rispettare le regole, le leggi. Perché dovrebbero esserne esonerati i politici per i quali, specialmente quando ricoprono ruoli istituzionali, i vincoli dovrebbero essere ancora più rigidi?

Remo Valsecchi – cittadino

gli articoli di Merateonline:

22.12.2016 – Ora anche l’Autorità anticorruzione assesta un colpo alla credibilità della strategia per l’idrico perseguita dal PD e dalle sue truppe

22.12.2016 – Canzi: aperta un’interlocuzione con Anac. L’incarico in Idrolario era cessato da un anno

22.12.2016 – ANAC vs LARIO RETI HOLDING sulla presidenza di Cavallier. Brivio: “dobbiamo valutare, per noi c’erano i requisiti

24.12.2016 – Lrh: l’affidamento ventennale rimane confermato, le contestazioni dell’Anac solo sulle deleghe gestionali al presidente Lelio Cavallier

23.12.2016 – PDRC – In merito all’illegittimità della nomina di Cavallier

L.R.H., la delibera Anac è chiara e non interpretabile in modo difforme dai suoi contenuti. Non serve essere tecnici

La delibera ANAC è chiara e non interpretabile in modo difforme dai suoi contenuti, non serve essere tecnici. L’amministratore di una società a partecipazione pubblica, quando lascia, per qualsiasi ragione, il proprio incarico, non può, per due anni, ricoprire lo stesso incarico in una altra società pubblica partecipata dagli stessi Comuni. Non aver rispettato il lasso temporale previsto ha determinato la inconferibilità e, quindi, la nullità dell’incarico.

Nullità dell’incarico significa che il Dott. Cavalier non è mai stato presidente di Lario Reti Holding ma nemmeno amministratore unico della stessa società per il periodo antecedente il maggio 2016.

E tutti gli atti compiuti dal Dott. Cavalier in questo periodo che fine faranno? Se gli atti sono compiuti da un soggetto che non è amministratore della società, questi atti non esistono. Questo è il significato di nulltià.

Il Comitato Acqua Pubblica, cui mi onoro di aderire, ha, in numerose occasioni, evidenziato comportamenti e atteggiamenti con forti dubbi di legittimità ma è sempre stato inascoltato e, magari, anche deriso.

Adesso chi pagherà i probabili danni patrimoniali? Danni a un patrimonio che non è di questi “strateghi”, come sono stati definiti dal Comitato, ma è di tutti i cittadini che, alla fine, dovranno farsi carico delle conseguenze, anche economiche, che ne deriveranno. Sarà sufficiente aumentare le bollette dell’acqua, del gas e dell’energia elettrica.

L’arroganza della politica, però, non finisce qui. Le dichiarazioni di Canzi sono significative. È stata aperta, dichiara, una “interlocuzione” con l’ANAC. Ma che casa è un’interlocuzione? Un confronto. Ma come si può interloquire con un organismo, con funzioni specifiche e delicate, che ha già indicato i provvedimenti da adottare? Forse che qualche protettore politico romano può intervenire per far cambiare l’opinione all’ANAC? Non credo che l’ANAC sia un ente disponibile ad accettare questi mezzucci. ANAC, Autorità Nazionale Anticorruzione è, per sua natura, una garanzia.

Canzi aggiunge che è una “problematica relativa all’interpretazione della normativa” perché un anno era trascorso dalle dimissioni del Dott. Cavalier da Idrolario. Non è vero, gli incarichi sono stati anche contestuali ma sorvoliamo. Il dramma, o la comica, è un’altra. La legge prevede 2 anni di “raffreddamento”, l’ANAC riprende la norma precisando che non erano trascorsi due anni. Qual è l’interpretazione normativa di Canzi? Forse che uno o due sono la stessa cosa? Se lo chiedo alla mia nipotina che frequenta il secondo anno di scuola primaria, mi spiega che non è la stessa cosa.

Aiuta a comprendere l’interpretazione normativa Virginio Brivio affermando il non applicarsi della delibera perché le due società svolgono attività diverse. Falso perché operano nello stesso settore e, peraltro, anche in regime di conflitto di interessi. Il problema che, però, pone ANAC è un altro. La regola si applica per gli “enti di diritto privato in controllo pubblico” indipendentemente dall’attività svolta. Secondo l’ANAC entrambe sono enti di diritto privato in controllo pubblico e, quindi, la normativa si applica. Non è una mia opinione, è l’opinione di ANAC che, ovviamente, è più autorevole di me.

Come non prendere in considerazione il Sindaco di Mandello Lario, Fasoli, quando precisa che, in fondo, la scelta è stata fatta solo per consentire la continuità. Verissimo. Ma è proprio quello che la norma introdotta nel 2013 vuole evitare.

La perla, però, è sempre di Canzi al quale spetta il merito della chiarezza. L’ANAC, Autorità Nazionale Anticorruzione, afferma che, per effetto della inconferibiltà, il Dott Cavalier non è mai stato presidente e amministratore unico, ma Canzi dichiara che lo stesso “resta in carica”. Non credo sia solo un suo pensiero.

Come può rimanere in carico se non è mai stato nominato? Un mistero.

Rispettare le regole, qualche volta, si fa fatica ma è un obbligo inderogabile specialmente per chi gestisce la “cosa” pubblica.

Questi atteggiamenti sono semplice arroganza di chi, forse protetto dalla politica, ritiene di poter disporre dei beni comuni e pubblici in modo discrezionale senza renderne conto ai legittimi proprietari, i cittadini, ai quali viene garantita solo vessazione ponendo a loro carico oneri impropri.

Ma i cittadini si stanno stancando e qualche segnale sta arrivando. Come dimenticare il referendum 2011 e il referendum del 4 dicembre scorso? Non dimentichi lo stratega Canzi che nell’estate scorsa i cittadini del suo Comune, dove è stato assessore per un intero mandato, hanno detto che le strategie, sue e del suo partito, non sono più gradite mandandolo in minoranza. Un passo indietro? Forse è il caso.

Remo Valsecchi – cittadino

21.12.2016 – Merateonline – Acqua in provincia di Lecco: l’ANAC dichiara illegittima la nomina di Lelio Cavallier per incompatibilità

Che cosa fa Gian Mario Fragomeli in Parlamento?

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Le sorprese non finiscono mai. Questa volta, però, la questione settore idrico è solo incidentale. Mi sorprende la qualità di chi ci rappresenta in Parlamento. Abbiamo loro affidato il Governo del Paese ma, se non ne sono all’altezza, il rischio è che producano solo danni. È forse questa la ragione per cui questo Paese sta morendo? Che il numero degli italiani a rischio povertà è in continuo aumento (siamo ormai al 28%)? Che il sistema industriale è sacrificato sull’altare delle banche? Che il posto fisso di lavoro non esiste più (lo dice Renzi)? Che il modo di gestire l’acqua nella nostra provincia è sotto la lente della Corte dei Conti? Temiamo sempre i “complotti” e, invece, è solo incapacità, per usare un termine gentile, misto a opportunismo.
Passiamo ai fatti. La Commissione Ambiente della Camera introduce un emendamento con il quale si stabilisce che le società affidatarie del servizio pubblico in house devono essere partecipate esclusivamente e direttamente dagli Enti Locali compresi nell’ambito territoriale di riferimento. Il decreto legge (Sblocca Italia) è stato approvato ieri, 30 ottobre, dalla Camera e inviato al Senato il quale, scadendo il termine per la conversione martedì 11.11, approverà con il voto di fiducia per evitare la sua decadenza e l’emendamento sarà legge che, volenti e nolenti, deve essere osservata e applicata da tutti.
La legge ha fissato un principio inderogabile che conferma la posizione di chi vuole Idroservice fuori da Lario Reti Holding. Ma la perla è un’altra.
Il deputato del PD Umberto Marroni, nel suo intervento in Commissione, precisa che l’emendamento “va nella direzione …. di non procedere a alcuna privatizzazione delle società che gestiscono il servizio idrico integrato.” L’emendamento è in linea con la battaglia fatta da alcuni Comuni lecchesi e dal Comitato Acqua Pubblica e quindi è condiviso. Non c’è più spazio per altra discussione. Il Parlamento ha deciso che il servizio idrico deve essere gestito da società partecipata direttamente ed esclusivamente dai Comuni lecchesi e, quindi, Idroservice deve uscire da Lario Reti Holding senza portarsi addietro i Comuni comaschi che non sono compresi nell’ambito lecchese.
Ma ecco che entra in gioco il nostro deputato (nostro solo per un fatto territoriale perché non l’ho votato e mi guarderò bene dal votarlo in futuro) Gianmario Fragomeli che, con un ordine del giorno d’indirizzo, non votato in aula, impegna il Governo a modificare l’attuale norma legislativa perché restrittiva rispetto alla normativa europea ma anche per “consentire una più efficiente gestione dei servizi idrici integrati, in un’ottica di flessibilità delle procedure e ottimizzazione delle risorse”.
Si guardi bene, non un emendamento, perché gli emendamenti si fanno in Commissione, ma solo un indirizzo al Governo per la successiva modifica della norma novellata.
Ma, la domanda sorge spontanea, la norma introdotta garantisce dal rischio della privatizzazione del servizio o no? La risposta è scontata. Gianmario Fragomeli ha votato a favore di tutti gli emendamenti introdotti al decreto Sblocca Italia e quindi concorda sulla validità della nuova norma. Se non fosse così, perché l’on. Fragomeli ha votato a favore? Che confusione. fragomeli gm pdFragomeli vota a favore della norma, peraltro coerente con la sua posizione di Sindaco e di parlamentare PD schierato a favore del Referendum, ma due giorni prima, impegna il Governo a modificarla. Chissà perché l’ha votata? Il giorno prima di votare a favore dell’emendamento comunica ai Sindaci della provincia che è stato approvato un suo ordine del giorno che indirizza il Governo a modificare la norma che il giorno dopo vota ligio e rispettoso degli ordini di partito. Approvato? Non è nemmeno stato votato e, quindi, è solo un suo invito che, per come sono considerati i parlamentari dai Partiti e dal Governo, vale meno del due di briscola A noi, cittadini, va bene così ma chissà come la prenderanno i suoi amici che si vedono rotte le uova nel paniere anche grazie al suo voto.
Spieghi l’on Fragomeli, per favore, non nel merito perché abbiamo ben capito che l’ordine del giorno era necessario per tranquillizzare qualcuno, ma come si fa a conciliare la richiesta di modifica di una norma e il giorno dopo imperterrito votarla facendola diventare legge.
Probabilmente l’on. Fragomeli non risponderà all’invito forte del fatto che per un parlamentare la costituzione esclude il “vincolo di mandato”, ossia non deve giustificare e nemmeno spiegare le ragioni del voto che esprime. Ricordo all’on. Fragomeli che l’assenza del vincolo di mandato è stata voluta per evitare condizionamenti da parte del partito vista l’esperienza fascista precedente l’emanazione della Costituzione. Votare secondo gli ordini di Partito è un vincolo al mandato mentre spiegare le ragioni ai cittadini, di cui i parlamentari, e non solo, sono subalterni e al servizio, è un dovere rispettoso della sovranità popolare.
Per quanto mi riguarda, e me ne sto facendo una colpa, ho un solo rammarico, quello di aver sostenuto Fragomeli alla segreteria provinciale dei DS consentendogli di arrivare, grazie al partito, a essere deputato secondo una logica diversa da quella per cui lo avevo sostenuto. Chiedo scusa, capita a tutti di sbagliare, l’importante è non perseverare.
Purtroppo non ci sarà replica a questa mia riflessione perché sono meglio i pettegolezzi e le dicerie che, evitando il confronto pubblico, possono anche essere false. È il motivo per cui nessuno ha mai risposto alle nostre osservazioni, anche di merito e documentate.
documenti: dibattito in Commisione Camera – odg Fragomeli – lettera Fragomeli ai Sindaco

si può ancora esprimere le proprie opinioni?

Mauro Piazza consigliere regionale lombardia (PdL)
Mauro Piazza
consigliere regionale lombardia (PdL)

Attenzione ad esprimere opinioni; la “intellighenzia” dei partiti  non gradisce. [articolo Mauro Piazza] Se le opinioni non sono semplici enunciazioni ma sono anche motivate e documentate, scatta l’irritazione e diventano atteggiamenti legulei alla ricerca della ribalta personale e di interdizione al buon senso. Il  “buon senso” è un elemento soggettivo, pretendere che debba essere condiviso, solo perché enunciato, è arroganza. L’arroganza è l’atteggiamento di chi non sapendo e non potendo argomentare rifiuta il confronto, quello vero con i problemi e i cittadini. La non impermeabilità della soluzione alla mediazione è la certificazione che tutto è stato gestito nella logica del compromesso e degli equilibri tra partiti. Conosco molto bene questa logica; è una delle ragioni che ha contribuito a convincermi ad abbandonare la politica attiva.
Sono il leguleio, magari anche nel significato deteriore di Azzeccagarbugli, cui si riferisce Piazza? Non mi disturba, la mia non è  “polemica” è solo il tentativo, che ritengo dovere e diritto, di spiegare e far capire, ammetto con grandi difficoltà, le fantasiose formule societarie e la contraddittorietà dell’applicazione delle leggi.  Non sono le leggi ad essere contraddittorie, possono essere non condivise ma sono chiare e devono essere applicate, è l’impostazione del progetto approvato dalla maggioranza dei Comuni ad essere contraddittorio con le leggi.
Le fantasiose formule societarie sono quelle di chi guida quest’operazione, non è una mera enunciazione, basta esaminare le numerose operazioni societarie realizzate dal 2007, anche sbagliate. Piazza e “Forza Italia” hanno, peraltro, condiviso le leguleie critiche alle modalità di costituzione di L.R.H.. La mediazione della politica e i posti nel consigli di amministrazione superano tutto.
Quanta banalità nell’attribuire la ricerca della ribalta a chi esprime, magari anche in modo costante e continuo, una opinione diversa. La soddisfazione della ribalta, se fosse quello l’obiettivo, si otterrebbe più agevolmente tornando a fare politica attiva, assecondando la mediazione ed il compromesso, magari ottenendo anche qualche “posto” importante che non mi è mai interessato e che non mi interessa. La ribalta è il luogo della gente dello spettacolo e di chi pensa di fare spettacolo con la politica alla ricerca del consenso.
“L’interesse è che sia erogato un servizio di qualità ad un prezzo equo ed allineato”. Concetto condiviso, con l’eccezione di “allineato” perché non se ne capisce il significato e la finalità. La realtà è che siamo lontani dagli obiettivi e la soluzione di “buon senso” proposta ci allontana ulteriormente.
Non sono tanto arrogante da ritenere che il mio buon senso possa indicare il corretto percorso per realizzare gli obiettivi di “efficienza, efficacia ed economicità” del servizio idrico. Per questo motivo ho approfondito la questione, esaminato atti, documenti e bilanci, confrontandomi anche con le leggi e sono arrivato alla convinzione che il percorso tracciato sia sbagliato. Posso anche sbagliarmi ma la proposta che si vorrebbe realizzare non fornisce alcuna spiegazione sulle modalità, termini, costi e tempi. Dovremmo solo fare atti di fede, per me è molto difficile, e affidarci al buon senso altrui. Non mi fido del mio buon senso, come posso fidarmi di quello di altri?
Se, inoltre, il buon senso è quello che consente di affermare che molte sono le positività realizzate nel nostro territorio con le decisioni difficili assunte dalla politica, temo che, oltre alla mancanza di buon senso, ci sia anche molta cecità. Sarebbe opportuno smetterla con le semplici enunciazioni e con atteggiamenti da continua campagna elettorale. Fare analisi dei dati, anche statistici, è necessario per capire la realtà rendendosi conto che negli ultimi anni questo territorio è stato caratterizzato solo da negatività. L’aumento delle tariffe dell’acqua per nascondere le diseconomie, gli sprechi e le velleità finanziarie sono un’ulteriore negatività. Anche per questo il Comitato Acqua Pubblica afferma: “si scrive acqua, si legge democrazia”.

Il 2 agosto torna in assemblea soci il bilancio Idrolario con aumento delle tariffe. Sarebbe meglio farsi rimborsare gli utili di Lario Reti Holding.

idrolarioIl prossimo 2 agosto è convocata l’assemblea di Idrolario per approvare, tra l’altro, il bilancio 2012.
Il bilancio era stato bocciato nell’assemblea del 11 luglio scorso perché chiudeva con una perdita di circa 2,5 milioni di euro che, secondo alcuni sindaci, quelli che hanno votato contro il bilancio, poteva essere evitata semplicemente prevedendo l’aumento delle tariffe anche retroattivamente per il 2012 e escludendo il rimborso della remunerazione del capitale investito (abrogata dal referendum del giugno 2011) per gli ultimi mesi del 2011.
Il bilancio non è un atto di fantasia e nemmeno un elastico. Il bilancio, in una società di capitali, viene redatto sulla base di principi e criteri fissati dal codice civile e da principi contabili, nazionali e europei, che non sono derogabili. I principi di redazione del bilancio, art. 2423 codice civile (cito la disposizione legislativa non per eccesso di tecnicismo ma per sottolineare che non è una mia opinione – ndr), sono chiarezza, veridicità e correttezza.
Gli amministratori, in conclusione della Nota Integrativa, dichiarano “Il presente bilancio, composto da Stato Patrimoniale, Conto Economico e Nota Integrativa, rappresenta in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria nonché il risultato economico dell’esercizio e corrisponde alle risultanze delle scritture contabili.”
Il Collegio Sindacale al quale competono le questioni di legittimità e non di merito, nella sua relazione accompagnatoria, dichiara “Il Collegio ritiene che il bilancio al 31 Dicembre 2012 così come presentato dal consiglio di Amministrazione, rappresenti in modo veritiero, corretto e prudenziale la situazione patrimoniale e finanziaria della società ed il risultato economico dell’esercizio.”
I soci che non approvano il bilancio chiedono che venga modificato inserendo la retroattività della tariffa e l’annullamento del rimborso della remunerazione del capitale investito.
Se gli amministratori e i Sindaci (Collegio sindacale) recepiranno la proposta dei Sindaci (Comuni), modificando il bilancio e certificando nuovamente il bilancio, quale dei due bilanci è chiaro, veritiero e corretto? Il primo o il secondo? Se i principi sono rispettati nel primo, come possono essere rispettati anche nel secondo o viceversa? Non può esistere coerenza della dichiarazione e della certificazione di un bilancio che chiude con una perdita, 2,5milioni di euro, e dello stesso bilancio che chiude però in utile. Forse sono i misteri della politica che riesce a far diventare coerenti anche le incongruenze e le contraddizioni.
È possibile per l’assemblea dei soci modificare il bilancio in sede di approvazione? La dottrina non è concorde anche se la prevalenza ritiene che l’assemblea possa approvare o non approvare il bilancio e non apportare modifiche. Non ho trovato giurisprudenza, sentenze, ma, se qualcuno impugnerà il bilancio modificato e approvato, potrebbe costituirsi “il caso”. La responsabilità della redazione del bilancio compete agli amministratori e la certificazione al Collegio sindacale. Se il bilancio, con le modifiche volute dai soci, non rispettasse i canoni previsti dal codice civile e dai principi contabili, le responsabilità, anche penali, ricadrebbero sugli amministratori e sui revisori.LRH
Stiamo a vedere cosa succede; c’è sempre da imparare.
Non sarà tollerato l’aumento delle tariffe anche per il 2012 e nemmeno la soppressione del rimborso della remunerazione del capitale voluto dalla maggioranza degli italiani, e anche dei lecchesi, con il referendum per l’acqua pubblica del 2011.
I Comuni soci dovrebbero attivarsi per ottenere il rimborso degli utili realizzati da Lario Reti Holding (10/15milioni di euro) che i cittadini hanno pagato con le bollette dell’acqua, diventate troppo care, e che non sono andate a beneficio della collettività rafforzando solo la capacità finanziaria, per operazioni estranee al servizio pubblico, di Lario Reti Holding. Può essere fatto nel 2013 e, con questo, coprire le perdite degli esercizi precedenti e ripristinare la capacità finanziaria di Idrolario senza gravare sui Comuni e sui cittadini.
Gli utili e il patrimonio di Lario Reti Holding sono dei cittadini, tutti, e di nessun altro. Devono essere limitati alla copertura degli investimenti nel miglioramento dei servizi pubblici o restituiti ai cittadini anche attraverso la riduzione delle tariffe e delle bollette.

Replica ai presidenti dell’Ufficio d’ambito e della Conferenza dei Comuni e all’Assessore provinciale

brivio strina signorelliIl comunicato di Virginio Brivio, Carlo Signorelli e Paolo Strina, [leggi comunicato] con sorpresa, afferma che l’opzione finale sarà l’affidamento all’azienda che nascerà dall’uscita di Idroservice da Lario Reti Holding e dalla incorporazione di Idrolario. L’azienda è una definizione definita e l’azienda speciale è l’unico forma di azienda che può “nascere”. L’Azienda Speciale sarà, quindi, il gestore del servizio idrico in provincia. La dichiarazione del Presidente dell’Ufficio d’ambito e sindaco del capoluogo, dell’assessore provinciale e del Presidente della Conferenza dei Comuni è un impegno e una garanzia.
Il percorso per arrivare all’Azienda Speciale, però, continua a preoccupare. La conferenza dei comuni, secondo gli estensori del comunicato, si è espressa a larghissima maggioranza. 50 comuni presenti su 90, voto contrario di Merate, Mandello, Olginate, Cernusco, Crandola, Castello, Lomagna e astensione di Robbiate, Calolziocorte e Barzio (circa il 20% della popolazione provinciale), è, probabilmente, una débâcle; non credo che il disinteresse sia la causa delle assenze. È una maggioranza, ma non larghissima. Le enfatizzazioni sono sempre una distorsione della realtà e, inserite in un comunicato, possono indurre confusione. Aspettiamo i verbali della conferenza per una analisi più precisa.
“La scelta è chiara così come il percorso fin qui seguito”, precisa il comunicato. La scelta di una parte, maggioritaria, dei sindaci è chiara ma potrebbe, senza condivisione unanime, non essere realizzabile. È un “indirizzo” e non una scelta. La conferenza esprime un parere, pur vincolante, ma la delibera finale compete al Consiglio Provinciale. Forse, avendo già deciso nelle sedi dei partiti, è ritenuta definitiva. Ma c’è anche una proposta, sottoscritta da 1.500 cittadini, con un indirizzo diverso, che deve essere discussa e che spero non venga ignorata. Le proposte dei cittadini, rispettose delle forme e dei regolamenti, hanno lo stesso diritto e la stessa dignità delle proposte dei sindaci; si chiama democrazia partecipata. Può anche non piacere ma non può essere ignorata.
Curioso è definire chiaro il “percorso fin qui seguito”. Quale percorso? L’unico atto sin qui compiuto è la costituzione di Idroservice, una operazione societaria non di competenza della Conferenza con qualche dubbio di legittimità per vari motivi che vanno dal mancato rispetto della legge, dello statuto e che non è stata deliberata dai Comuni soci di Lario Reti Holding.
E il percorso successivo? Il comunicato sottolinea che il servizio, a regime, sarà affidato, in house, ad una società a totale partecipazione pubblica e controllo analogo che unirà il ramo idrico di Lario Reti Holding a Idrolario. Cosa significa “a regime”? Quando si avrà una situazione “a regime”? La delibera dell’Ufficio d’Ambito indica nel 30 giugno 2014 il termine per l’affidamento del servizio alla nuova società che dovrebbe perfezionare l’aggregazione prima dell’affidamento. Entro la stessa data, la società dovrebbe avere soci tutti i 90 comuni della provincia e la partecipazione dovrà essere proporzionale al numero degli abitanti. È una condizione essenziale, prevista dalla delibera dell’Ufficio d’Ambito a pena di risoluzione automatica dell’affidamento in caso di non realizzazione, che nel comunicato viene completamente ignorata. Come mai questa dimenticanza? Possono spiegarlo? Non a me, ai cittadini che hanno il diritto di essere informati.
Per un percorso chiaro, sarebbe stato opportuno predisporre, invece di generiche enunciazioni, un piano dettagliato con la spiegazione delle modalità, dei tempi, dei costi necessari per realizzare la società unica ma anche gli aspetti positivi e negativi. Perché non è stato ancora predisposto il piano degli esborsi dei Comuni per acquisire o riallineare le quote di Idroservice? Forse perché i Comuni, in difficoltà economiche per i patti di stabilità, avrebbero seri problemi ad aderirvi. Se avessero cognizione che il contrario, l’affidamento a Idrolario con trasferimento della struttura di Idroservice, richiederebbe esborsi notevolmente inferiori, la pseudo larghissima maggioranza potrebbe anche diventare minoranza. Perché non vengono fornite complete informazioni?
L’indebitamento di Idrolario e le relative difficoltà finanziarie, che incutono paura e indirizzano la scelta, sono le uniche informazioni fornite, auspicando che non siano anche tendenziose. È indubbio che sia in corso un’azione di dequalificazione di Idrolario. Le dichiarazioni del presidente di L.R.H. nell’assemblea del febbraio scorso, la presentazione di un piano finanziario incompleto e non documentato che prevede un fabbisogno finanziario di 29milioni di euro, stranamente chiamata perdita, e la mancata approvazione del bilancio 2012 sono fatti incontestabili ma ingiustificati. Il problema non si risolve con una semplice operazione societaria e l’indebitamento trasferito a Idroservice non si estingue. Gli attuali soci di Lario Reti Holding non possono rinunciarvi perché creerebbero un danno erariale ai propri Comuni.
I sindaci hanno, forse, memoria corta. Si sta ripetendo quello che è già successo nel 2007 con la fusione di alcune società del settore idrico e una del settore gas in Lario Reti Holding. La ragione, anche allora, era l’indebitamento delle società del settore idrico. L’indebitamento dell’epoca non è stato pagato, ha cambiato nome e, oggi, i Comuni, già soci di Acel spa, presentano il conto. Il conguaglio necessario per portare tutti i comuni in Idroservice avrà dei beneficiari, i Comuni ex Acel. Sono gli stessi Comuni, 86,82% di Lario Reti Holding e 39,98% della popolazione provinciale (evidente lo squilibrio) che in questi anni hanno beneficiato degli utili prodotti con il servizio idrico, causa principale della perdita di Idrolario e conseguente aumento delle tariffe e delle bollette. Non dimentichiamo i Comuni comaschi che, con queste strane operazioni, hanno visto cancellati i debiti delle società di cui erano soci, incassano annualmente una quota di dividenti e saranno anche liquidati per cedere la propria quota di Idroservice. Incredibile!
La ferrea logica dei partiti e la sottomissione alle loro direttive provoca queste situazioni. La qualità della gestione dei servizi non è una questione politica, è la risposta che i cittadini attendono dopo aver, ad ampia maggioranza, stabilito che l’acqua deve restare pubblica.
Incredibili i non velati toni minacciosi dell’ultima parte del comunicato. Non ci sono limiti alla democrazia partecipata se non costituisce una limitazione della democrazia stessa; un buon ripasso della Costituzione sarebbe necessario. Il buon senso è un concetto astratto, è solo un opinione che può anche essere diversa e non condivisa, ritenersi depositari del buon senso è solo presunzione e arroganza. La pazienza è uno stato personale e chi ha scelto di svolgere un ruolo istituzionale deve averne più di altri; essere eletti democraticamente non trasferisce la titolarità o la proprietà dell’ente, è solo un mandato conferito dagli elettori. I sindaci non sono esonerati dal vincolo di mandato come la Costituzione prevede per i parlamentari.
Esprimere opinioni diverse non è ostruzionismo o strumentalizzazione, è solo un diritto che nessuno può impedire. Cercare di impedirle è grave, specialmente da parte di sindaci, eletti democraticamente dai cittadini, poterle esprimere è normale.
Innervosirsi non serve a nulla e non consente il superamento delle diversità di opinioni, crea solo contrapposizioni ed irrigidimenti. Anche i cittadini, che continuano a pagare per le inefficienze e le diseconomie cominciano ad innervosirsi. Noi chiediamo solo che, affermato il principio dell’acqua pubblica, che sembra condiviso, la gestione pubblica garantisca efficienza, efficacia ed economicità, mi ripeto ma sono principi forti ed indisponibili. Il pubblico e basta non è sufficiente.

Bocciato il bilancio 2012 di Idrolario.

L’esercizio 2012 di Idrolario chiude con una perdita di € 2.871.678,38 che si aggiunge alle perdite precedenti  per un totale di € 3.701.620,20. Le perdite hanno sempre una causa e una ragione. Soci normalmente attenti, che, peraltro, nel caso specifico sono anche investiti del “controllo analogo”, dovrebbero fare i necessari approfondimenti e fornire indirizzi e strumenti di correzione. L’oggetto dell’attività di Idrolario è un servizio primario, l’acqua, per la quale i criteri di efficienza, efficacia ed economicità sono fondamentali. La perdita conferma che tali criteri non sono stati adottati e gli obiettivi non sono stati raggiunti.
In assemblea, però, avviene un’altra cosa. Sindaci, o loro delegati, di alcuni Comuni, che rappresentano la maggioranza dell’assemblea, optano per una diversa soluzione. Decidono di non approvare il bilancio. Inquietante è la motivazione che ha determinato questa decisione. Il Consiglio di Amministrazione, predisponendo il bilancio, ha ritenuto corretto e rispettoso delle disposizioni vigenti non prevedere l’aumento tariffario per il 2012 e ha previsto il rimborso per l’anno 2011 della “remunerazione del capitale investito” abrogata dal referendum del 2011. I Sindaci che hanno bocciato il bilancio hanno eccepito proprio questi due punti che, se ignorati, avrebbero consentito la chiusura dell’esercizio in utile.
Non intendo affrontare il problema delle perdite, l’ho già fatto, e, comunque, non riguarda la gestione ma il modello sbagliato con l’aggiunta di eccessive e incomprensibili agevolazioni a Lario reti Holding ora Idroservice. La questione è il metodo. I Sindaci sono eletti dai cittadini per rappresentarli e per garantire servizi. La risposta dei Sindaci, non tutti per fortuna, al contrario è di far pagare ai cittadini costi impropri e inefficienze. Probabilmente sono convinti che i cittadini, considerata l’esiguità della cifra individuale, non se ne accorgano.  Sempreché qualcuno non glielo dica e non glielo spieghi. E allora provo a spiegarlo io. Le modifiche proposte dai Sindaci che non hanno approvato il bilancio dovrebbero ammontare a circa 4 milioni di euro e, considerato il numero di famiglie in provincia, il costo medio per famiglia sarà di sole 30 euro all’anno al quale si aggiungeranno le circa 40 euro all’anno dall’aumento tariffario adottato per il 2013. In fondo che cosa sono 70 euro? In una provincia dove esistono numerose famiglie che vivono con la pensione minima e che devono provvedere ai figli senza lavoro, dove esistono disoccupati e cassaintegrati in costante crescita a causa delle chiusure delle aziende, sempre più numerose, è una somma importante che si aggiunge a tutti gli inasprimenti fiscali, IVA, IMU e accise, all’eliminazione o riduzione di servizi da parte degli enti locali. È una somma importante che contribuisce a creare disagio sociale e indigenza.
Chi non vuole trasferire costi alle famiglie, e tra questi per fortuna parecchi Sindaci, viene però definito ideologico e, magari, populista.
Nel bilancio di Idrolario è spiegato che la situazione congiunturale fa aumentare la morosità da parte di utenti che non riescono a pagare regolarmente le bollette; la causa è l’indigenza di troppe famiglie. Le Istituzioni devono essere lo strumento per rimuovere le cause dell’indigenza e invece, con questi atteggiamenti, la fanno crescere. La morosità contribuisce a formare la perdita, mi stupisce che questi Sindaci “illuminati”  non abbiano ipotizzato ulteriore provvedimenti a tutela della società e non dei cittadini, magari anche la sospensione dell’erogazione dell’acqua.
Tutte queste anomalie sono la conseguenza dell’aver considerato l’acqua un servizio a rilevanza economica mentre, per la indispensabilità dell’acqua, dovrebbe essere trattato alla stregua di un servizio sociale primario completamente estraneo ad ogni valutazione di natura economica. Così si è espressa, di fatto, la maggioranza degli Italiani con il referendum del 2011. Anche per questo motivo ritengo che l’acqua non debba essere privatizzata, nemmeno in alcune fasi di erogazione del servizio, e che debba, però, essere migliorata e ottimizzata nella gestione con esclusione di ogni valenza economica se non quello dell’economicità, ossia del minor costo per l’utente. L’unica soluzione che può garantire tutto questo è la trasformazione delle società, caratterizzate da un’impostazione economica, finanziaria e patrimoniale, in Aziende Speciali che, al contrario, hanno gli unici obiettivi di efficienza, efficacia ed economicità.
I “giochini”, passatemi il termine, che costano ai cittadini e che sono funzionali ad operazioni estranee alla socialità del servizio, non sarebbero possibili in un’Azienda Speciale che è strumentale all’ente pubblico.
La politica e, in particolare, i suoi rappresentanti nelle Istituzioni devono rendersi conto che il popolo è stanco, l’ha già espresso chiaramente ma non è ancora stato capito. Bisogna cominciare ad urlarlo anche sfiduciando chi ha carpito, con il voto, la buona fede. Ogni euro sprecato trasferendone l’onere ai cittadini contribuisce ad impoverire il Paese. Tocca a noi, che tutti assieme rappresentiamo la sovranità, impedirlo.
Per completezza di informazione e per evitare ingiuste generalizzazioni, ritengo corretto elencare i Comuni che, attraverso i propri rappresentanti hanno votato contro il bilancio: Abbadia Lariana, Barzago, Brivio, Cesana Brianza, Civate, Costamasnaga, Cremella, Galbiate, Garlate, Lecco, Malgrate, Missaglia, Montevecchia, Olgiate Molgora, Osnago, Paderno d’Adda, Rovagnate, Valmadrera, Verderio Superiore, Viganò Brianza. Sarebbe interessante conoscere l’atteggiamento dei Comuni di Galbiate e di Lecco sul bilancio nella loro qualità di presidente, il primo, e parte, il secondo, del Comitato Tecnico di Vigilanza che dovrebbe aver visionato il bilancio prima di sottoporlo all’assemblea dei soci e rappresentare i Comuni per garantire il “controllo analogo”. Di questo disastro, forse, hanno maggiore responsabilità dello stesso Consiglio di Amministrazione.

Lario Reti Holding e il controllo analogo

Il “controllo analogo”, il requisito essenziale per l’affidamento “in house providing” del servizio idrico integrato, fissato dalla normativa comunitaria, è il controllo che i Comuni eserciterebbero qualora il servizio fosse erogato direttamente dal Comune. Questo significa che i Comuni devono poter esercitare sulla società un controllo sostanziale e formale su tutti gli atti e operazioni che la società realizza limitando i poteri del Consiglio di Amministrazione al quale resterebbe solamente la funzione di gestione e di esecuzione degli indirizzi provenienti dai Comuni.
Il controllo analogo è incompatibile con la normativa del codice civile che regola le società per azioni e le società a responsabilità limitata. Nelle società per azioni, il codice civile non prevede nemmeno la possibilità di un controllo ordinario da parte dei soci. Solo con la disponibilità ad una forma di sottomissione, da parte del Consiglio di amministrazione, alle volontà dei Comuni si può realizzare una forma di controllo analogo non legale ma di fatto.
La questione, e l’eccezione di chi non condivide l’affidamento del servizio idrico a Idroservice, sta, in linea principale, nella considerazione che è irrealizzabile tale controllo in una società di secondo livello, partecipata unicamente da L.R.H., che, pure, non è assoggettabile al controllo analogo.
Provo a spiegarmi meglio con l’esempio di un atto, perfettamente legittimo dal punto di vista giuridico, realizzato senza tener conto delle volontà dei Comuni azionisti: lo spin-off realizzato nel dicembre 2012. Per sgombrare il campo da eventuali dubbi circa la legittimità dell’operazione, sottolineo che la competenza a deliberare l’operazione era del Consiglio di Amministrazione che, quindi, ha operato nel totale rispetto della legge.
Il nodo sta proprio nella questione che atti legittimi impediscono il controllo analogo e la funzione di indirizzo dei Comuni.
Nel giugno 2012 l’assemblea di Lario Reti Holding si è riunita per raccogliere il consenso e l’indirizzo per il progetto di Spin Off, in tale occasione ampiamente illustrato anche per gli aspetti economici e di prospettiva. Fin qui tutto bene.
La perplessità sorge guardando lo statuto di Lario Reti Holding. L’art. 12 dello Statuto di L.R.H., che regolamenta l’Assemblea Straordinaria, prevede, per il cambiamento dell’oggetto sociale, il voto favorevole dei 4/5 (80%) del capitale sociale. L’operazione di spin-off, di fatto, cambia l’oggetto sociale, trasformando la società da operativa in “holding” vera e propria, ma i Comuni azionisti favorevoli, nell’assemblea “straordinaria” (in realtà è un assemblea ordinaria ma nel verbale è chiamata straordinaria proprio per sottolinearne la specificità – ndr), sono stati il 66,35%, inferiore all’80%.
E’ evidente che l’indirizzo dei Comuni non è stato tenuto in alcuna considerazione poichè, in caso contrario, non disponendo del voto favorevole previsto dallo Statuto, il C.d.A. di L.R.H. non avrebbe dato esecuzione, nel dicembre 2012, all’operazione di spin-off.
Il 27 giugno prossimo L.R.H. ha convocato un’assemblea con oggetto, tra l’altro, il mandato a procedere per la fusione di Idrolario in Idroservice. Come si comporterà il CdA, che può deliberare autonomamente, se l’assemblea esprimesse un voto favorevole inferiore all’80%? procederà comunque con la delibera di fusione? Sarebbe un atto legittimo ma incompatibile con il principio dell’indirizzo e del controllo analogo. E i Comuni accetterebbero ancora una volta un atto non condiviso?
Del resto non meraviglierebbe un atteggiamento di L.R.H. autonomo rispetto alla volontà dei Comuni considerato che ha convocato un assemblea per ricevere il mandato per un’operazione non ancora definita e deliberata dai livelli istituzionali competenti, Ufficio Ato e Consiglio Provinciale. E’ in corso un acceso dibattito pubblico con riferimento al soggetto cui affidare la gestione del servizio idrico, gli enti istituzionali preposti non si sono ancora pronunciati, al di là delle tendenze, e L.R.H. procede come se fosse certa dell’affidamento a Idroservice. Non è più solo una questione di controllo analogo, è una prevaricazione nei confronti degli enti pubblici dai quali la società dovrebbe dipendere. Lascio ai lettori la definizione di un simile atteggiamento.

Una società unica rapportata al “peso demografico” dei Comuni.

Nel nostro Paese il caos è sinonimo di politica o, meglio, la politica è sinonimo di caos. Gli italiani se ne sono resi conto e il 50% manifesta il suo dissenso con il “non voto”. Gli unici a non rendersene conto sono i politici a ogni livello istituzionale, locale o nazionale, che lo alimentano perché la politica è solo una guerra di “bande” e “sotto bande”. In un Paese in cui le persone stanno sempre più diventando povere, senza lavoro e senza prospettive, con enormi difficoltà ad affrontare i problemi quotidiani, l’unico dibattito è la riforma della parte seconda della costituzione, quella che riguarda l’ordinamento dello Stato. Non sarebbe meglio dare esecuzione alla parte prima, quella riferita ai diritti e doveri dei cittadini, che, ormai, sono rimasti a livello di pura enunciazione? Le “bande”, mi riferisco, nel significato più spregiativo del termine, ai partiti, hanno un obiettivo, acquisire una posizione dominante incompatibile con il disagio sociale estraneo agli interessi particolari di qualcuno.
Credere che la politica locale possa affrontare la questione dell’acqua, bene comune ed essenziale alla vita umana, nella logica del servizio sociale è utopia. Oltre 40 milioni di euro di entrate annuali tariffarie e oltre 600 milioni d’investimenti nel prossimo trentennio, un giro finanziario nel trentennio di oltre 2 miliardi di euro, sono una montagna di denaro allettante che l’affidamento del servizio definitivo a una società pubblica o a un’azienda speciale, sottrarrebbe dalle logiche finanziarie, unica aspettativa del processo di privatizzazione.
IdroserviceL’operazione di “spin off” realizzata da Lario Reti Holding, nel dicembre scorso, ha finalità di natura commerciale e finanziaria e Idroservice, costituita nell’ambito dell’operazione, è funzionale alla privatizzazione del servizio idrico. È una mia affermazione gratuita e infondata? No, è quello che hanno affermato gli amministratori negli obiettivi del progetto.
“La creazione di società di scopo consente aperture alla liberalizzazione e alla privatizzazione” è scritto nel progetto presentato da Lario Reti Holding nel 2011, poco prima del referendum, e mai modificato o negato.
La separazione del servizio idrico è stata realizzata con la costituzione di Idroservice, di cui l’unico socio della stessa è Lario Reti Holding, in contrasto con la normativa comunitaria essendo una società di secondo livello, solo qualche mese fa, pur con il dibattito aperto sull’affidamento del servizio in house. Perché non si è atteso l’esito del dibattito e non è stata costituita una società partecipata direttamente dai Comuni? Perché si rinvia di due anni il passaggio delle quote di Idroservice ai Comuni? Le ragioni tecniche addotte sono false, coprono altri obiettivi. Sicuramente l’affidamento a Idroservice avvantaggia i Comuni dell’area lecchese, gli ex azionisti di Acel, e penalizza i Comuni del meratese e del casatese. Strano che proprio quest’ultimi, escluso Merate, siano sostenitori dell’affidamento del servizio a Idroservice. Spesso le direttive di partito vanno oltre gli interessi pubblici.
L’affidamento del servizio a Idroservice ed il differimento di due anni del trasferimento della partecipazione ai Comuni potrebbe anche essere attendista di una possibile e probabile evoluzione legislativa che riproponga la privatizzazione del servizio.
Fantapolitica? Nel nostro Paese è abbastanza usuale, su temi non condivisi dalla gerarchia delle “bande”, disattendere gli esiti referendari scomodi con provvedimenti legislativi magari diversamente denominati.
L’art. 4 del D.L. 13.08.2011, poi abrogato dalla Corte Costituzionale perché reiterava la norma abrogata dal referendum, riproponeva, due mesi dopo il referendum, la privatizzazione. Le dichiarazioni del premier Monti e del ministro Passera, hanno sempre affermato la necessità della privatizzazione dei servizi pubblici, compreso l’acqua. L’attuale Governo è, nei fatti, la continuazione delle politiche del precedente ed è sostenuto dalla stessa maggioranza.
L’affidamento temporaneo, sino al 31.12.2013, del servizio a Idrolario è un paradosso perché impedisce un piano industriale e di investimenti che deve essere pluriennale. Celava una volontà preordinata ad un obiettivo diverso, quello che si sta realizzando.
Non è un caos e nemmeno una farsa. Tutte le motivazione che giustificherebbero l’affidamento a Idroservice, sono solo fantasie assurde ma non inconsapevoli.
L’impossibilità della semplice compensazione, in ipotesi di fusione, dei debiti e crediti è innegabile. Le due società hanno partecipazioni diverse, la compensazione sarà possibile solo in presenza di un conguaglio che potrà essere in denaro o con scambio di quote. Poiché niente avviene per caso e senza ragioni, a chi giova tutto questo?
Volendo perseguire un obiettivo finalizzato all’erogazione di un servizio pubblico essenziale, l’acqua, e tenendo in giusto conto anche gli effetti sociali connessi, la via è molto più semplice e meno onerosa di tutte le ipotesi in campo attualmente.
Sono sufficienti due operazioni.
Trasformazione di Idrolario in società per azioni prevedendo due categorie di azioni, una che rappresenta il patrimonio idrico e una che rappresenta il servizio, e contestuale delibera di aumentoidrolario del capitale aperto anche ai comuni non soci e limitato alle azioni relative al servizio. Questo consentirebbe di avere un servizio con il controllo analogo di tutti i Comuni della Provincia e rapportato al “peso demografico” con un costo minimo per i Comuni che devono aumentare le proprie quote di partecipazione o diventare soci.
L’altra operazione è il trasferimento del ramo d’azienda costituito dal servizio, beni e lavoratori, a Idrolario con corrispettivo uguale a zero e con la compensazione di almeno il 50% del debito di Idrolario nei confronti di Idroservice.
I tempi di realizzazione potrebbero essere molto brevi, qualche settimana, ed i costi molto contenuti, 10/15 mila euro, senza perizie e consulenze onerose.
Le difficoltà, purtroppo, sono altre. La volontà, innanzitutto, di risolvere i problemi di gestione del servizio idrico in funzione dell’interesse collettivo, la convergenza sull’obiettivo, peraltro affermato da tutti, di mantenere il servizio nell’area pubblica.
Restano da definire i criteri di gestione del servizio che devono anche essere maggiormente trasparenti e non hanno costi, è solo questione di metodi e di uomini. Non è ammissibile che il Consiglio di Amministrazione di Lario Reti Holding, realizzi un operazione societaria che condiziona e prevarica il dibattito pubblico senza una reale partecipazione dei Comuni soci. È pure inammissibile che il Consiglio di Amministrazione di Idrolario, a oggi, non abbia ancora reso pubblico il bilancio 2012 pur avendo ipotizzato un fabbisogno finanziario di quasi 30 milioni di euro entro la fine del 2013, influenzando parecchi degli orientamenti emersi. Non poter disporre del bilancio 2012, sei mesi dopo la chiusura dell’esercizio, è un grave inadempimento degli amministratori perché, nel frattempo, potrebbe crearsi una situazione negativamente irreversibile senza che i soci ne siano informati.
Il “controllo analogo” non è una teoria è un atto e un fatto concreto. Idrolario, non fornendo il bilancio 2012, anche se considerata conforme all’indirizzo della normativa comunitaria, è la dimostrazione che, nelle società di capitale, il “controllo analogo” non è realizzabile.
Se si vuole mantenere il servizio idrico nella sfera pubblica, anche lo strumento di gestione deve essere di orientamento pubblico. Lo strumento esiste, si chiama Azienda Speciale e dovrà essere realizzata in tempi brevissimi perché i cittadini, in primis, devono sentirsi parte e non solo utenti del servizio.

Il PD, si spieghi meglio.

p.d.Il comunicato del PD [vedi], che ripete il documento dei dieci sindaci, testimonia come la gestione dei servizi non sia soggetta al controllo analogo dei Comuni ma alle direttive dei Partiti in una confusione di ruoli e funzioni non più accettabile.
Comunque merita un commento. I partiti dovrebbero smetterla di parlare per slogan, dovrebbero spiegare puntualmente le affermazioni e le posizioni che assumono.
Il PD individua nella società di diritto privato, a capitale interamente pubblico, lo strumento più idoneo “in quanto tale strumento è in grado di garantire la qualità e la trasparenza della gestione e la tempestività delle decisioni”. Ne prendo atto, però chiedo di spiegare la ragioni per cui sarebbe più idoneo, non è sufficiente affermarlo. Le opinioni sono tutte legittime ma devono essere spiegate e non imposte come sono abituati i partiti.
Non c’è nessuna differenza operativa e gestionale tra l’Azienda Speciale e la società di diritto privato, non è una mia opinione, è la legge. Salvo che la legge debba essere considerata alla stregua di una opinione. L’unica differenza non è gestionale ma è nella natura dei due diversi soggetti. La società di capitale privilegia il capitale e il rapporto tra soci non può essere diverso dalla quota di partecipazione. L’Azienda Speciale è un ente strumentale dei Comuni che privilegia il servizio. È pura fantasia pensare che la partecipazione societaria possa essere rapportata al “peso demografico”. Si può fare, ma è necessario un movimento di denaro che con i patti di stabilità ritengo abbastanza incompatibile. Ho già cercato di spiegarlo in un mio precedente commento ma, forse, non sono riuscito e, allora, ho predisposto una tabella  [vedi] che riepiloga i movimenti del capitale necessari per riequilibrare in base al “peso demografico”. Nell’ultima colonna sono indicati con il colore rosso gli importi che i comuni devono pagare e in colore nero gli importi che i comuni incassano. I Comuni comaschi, azionisti di Lario Reti Holding, sono felici, in un momento di ristrettezze per i comuni si portano a casa quasi 450mila euro. Come siamo bravi noi lecchesi. Ho provato con altre ipotesi, come l’aumento di capitale, ma la situazione peggiora. Qualcuno di opinione diversa obietterà che la mia è una valutazione ragionieristica e non politica. Un valore patrimoniale si scambia con un pari valore di denaro, altrimenti si rischia di produrre “danno erariale”, evitarlo è politica. Sottrarre denaro ad un comune perché ne benefici un altro, quando si può evitare, è politica. Per l’Azienda Speciale il problema non si porrebbe perché il rapporto basato sugli abitanti è naturale.
Spesso i sostenitori dell’Azienda Speciale sono tacciati di sostenitori di una posizione ideologica. Essere “ideologici” significa accettare acriticamente una posizione e difenderla contro qualsiasi logica. Mi sembra che “ideologici” siano parecchi sindaci e la politica mai disponibili a rimettersi i n discussione.
Un altro motivo per il passaggio a Idroservice, sarebbe l’eccessivo credito IVA che richiederà tempi lunghi per ottenerne il rimborso. L’assurdo, però, è che poteva essere evitato. Nel bilancio di Lario Reti Holding è indicato un credito nei confronti di Idrolario di 10,6 milioni di euro, di cui € 1.839.670 per IVA. Oggi, dopo cinque mesi è certamente aumentato. L’importo IVA è parte del credito complessivo di Idrolario mentre Lario Reti Holding lo ha versato all’Erario; adesso Lario Reti Holding chiede gli interessi per il ritardo del pagamento da Idrolario. Ma, almeno per l’IVA, Idrolario avrebbe potuto ridurre il suo credito verso l’Erario e non sarebbe stata in ritardo nel pagamento mentre Lario Reti Holding avrebbe potuto non versarlo. Non lo dico io, lo dice l’art. 6, comma 3° della Legge IVA. Mi scuso ancora una volta per il ricorso a numeri e leggi, non amo esprimermi con semplici enunciazioni, preferisco dati e elementi certi e inconfutabili.
Tutti gli altri vincoli che si vorrebbe porre a Idroservice, l’ho già spiegato in un mio recente commento e non voglio ripetermi, sono cose scontate o in contrasto con le norme del codice civile, le uniche applicabili alle società di diritto privato.
Affidare il servizio, anche temporaneo, a Idroservice, società non partecipata direttamente dai comuni, quindi di secondo livello, è in contrasto con la normativa comunitaria, unica rimasta in vigore dopo il referendum del 2011, è illegittimo ed inammissibile e potrebbe dare origine ad impugnazioni con tutti gli effetti e conseguenze per le società, per il servizio e per chi l’ha avallato. Questo è giusto ribadirlo.