Un Governo gialloverde, e adesso cosa succede?

Non sono simpatizzante del M5S e, tantomeno, della Lega. Il 4/3 non ho votato nessuno dei due, anche se ho fatto molto fatica ad  individuare chi votare, comunque ho votato a sinistra.

Non condivido diverse parte del contratto, ma nemmeno condivido un contratto come accordo programmatico di governo.

Ritengo, in particolare, la “flat-tax” contraria ai principi costituzionali di progressività e di redistribuzione della ricchezza, favorendo solo i redditi alti. Credo che se l’obiettivo è quello di favorire la crescita bisogna ridurre l’IVA indirette e le accise che, non essendo rapportati al reddito, pesano in misura maggiore sui redditi bassi. La riduzione dell’IVA e delle accise favorisce i consumi e produce effetti diretti sullo sviluppo.

Mi preoccupano moltissimo l’atteggiamento nei confronti degli emigrati, le dichirazioni di Salvini e questa ipotesi di accordo con il premier ungherese Orban. Non voglio sottovalutare un problema enorme che vede, tutti gli anni, migliaia di uomini, donne e bambini morire in mare e un modello di accoglienza violento che emargina e ghetizza. Il problema deve essere affrontando nella logica della solidarietà e, perchè no, della fratellanza. Stiamo parlamdo di uomini, donne e bambini non di cose e nemmeno di animali.

Cionostante guardo a questo governo con attenzione. Questo Paese aveva bisogno di un radicale cambiamento della politica e dei suoi interpreti.

Questo è un cambiamento! Tutti i cambiamenti, in specie quelli radicali, un po’ rivoluzionari, presentano sempre delle incognite, è nella natura dei cambiamenti. Sarà necessaria maggiore tensione e attenzione da parte di tutti i cittadini, senza pregiudizi, nè negativi e nemmeno di schieramento, sarà necessaria una maggiore partecipazione.

Del resto mi preoccupa molto anche la falsità. Definire scandaloso un accordo di governo perchè fatto tra due forze che in campagna elettorale si sono contrapposte, è strumentale e falso. È quello che è sempre successo e che nel 2013 ha data origine ad una maggioranza con PD e NCD, di cui forse era parte anche Giulio Boscagli, a danno di SEL che si era presentata, in coalizione con il PD.

Dovremo dimenticarci una opposizione attiva e costruttiva da parte dei vetero partiti perchè sarà solo il livore a guidare la loro azione politica. Toccherà a tutti noi cittadini svolgere un ruolo di opposizione per evitare che eventuali degenerazioni e rischi per la DEMOCRAZIA.

Quando il nuovo Premier, nel discorso di insediamento, afferma che non esistono più destra e sinistra ma esistono quelli che parlano con la “finanza” e quelli che parlano con le “persone”, lascia aperta una porta alla speranza. Con la “finanza”, di solito, parla la destra o la sinistra, che sinistra non è, mentre con le persone parla la sinistra, quella di valori, non quella di schieramento.

Temiamo il rischio di autoritarismo? Suvvia, non scherziamo, viviamo già in un regime autoritario. Non dimentichiamo quello che è successo nel nostro territorio dove, per pure logiche clientelari e di opportunismo di parte, sono stati sottratti documeti a consiglieri comunali chiamati ad esprimersi su quei documenti.

Mi fa sorridere l’editoriale su “Resegoneonline” a firma Giulio Boscagli e non posso esimermi di riprenderne alcune parti. Giusto per evitare confusione.

Condivido che non è espressione di partecipazione il consenso espresso da qualche migliaio di cittadini con un clic. È un inizio e, comunque, è sempre meglio delle decisioni prese da uno solo, come nel suo partito, Forza Italia, e come, avviene, del resto, anche negli altri partiti in una logica puramente spartitoria. Se la partecipazione attraverso un clic non è democrazia, quello precedente, se non un regime autoritario, certamente è un regime oligarchico che ha contribuito ad arrichire i pochi, impoverendo i molti.

Toccherà ai cittadini vigilare perchè siano rispettati i principi della Democrazia. I cittadini non si fidano più di quei partiti che enunciano principi e che si comportano in modo esattamente opposto, anche anti democratico, il 4 marzo l’hanno dichiarato. I cittadini sanno che cosa fanno. Sono i vecchi partiti, tutti, che hanno messo in discussione la sovranità popolare prevista dall’art. 1 della Costituzione. La storia non va citata per convenienza, ma per ricordare. Non possiamo dimenticare che il partito fascista prese il potere grazie al voto favorevole, anche del Partito Popolare (la vecchia Democrazia Cristaina) sulla legge Acerbo.

Smetta per favore di affermare che i valori della famiglia sono tipici della concenzione democratico-cristiana. Non è vero ed è offensivo per chi cristiano non è, come me, eppure ha un’alta concezione del valore della famiglia. Ma non ci si rende conto che imporre la propria verità, anche a chi è estraneo ad una determinata religione, è una forma di integralismo e di intolerranza? Visto che Giulio Boscagli cita un periodo storico specifico, forse senza conoscerlo, lo invito a leggere, se mai l’ha fatto, il Trattato sulla Tolleranza di Voltaire, c’è sempre da imparare.

Siamo un Paese occupato

Bagnasco (Cei) chiede una rifondazione della politica e legge elettorale prima del 2013 (vedi)

Ci risiamo. Ma è mai possibile che nessuno dica a Bagnasco che non è consentito a esponenti di uno Stato straniero esprimere giudizi e opinioni sulla politica italiana?
Ricordiamo a Bagnasco che la nostra Costituzione afferma l’indipendenza e la sovranità dello Stato e della Chiesa ciascuno nel proprio ordine (in parole povere significa che ognuno si fa i fatti suoi in casa propria senza interferire nei fatti dell’altra parte) e che nel 1984, con la revisione dei Patti Lateranensi “fascisti”, questo principio è stato riaffermato e sottoscritto da entrambe le parti.
I temi del rinnovamento della politica, della crisi economica e delle nuove libertà civili sono prettamente italiani e di competenza dei cittadini italiani. Non sono e non devono essere oggetto di esternazioni pubbliche da parte di un organismo (uso di proposito tale termine per dare la giusta collocazione e connotazione temporale), la Chiesa e le sue emanazioni, tutte compreso la CEI, che sono estranea alla vita civile degli italiani. Bagnasco ha affrontato anche i temi della riforma elettorale, della crisi economica, del precariato e ha anche lasciato intuire che un governo Monti bis sarebbe auspicabile e gradito (Sole24Ore). L’Italia è una repubblica democratica libera ed indipendente, non è un Paese occupato. La sovranità è attribuita a tutto il popolo e non solo ai cattolici. Ogni condizionamento imposto a chi non si riconosce nella Chiesa per effetto della sua ingerenza, viola i principi costituzionali che sono l’unico riferimento per garantire la democrazia e le libertà individuale. La Chiesa svolga la sua missione e imponga le sue regole a casa sua, il Vaticano; se qualcuno ritiene ritiene di riconoscersi nei principi della Chiesa è liberissimo di farlo ma è una questione soggettiva sua personale. I laici non credenti lo consentono e lo garantiscono, facciano la stessa cosa i cattolici; si chiama democrazia e libertà individuale ossia laicità.
La laicità per Bagnasco è un’altra cosa: “Il fatto che i cosiddetti valori non negoziabili, cioè quelli che la Chiesa esorta a difendere senza compromessi, siano iscritti nel Vangelo, non diminuisce la legittimità civile e lo spessore di laicità di chi vi si riconosce.” L’egregio signor Bagnasco vuole forse dire che per coloro che non si riconoscono in questi “valori non negoziabili” non esiste la stessa legittimazione civile e lo stesso spessore di laicità? sembrerebbe proprio di si, considerato che vogliono imporli a tutti anche ai non cattolici. Ci avverta, non vorrei fare la fine di Giordano Bruno e di tanti altri come lui.
Anche la questione morale riferita ai nostri politici, non riguarda la Chiesa. E’ una questione italiana e solo gli italiani devono affrontarla. Se il signor Bagnasco è cittadino italiano, ha tutti i diritti di parlarne e discuterne ma in modo privato e non come esponente di uno Stato straniero. Non mi risulta che Bagnasco sia un rappresentante delle istituzione repubblicane elette dal popolo italiano. Nel merito, per favore, credo che lo Stato e l’organizzazione rappresentate da questo signore siano le ultime a poter parlare di malaffare.
I contributi erogati alla Chiesa cattolica per effetto del 8‰ e destinati a esigenze di culto della popolazione, a sostentamento del clero, a interventi caritativi a favore della collettività nazionale o di paesi del terzo mondo sono erogati con le stesse modalità dei contributi ai gruppi politici (nazionali e regionali); sono finalizzate ma senza obbligo di rendiconto. La CEI pubblica annualmente un resoconto raggruppato però senza fornire dettagli.
Nella finanziaria 2005 lo Stato italiano ha dovuto versare 25milioni di euro a ACEA spa (la società che eroga acqua a Roma) perchè il Vaticano si rifiuta di pagare; ad oggi il debito del Vaticano supera i 50milioni. A differenza del Vaticano, dove lo Stato è il Papa, in Italia lo Stato sono gli italiani che hanno dovuto farsi carico di questa inadempienza. Sono gli stessi italiani ai quali si chiedono sacrifici con austerità e tagli. Non è molto diverso dai politici nostrani che si approppriano del denaro degli italiani.
L’art. 7, comma 4, dei Patti Lateranensi modificati nel 1984 afferma il principio che tutti le attività diverse da quelle di religione e di culto sono soggette alle leggi dello Stato e al regime tributario. Non sono d’accordo nemmeno su questa franchigia ma tant’è. Però l’esonero di quello che dovrebbe essere soggetto è una sottrazione di risorse allo Stato, cioè agli Italiani.
Ci sono anche gli scandali finanziari che hanno visto quasi sempre, da Calvi al San Raffaele, la presenza della Chiesa. Anche in tutte queste vicende hanno pagato sempre gli Italiani.
Questo è un Paese occupato e sfruttato dagli occupanti che, probabilmente, costano più dell’attuale degenerazione della politica. Non hanno nemmeno il pudore di evitare, almeno formalmente, l’orientamento della politica italiana.

Perchè sono ateo

Sono ateo perchè non sono credente. Non è una banalità.
Un non credente ha profondo rispetto delle convinzioni personali individuali, è più tollerante perché non subisce condizionamenti fideistici, è più aperto e disponibile al confronto perché ha opinioni e non verità, ha una propria morale e non una morale condivisa o imposta.
Un non credente non può cadere in contraddizioni perché sarebbe in contraddizione con se stesso.
Un non credente vuole il rispetto della propria individualità e per tale ragione ha un profondo rispetto delle altre individualità.
Non si è non credenti perché atei, ma si è atei perché non credenti. Chi non crede arriva a questa conclusione solo in forza di convincimenti personali e non per effetto di enunciazioni o di dogmi.
L’Ateismo non è una fede, una religione o una chiesa e nemmeno un’organizzazione. È l’incontro di opinioni che hanno in comune un punto: l’inesistenza di una o più divinità che regolano la vita degli uomini e della natura.
L’Ateismo, in quanto filosofia della concezione individuale non dogmatica, è per natura, e non per dichiarazione, lontano e contrario alle guerre, alla violenza e a qualunque atto che possa limitare la libertà individuale degli altri.
L’Ateismo non divide ma unisce perché rispettando le libertà individuali realizza i principi di libertà, uguaglianza e fraternità che sono insiti nel concetto di rispetto degli altri.
Le religioni, che dovrebbero avere come missione l’unione degli uomini e dei popoli, sono la prima causa di divisione. Le contrapposizioni religiose sono spesso causa di guerre, di razzismo e di violenza: è la storia che lo insegna.
Lo spirito missionario tendente alla sacralizzazione genera l’intolleranza nei confronti di opinioni diverse dalla verità affermata. Da sempre, anche ai giorni nostri, le religioni sono state lo strumento e la giustificazione delle colonizzazioni cancellando, senza alcuna ragione, intere e millenarie culture ma anche la dignità ed il rispetto degli uomini. Il Papa Pio IX (quello che ha ostacolato, con le armi e con condanne a morte, l’Unità d’Italia sino al 20 settembre 1870), nel 1866, ha affermato che “la schiavitù in quanto tale, considerata nella sua natura fondamentale, non è del tutto contraria alla legge naturale e divina”.
La chiesa cattolica del ‘700 era a fianco dei nobili e contro il popolo per conservare i propri privilegi. Nei giorni nostri il Vaticano è spesso coinvolto in scandali finanziari (non si può dimenticare lo scandalo del Banco Ambrosiano del banchiere di Dio, Roberto Calvi, papa il quasi santo Karol Józef Wojtyla).
Durante l’ultima guerra mondiale la posizione della chiesa, nei confronti dei nazifascisti, delle deportazioni e delle leggi razziali e della protezione e aiuto ai criminali nazisti in fuga, è piena di ombre e dubbi.
È solo una questione di clericalismo? oppure è una questione strutturale e concettuale delle religioni che si identificano, come affermava il curato Jean Meslier (1664-1729), nella fede, “credenza cieca”, principio di errori, di illusioni e di raggiri, nella religione cristiana che autorizza le prepotenze e la tirannia dei grandi, nella falsità della presunta esistenza della divinità e nella falsità dell’idea della spiritualità e dell’immortalità dell’anima.

Il crocefisso nei luoghi pubblici

Il 17 marzo abbiamo celebrato l’unità d’Italia. Contemporaneamente la Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo ha annullato la sentenza del settembre 2009 con la quale si affermava che l’esposizione del crocifisso in classe “è contraria al diritto dei genitori di educare i figli in linea con le loro convinzioni e con il diritto dei bambini alla libertà di religione”.
Il ministro degli esteri, Frattini, soddisfatto per l’esito, ha affermato che il crocefisso riunisce e non divide. Tutte le imposizioni e le coercizioni riuniscono costringendo anche coloro che non le condividono a subirle. Anche nel ventennio fascista l’Italia era unita perché i dissidenti venivano perseguiti e puniti con il confino, il carcere o peggio.
Le libertà individuali, il loro rispetto e garanzia, sancite anche dalla Costituzione, sono un’altra cosa. I simboli religiosi, tutti, rappresentano solo una parte anche se maggioritaria. I simboli religiosi non identificano la storia e nemmeno la cultura di un popolo. L’identità nazionale ha i riferimenti nella bandiera, nell’inno nazionale e, in Italia, nel Presidente della Repubblica. La celebrazione dell’unità d’Italia ha confermato questi principi anche da parte di chi oggi afferma che le comuni radici si riconoscono nel crocefisso. Non c’è mai limite all’ipocrisia.
Le radici di una nazione sono nella sua cultura, nella filosofia, nella letteratura, nell’arte e nella scienza, ma anche nel lavoro e nell’amore per il proprio Paese.
Giacomo Leopardi, Ugo Foscolo, Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Verdi, Giovanni Pascoli, Benedetto Croce, Luigi Pirandello, Giovanni Gentile, Antonio Gramsci, Sandro Pertini, Enzo Ferrari, Roberto Rossellini, Alberto Moravia, Cesare Pavese, Norberto Bobbio, Indro Montanelli, Renato Guttuso, Michelangelo Antonioni, Mario Monicelli, Primo Levi, Nino Manfredi, Pier Paolo Pasolini, Margherita Hack, Enrico Berlinguer, Italo Calvino, Marcello Mastroianni, Lucio Colletti, Nanni Loy, Andrea Camilleri, Umberto Veronesi, Dario Fo, Oriana Fallaci, Umberto Eco, Carmelo Bene, Fabrizio De André sono parte significativa della cultura e dell’identità nazionale. E non erano o non sono credenti.
Il 18,5% della popolazione italiana (fonti Eurispes 2010), si dichiara agnostica o atea e circa il 5% della popolazione aderisce ad altre confessioni religiose. Oltre un quinto della popolazione, perché non cristiana e cattolica e non si riconosce nel crocefisso, non è parte dell’identità e della cultura italiana. L’identità nazionale è ben rappresentata dai cattolici leghisti difensori dell’esposizione del crocefisso nelle scuole e nei posti pubblici ma abbandonano le istituzioni al suono dell’inno d’Italia o dichiarano di usare il tricolore al posto della carta igienica. Signor ministro Frattini anche il crocefisso e la sua strumentalizzazione contro un quinto degli italiani può essere causa, assieme a quelle dei suoi alleati leghisti, di divisione. Durante il Risorgimento, c’è stato chi ha sacrificato la propria vita per dare un’identità nazionale a questo Paese ma anche per garantire democrazia e libertà. Il Vaticano, espressione terrena di quella religione che si identifica nel crocefisso, era parte avversa ed ha ostacolato l’unità del Paese anche dopo il 20 settembre 1870 sino al Concordato e sino ai giorni nostri con continue quanto inopportune ingerenze nelle questioni interne di un Italia laica e indipendente per definizione costituzionale.
Il ministro Frattini si meraviglia del mancato sostegno della vecchia Europa, Francia, Germania, Inghilterra, Spagna, Portogallo. Probabilmente bisognerebbe stupirsi della meraviglia. In Francia, ad esempio, i simboli religiosi non sono ammessi nelle scuole e in tutti i luoghi pubblici, anche nelle piazze, dal lontano 1905 in forza di una precisa disposizione legislativa. Nel 2004 il parlamento francese, con voto quasi plebiscitario, ha esteso il divieto anche all’uso personale di simboli religiosi in luoghi pubblici se configurano ostentazione. La Francia è però una repubblica laica e democratica per cultura oltre che per definizione. Anche negli altri Paesi biasimati dal ministro Frattini ci sono situazioni analoghe nei confronti dei simboli religiosi nei luoghi pubblici. Forse il ministro Frattini, e con lui il Governo e larga parte dell’opposizione, si sentono investiti del ruolo missionario e vogliono evangelizzare anche l’Europa oltre all’Italia violando non solo i principi di democrazia e libertà, siamo abituati ma non rassegnati, ma anche quelli dell’autonomia e sovranità di ogni singolo Stato.
Ma forse è solo ignoranza che spesso è figlia della supponenza.
Il fascismo, in questo Paese, non è stato un episodio isolato. Considerare lo Stato al servizio della politica e non il contrario crea queste distorsioni. Il fascismo costrinse gli italiani a diventare razzisti con le leggi razziali. Oggi vorrebbero farci diventare tutti cristiani e cattolici per disposizione legislativa anche contro la Costituzione. È inaccettabile. Nessuno può privare le persone dei propri diritti inviolabili, quelli previsti dalla Costituzione, compreso il diritto di educare i propri figli nel rispetto dei canoni di convivenza civile e sociale al fuori di ogni ordinamento religioso.
I non credenti sono naturalmente tolleranti e rispettosi delle opinioni degli altri perchè non condizionati dalla fede. Ma in questa situazione sarà gioco forza diventare intolleranti. Intolleranti ai soprusi e alle ingiustizie.
È la stessa intolleranza che ha portato uomini e donne, i partigiani, con alto senso di democrazia e libertà, a sacrificarsi e a dare la vita per sconfiggere il fascismo. È un’intolleranza dovuta e nobile.
La questione del crocefisso non è banale e nemmeno marginale. Dietro questa questione c’è un tentativo di omologazione dell’individuo e della sua personalità. Ognuno deve essere libero di decidere autonomamente se “credere” o “non credere”. È finito il tempo delle missioni.
Molti protagonisti del Risorgimento italiano, gli stessi Garibaldi, ateo, e Giuseppe Mazzini, credente con molti distinguo nei confronti della chiesa cattolica, non identificano l’Italia con il crocefisso.
Nella Resistenza, che ha liberato il Paese dalla dittatura fascista e dalla occupazione nazista, erano presenti cattolici e non cattolici che si sono battuti, sacrificando anche la propria vita, per la libertà e per la laicità dello Stato.
Il ministro Frattini afferma che la sentenza consente il superamento di ”un’ultima ossessione laicista che ha impedito in due consigli dei ministri degli esteri europei di accostare la parola ‘cristiane’ alla parola comunità”. Una affermazione che divide il Paese poiché attribuisce dignità ad una parte degli italiani, i cattolici, e mortifica e umilia l’altra parte escludendola dalla comunità italiana stessa.
Un ministro dovrebbe garantire la realizzazione dei principi fondamentali della costituzione italiana e non sacrificare gli stessi principi al servilismo nei confronti della Chiesa Cattolica e alla possibilità di ottenere consenso elettorale non contrariandola.
Purtroppo anche l’opposizione, silente in questo frangente, assume il medesimo atteggiamento.
Non si tratta di un voto di scambio? Le esenzioni ICI per gli immobili della Chiesa Cattolica (l’estensione altre confessioni religiose è solo dettata dall’esigenza di evitare evidente discriminazione), oppure l’esonero della tassa sui biglietti cinematografici per i cinema parrocchiali sono la stessa cosa.
Il maggiore ostacolo per la realizzazione dell’unità d’Italia è stato il Vaticano anche dopo il 20 settembre 1870. Noi italiani che crediamo e amiamo questo Paese non possiamo accettare di riconoscerci e di unirci sotto un simbolo che si identifica con lo stato pontificio causa e responsabile della morte di molti eroi risorgimentali compreso Mameli l’autore dell’Inno d’Italia, e che non chiarisce le connivenze con il fascismo, con il nazismo e l’aiuto prestato ai suoi gerarchi in fuga.
La presenza del crocefisso nella scuola e nelle istituzioni pubbliche non è solo una forma di indottrinamento e di condizionamento ma è anche, e questo è ancora più grave, una forma di emarginazione e di distinzione espressamente negata dai principi fondamentali della costituzione italiana.