Ce l’hanno fatta! ma adesso cosa succede?

Sarebbe stato impossibile per chiunque, ma loro ce l’hanno fatta. Mi riferisco ai pentastallati, in poco più di un anno sono riusciti a realizzare il cambiamento ma non quello promesso con il programma elettorale del 2018.
La prima stella avrebbe dovuto essere l’ACQUA, “Ci battiamo perchè l’acqua resti in mano pubblica e venga gestita come una preziosa e fondamentale risorsa per la vita“. Con la probabile giustificazione di costi eccessivamente elevati, frutto di studi commissionati da chi non vuole la ripubblicizzazione del servizio idrico, e,  nonostante il Forum dei Movimenti dell’Acqua abbia prodotto un dossier che dimostra il contrario, tutto resterà come prima. Non è un caso che la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dal Forum dei Movimenti per l’Acqua e depositata dall’On. Federica Daga, del M5S, nel marzo 2018 sia ancora in Commisione e, nonostante la previsione dell’inizio della discussione in aula nel marzo 2019 e, dopo numerosi rinvii, fissata per il 29 luglio, sia ulteriormente slittata a data da destinarsi.
Su un proprio post, l’On. Daga scriveva, “Dove rivolgevate occhi e orecchie se non avete contezza del nostro impegno e del muro innalzato dalle altre forze politiche?“. Non è una giustificazione, è solo la conferma di una inconsistenza politica dei pentastellati, subordinati alla Lega, nonostante abbiano raccolto, nel 2018, un consenso superiore al 32% sia alla Camera che al Senato. Chi difenderà l’esito referendario del 2011, nonostante gli impegni (nel contratto di governo: “Applicazione della volontà popolare che si è espressa con il Referendum del 2011 sull’acqua pubblica”), e chi starà dalla parte dei cittadini?
E la seconda stella, l’ambiente? “Le liste a 5 Stelle seguono il valore del rispetto dell’ambiente in ogni sua forma, come bene unico e fondamentale per la vita. Anche per le generazioni future.“, scrivevano nel programma. La situazione dell’ILVA di Taranto non è cambiata, forse è peggiorata, ma ci sono ragioni economiche più importanti. L’inquinamento di Idrocarburi della Basilicata, con i pozzi petroliferi di ENI, continua imperterrita e ENI, in accordo con Coldiretti, sta lanciando, con il marchio “Io sono Lucano”, prodotti agricoli, provenienti dalle zone inquinate, rischiando di danneggiare l’imagine  prodotti degli altri territori della Basilicata, ma non solo. La realizzazione del gasdotto TAP, da Melendugno (LE) a Brindisi, è iniziata nel gennaio 2019 con grossi rischi per il patrimonio turistico e agricolo di quei territori e nonostante le proteste degli abitanti. La questione delle “trivelle” è stata affrontata secondo una logica e una mediazione politica che non risolve il problema ma lo sposta solo nel tempo.
Dimenticavo la “TAV”. Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha dichiarato che la TAV si farà perchè “Il governo è per il sì. Non realizzarla costerebbe molto di più. Ma il Parlamento è sovrano“, Di Maio: replica “resta il no deciso del M5s alla Tav, deciderà il Parlamento“. Ma i ministri del M5S, presenti nel Governo, come si sono espressi?  Qualcuno mente, o il Presidente del Consiglio o il vice Presidente del Consiglio! Se i ministri del M5S, la maggioranza, sono contrari, come fa il Governo ad essere per il si? Mistero. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha comunicato all’UE l’impegno a realizzare la TAV, ma non la firma del ministro, Toninelli, che, si è rifiutato di firmare. Pazzesco, cose mai viste. Un governo che delibera con la sua maggioranza contraria ed un ministro cha lascia ad altri le proprie funzioni. Questo si che è un cambiamento.
Salvini, però, dichiara: “Si farà come voleva la Lega“. Chi ci capisce qualcosa di questo Governo coeso? Forse ha ragione Salvini e Di Maio fa un poco di “teatrino” per non perdere la faccia. Ma le promesse, gli impegni assunti con gli elettori che fine hanno fatto? La stessa fine dei programmi del PD o di F.I. dei Governi precedenti. 
Non posso tralasciare la questione del ponte Morandi e dei rapporti con Atlantia e Autostrade per l’Italia. Tante parole,, qualche selfie e qualche sorriso compiaciuto. Che vergogna. L’unica cosa vera è che il ponte sarà ricostruito con i soldi dei contribuenti e Autostrade per l’Italia continua ad essere la concessionaria per la ricca e lucrosa gestione delle autostrade. In questo caso, però, un cambiamento radicale c’è stato. Una volta si diceva: “chi rompe paga e i cocci sono suoi”, oggi, la nuova versione è: “chi rompe non paga e i cocci sono nostri”, nel frattempo, ad Atlantia è stata “regalata” una partecipazione in Alitalia.
I grillini che dovevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno e mandare a casa la vecchia politica, dove sono finiti? questo doveva essere il vero cambiamento. Non è successo nulla, anzi si sono adeguati alla vecchia politica e alla sua ritualità. Del resto che cosa ci si poteva aspettare da un partito creato da un comico, i comici, si sa, scherzano per far ridere, è il loro mestiere. Che cosa potevamo aspettarci da un partito quasi “monarchico” visto si tramanda da padre in figlio?
A settembre, Di Maio, ha promesso una riduzione di 350 parlamentari che garantirà un risparmio di mezzo miliardo di euro. Mi spaventano due cose.
La prima è che abbiamo un ministro allo sviluppo economico che non sa fare i conti e che non conosce nemmeno i bilanci della Camera e del Senaro, Il minor costo sarà di 70 milioni anno, un costo accettabile per garantire la democrazia. Sono altri i costi da eliminare, magari anche all’interno del Parlamento.
La seconda è quella, sempre auspicata, da chi vuole la semplificazione del processo decisionale. Giorgetti auspica un modello di governo come quello Russo che, purtroppo (lo dice lui) le costituzioni come la nostra non garantiscono. Meno parlamentari, fedeli sevitori dei leader e, oplà, la Democrazia è,,, cancellata. Non è fascismo, una storia finita e non ripetibile, oggi, si chiama “oligarchia” decisionista che nella sostanza è la stessa cosa ma vestita di democrazia.
La Costituzione non si tocca! Lo hanno già detto gli Italiani, con il referendum del 2016, che ha abrogato una norma tendente a ridurre il numero dei parlamentari. Forse i pentastellati si sono dimenticati di aver sostentuo quel referendum abrogativo.
E adesso che cosa ci resta? Grazie al cambiamento del M5S e alla arrogaznza e protervia del PD, solo una destra sovranista e suprematista, il nome moderno del razzismo.
Cominciamo a preoccuparci, ma non è sufficiente. I cittadini devono riprendersi la sovranità che è del popolo e non di pochi.

On. Federica Daga: dove rivolgevate occhi e orecchie…….

il post facebook dell’On. Federica Daga

Mi spiace per la personale simpatia che ho nei confronti di Federica, ma chi sta strumentalizzando la situazione è proprio il M5S. Probabilmente le difficoltà con un partner di governo, scomodo, che non vuole la ri-pubblicizzazione dell’acqua, stanno rendendo impossibile l’approvazione della proposta di legge come voluta da 400.000 firme raccolte dal Forum Nazionale dei Movimenti per l’Acqua. I numerosi emendamenti, per la maggior parte della Lega e PD ma qualcuno anche dei M5S, stanno producendo una legge dove “nulla cambierà” e tutto resterà com’è oggi.
Riporto la prima parte del post di Federica. “Dopo un iniziale senso di smarrimento di fronte a un’accusa tanto assurda, ripercorro mentalmente questi 15 mesi di intenso lavoro, per limitarmi a questa legislatura. E l’unica risposta che riesco a dare è: dove eravate voi mentre noi andavamo avanti a testa bassa nonostante mille ostacoli e difficoltà? Dove rivolgevate occhi e orecchie se non avete contezza del nostro impegno e del muro innalzato dalle altre forze politiche?”. È forse il “contratto” di Governo, il muro innalzato dalle altre forze politiche? L’equilibrio di Governo è un problema del M5S non degli Italiani e di un servizio fondamentale gestito in modo vessatorio e discriminatorio.
Il Forum, che è, probabilmente con Padre Alex Zanotelli, l’obiettivo delle critiche, ricorda a Federica che in 15 mesi ha prodotto documenti a sostegno della proposta di legge, tra i quali, un’ampia documentazione depositata, su richiesta della stessa Federica in occasione dell’audizione del Forum dell 09.01.2019 (alla quale ho partecipato) e un dossier sul costo della ri-pubblicizzazione che smontava la ventilata ipotesi, da parte di tutti i media nazionali, di un costo di 15/23 miliardi riportandola a, più reali, 1/1,5 miliardi di euro
Il dossier del Forum, presentato il 16 maggio scorso a Milano (presente anche Federica Daga), ad oggi, non ha subito critiche o censure. Ci sarà una ragione?
Mercoledì scorso, 17 luglio, una delegazione del Forum (c’ero anch’io) ha incontrato Federica Daga nel suo ufficio alla Camera dove ci è stato presentato un documento, strampalato, bizzarro, acritico ed errato, che confermava la tesi di un costo di 15/23 miliardi. Il documento era datato 1 marzo 2019, antecedente il nostro dossier, e, sino ad oggi, ma lo è ancora, rimasto nei cassetti di Federica.
Dopo aver completamente smontato il documento presentatoci, Federica Daga ci ha lasciato dicendo che aveva un altro impegno e che avremmo organizzato un altro incontro, sottolienado, più volte, le difficoltà politiche
Siamo noi che rivolgiamo gli occhi da un’altra parte, che siamo strumentalmente critici?
La discussione alla Camera della PdL doveva iniziare nel marzo scorso ed è slittata in continuazione, adesso è fissata per il 29 luglio. È già, nuovamente, slittata a data da definirisi (?).
Le parole possono dare giudizi ed interpretazioni diverse, ma i fatti sono fatti e non sono confutabili.
Sui fatti, come su i numeri, siamo pronti a confrontarci con chiunque, anche, con qualcuno degli estensori dei dossier che hanno quantificato in 15/23 miliardi il costo della ripubblicizzazione.
La nostra sensazione è che l’elevato costo della ripubblicizzazione sia la giustificazione per non fare la riforma e che il nostro dossier abbia sparigliato le carte.
Comprendo gli equilibri ma per me, forse sbaglio o sono un illuso, “cambiamento” aveva il significato di un nuovo modo di fare politica e di governare il Paese non piegato ad equilibri che mi sento ripetere, e non ne posso più, da quando ho l’età della ragione. Ho 70anni, fate voi.
Vi invito anche a leggere il commento di Padre Alex Zanotelli (Acqua: la prima stella cadente)

Che cosa sta succedendo? serve una riflessione.

Come tutti gli anni, dal 1989, celebro il 14 luglio (presa della bastiglia, inizio della Rivoluzione Francese), con una giornata di riflessione e meditazione. Generalmente lo faccio in qualche località francese ricordando Jean Meslier, Voltaire, Diderot, Montesquieu, Rousseau e, perchè no, Robespierre di cui ho grande considerazione, senza dimenticare Immanuel Kant, ma nemmeno Giordano Bruno.

Quest’anno, purtroppo per ragioni familiari, non mi sono potuto recare in Francia ma mi sono ritirato in montagna, Dolomiti. Sono arrivato ieri, giovedì, rilassato e tranquillo perchè il 14 luglio è domenica.

Come tutte le sere, mi piace guardare, dopo il telegiornale, su RAI1, “techetechetè”, un “amarcord” musicale, che, spesso, mi riporta ai miei anni ‘60.

Stranamente la trasmissione non è musicale ma dedicata ad un modello di famiglia media italiana, la “famiglia Agnelli”. Cioè la famiglia interprete di un capitalismo fatto pagare ai cittadini e responsabile di un reale impoverimento, anche culturale, del nostro Paese. L’irritazione è molto forte ed allora cambio canale e vado su RAI 2.

Ecco il ministro Luigi di Maio, leader del partito del cambiamento, il M5S, che, forte della sentenza della Cassazione, annuncia l’impegno per la eliminazione dei privilegi. Sacrosanta ma, oltre l’enunciazione, bisognerebbe realizzarla.

Ci sono 21 Autorità, inutili, dove i componenti del collegio (Consiglio di Amministrazione – ndr) percepiscono, cadauno, 250mila euro all’anno, oltre il rimborso spese. Più di un parlamentare. 21 Autorità, cinque componenti il collegio, totale circa 25milioni di euro anno. Ma non è finita, la retribuzione media dei dipendenti delle autorità è di 110 mila euro (la retribuzione media nazionale è di € 29.000), il costo medio per dipendente è di 150mila. I dipendenti delle autorità sono oltre un migliaio, quindi il costo complessivo è di € 150/200 milioni annui. Senza dimenticare che, dai bilanci delle autorità, che godono di autonomia economica, si rilevano investimenti immobiliari e mobiliari ingenti oltre a disponibilità liquide che superano il miliardo di euro.

 Questi sono, indubbiamente, privilegi che continuano ad essere mantenuti e garantiti ma nessuno li tocca. Perchè? E’ la logica clientelare che va bene a tutti anche al “partito del cambiamento”, il M5S? E’ stato sufficiente un anno per trasformare il partito del cambiamento in un partito simile a quelli che aveva aspramente criticato.

Ieri, giovedì, è stata una giornata vivace. Al Senato è stata approvato il testo della “Riforma Costituzionale” che prevede il “taglio dei parlamentari”, quello che, con il referendum del 2016, è stato bocciato dagli italiani, con la partecipazione e condivisione del M5S. I parlamentari sono la garanzia della rappresentanza degli italiani dalla quale non si può derogare in un sistema basato sulla “democrazia delegata”. Oggi un deputato rappresenta, all’incirca 100mila italiani ed un senatore il doppio, con la riforma un deputato rappresenterà 150.000 italiani mentre un senatore il doppio. Non c’è il rischio che territori, periferici e con densità abitativa ridotta, non siano più rappresentati? Attenzione, riducendo la rappresentanza, si ottiene una concentrazione di poteri ed il rischio per la democrazia aumenta. Ne abbiamo già avuto esperienza. Non dimentichiamo il passato.

Se i parlamentari non adempiono ai loro doveri, è un’altra questione e devono essere mandati a casa con l’inibizione a ricoprire qualsiasi ruolo politico, istituzionale e pubblico.

Non ci hanno fatto mancare nulla. Un’intercettazione telefonica ed un Russiangate per finanziamento della campagna elettorale della Lega che coinvolge il ministro degli Interni. Salvini ci dice che non ha preso un rublo? può darsi, magari non ha fatto a tempo. Sarà compito della magistratura valutare la faccenda. La preoccupazione, però, è tanta. Forse le ragioni per cui Giorgetti, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, non un attivista leghista di base, ha dichiarato qualche giorno fa che il modello di governo efficace dovrebbe essere decisionista come quello di Putin non come quello che, purtroppo (il purtroppo è nella dichiarazione) è previsto da una costituzione vecchia e superata, stanno proprio in quegli incontri intercettati. 

Mancava un nuovo attacco alla Costituzione!

Esausto, provo ad andare sul canale della 7. 

La situazione non migliora. Trovo due giornalisti, sempre presenti, che pontificano. Senaldi, direttore responsabile di Libero, un giornale che ha una diffusione cartacea di 25.901 copie e online di 1.112 contatti (dati dicembre 2018) e Belpietro, direttore responsabile di La verità, diffusione cartacea 22.168 copie e online 1.185 contatti (dati dicembre 2018). Una diffusione, probabilmente, inferiore ai giornali cartacei e online locali. Due miniclub.

I due direttori, però, sono convinti di essere i depositari della verità, uno, addirittura, con notevole presunzione e arroganza, ha titolato il quotidiano La verità. Ma non si  rendono conto, e con loro la direzione della 7, che sono solo opinioni personali, non particolarmente condivise, vista la diffusione dei loro giornali, e quasi sempre fuori tema, strumentali e errate?

Vabbè, questa è la situazione di un Paese dove c’è un governo che non governa e un’informazione che non informa.

Non è il caso di un cambiamento, reale non quello promesso dal M5S? Proviamo a riflettere.

Una rivoluzione, non violenta ma civile, nello spirito di Gandhi e Martin Luther King, forse è la soluzione.

Lettera aperta al Direttore del Corriere della Sera

Egregio Direttore

Ho letto con attenzione il suo editoriale relativo alla riforma del servizio idrico del 4 marzo e, mi permetta, di non condividerlo Ovviamente, non è un problema perché le opinioni sono strettamente personali e sempre legittime e rispettabili.

Mi lasciano, però, perplesso alcune affermazioni che contrastano con la realtà e non con le opinioni. Lei afferma che il 97,6% delle gestioni sono già pubbliche, vero, se tra le pubbliche consideriamo anche le società quotate o, generalmente, le società a capitale misto. È una considerazione formale e non sostanziale. Le società pubbliche sono tali se sottoposte al controllo di uno o più Enti o Istituzioni pubbliche in modo reale e non formale. Le società quotate, come definite dal decreto Madia del 2016, tra l’altro, sono completamente svincolate dagli obblighi di trasparenza e dalla normativa per l’anticorruzione.

Siamo, comunque, in presenza di società, anche totalmente pubbliche, che operano in una logica di natura privatistica.

L’anomalia è nella gestione di servizi essenziali e di grande funzione sociale da parte di società di diritto privato. L’art. 2247 del codice civile definisce la società come “contratto tra due o più persone che conferiscono beni o servizi per l’esercizio in comune di un’attività economica allo scopo di dividerne gli utili”. Poiché, dalla legge Galli ad oggi, il principio che regola il servizio idrico è quello del Full Cost Recovery, ossia di tariffe che devono coprire i costi di gestione e degli investimenti, l’utile, non essendo un costo, non dovrebbe esistere. Non si tratta di tornare alla situazione ante Legge Galli, ma di ripristinare una degenerazione che è andata oltre, trasferendo costi inesistenti agli utenti.

Sono anche questi i motivi per cui auspico il passaggio delle gestioni ad Aziende Speciali, ente imprenditoriale pubblico. Per una società di diritto privato lo scopo è il profitto (legittimo), il servizio è solo lo strumento per realizzarlo. In un’Azienda Speciale, l’efficacia, l’efficienza e l’economicità, intesa come minor costo per l’utente, sono lo scopo. Lo dice il Testo Unico Enti Locali, lo dice il Codice dell’Ambiente ma è anche nella natura delle cose. L’Azienda Speciale impedisce anche il brutto vizio del riciclaggio dei politici, attribuendo la gestione ad un direttore, esecutore degli indirizzi provenienti dagli Enti, e lasciando senza ruoli specifici i Consigli di Amministrazione.

Utilitalia, l’Associazione dei gestori, controparte, quantifica in 15miliardi il costo dell’operazione. Altri, ricercatori, in 23miliardi. Lo dimostri con numeri reali non con semplici affermazioni. Ho riclassificato i bilanci delle società private e miste rilevando un patrimonio sociale complessivo di ca. 4miliardi di cui oltre il 50% pubblico. Il rischio degli indennizzi? sembra una contraddizione. Se il pubblico rappresenta il 97,6%, compreso le società miste dove il pubblico detiene la maggioranza, ed in questo caso la forma supera la sostanza, non è possibile che il pubblico chieda indennizzi a sé stesso.

C’è il problema dei grossi investimenti, in parte già a carico dello Stato. Chiariamo, una volta per tutte la realtà. Gli investimenti vengono fatti, per la maggior parte dai gestori ricorrendo al debito che viene rimborsato con la quota inserita in tariffa, cioè dagli utenti. Da una rivisitazione dei piani tariffari, con comparazione dei bilanci dei gestori, si è rilevato che, con una riduzione del 25/30% (!) delle tariffe, si può garantire tutti i costi della gestione e degli investimenti,

Secondo l’editoriale solo le società, pubbliche o miste, potrebbero accedere ai mercati di capitale. Non sta scritto da nessuna parte. Certamente le Aziende Speciali non potranno quotarsi ma, questo, è ininfluente, anzi eliminare ogni forma speculativa dal servizio idrico è auspicabile. Per quanto riguarda gli altri strumenti, probabilmente, gli enti imprenditoriali sono più graditi, in quanto non soggetti a fallimento e non distribuiscono dividendi, in qualche caso anche superiori agli utili realizzati.

Le tariffe. Prendendo proprio l’esempio da lei fatto, Roma, con una tariffa di € 1,49 per mc., ha realizzato, negli ultimi quattro anni, un utile medio di € 115.596.686, pagato imposte per € 40.230.847 (senza utile non ci sarebbero, o quasi, imposte), con un utile netto medio di € 75.365.838 e dividendi per € 65.836.538. Non credo sia il caso di aumentare la tariffa ad oltre 4 euro.

Non bisogna nemmeno dimenticare che il servizio idrico è svolto in regime di monopolio naturale e che le tariffe e il vincolo dei ricavi del gestore, inventato da ARERA (indipendente?) è una forma di vessazione per il cittadino da cui non può sottrarsi.

La prego, lasci perdere Maduro, questa legge, di iniziativa popolare, è voluta da 400.000 sottoscrittori e confermata, nel 2011, da 27milioni di Italiani. Non intendo difendere questa maggioranza “legastellata”, dalla quale, anzi, prendo le distanze, ma cerco solo di interpretare la maggioranza degli Italiani. Non sta affondando il servizio idrico ma tutto il Paese soggiogato alle logiche economiche della finanza e del denaro.

chi risarcisce i danni?

Il sostegno alla proposta di legge di riforma della gestione del servizio idrico, di cui a breve inizierà la discussione alla Camera, mi ha distratto dalle vicende locali ma non mi ha disimpegnato.

È una proposta di legge di iniziativa popolare, del 2007, promossa dal Forum dei Movimenti per l’Acqua sostenuta da 400mila firme di italiani ma completamente disattesa e ignorata dai Governi e dai Parlamentari che da allora si sono succeduti. Del resto, è normale, la volontà dei cittadini non conta niente, l’abbiamo constatato anche con la volontà popolare espressa da 27milioni di italiani in occasione dei referendum del 2011. Per la politica, anzi per i politicanti, la sovranità popolare è una affermazione effimera priva di ogni significato, secondo loro, i 60milioni di italiani sono una massa di incapaci sottomessi alle loro distorte e dubbie elucubrazioni lontane dalla realtà e dai reali bisogni.

Leggendo qualche giornale, do un’occhiata anche ai giornali finanziari, cosa che faccio raramente perché la finanza non mi piace e ritengo che sia estranea ai problemi della gente, anzi in grossa parte ne è causa, e scopro che la singola azione di ACSM AGAM (la società in cui sono state fuse Acel Service e Lario Reti Gas) vale, oggi, 19-2-2019, € 1,735. Un soprassalto! Il giorno della delibera di fusione, 16-05-2018, con la quale i nostri amministratori hanno trasferito Acel Service e Lario Reti Gas, il valore dell’azione era di € 2,500.

Praticamente Lario Reti Holding, la società dei cittadini della provincia di Lecco, non dei Sindaci dei Comuni, che pure hanno voluto questa operazione, e tantomeno degli amministratori della società, ha trasferito due società ad ACSM-AGAM, controllata da A2A, valutate € 110.237.118 ricevendo in contropartita azioni che oggi valgono € 76.504.560.

Cittadini dei Comuni della Provincia di Lecco soci di Lario Reti Holding, avete perso € 33.732.558!

Qualcuno tenterà di giustificare il tutto con l’affermazione che sono solo valori di borsa soggetti a variazione per effetto degli andamenti del mercato. No, quello attuale è il valore più alto successivo alla fusione, gli andamenti di mercato non c’entrano nulla. L’indice di settore dei servizi pubblici per il periodo dal 16-05-2018, data della fusione, aumenta del 6,52% mentre il titolo ACSM-AGAM, diminuisce del 29,6% (dati Borsa Italiana); sono state proprio la fusione e l’OPA che hanno determinato la riduzione, è un dato strutturale.

Non è finita. LRH, per l’impostazione data all’operazione, è stata costretta ad acquistare un terzo delle azioni detenute dagli azionisti estranei al “patto parasociale” (OPA) al prezzo fissato di € 2,47, questo non è una valutazione ma un esborso di denaro. Praticamente LRH ha acquistato 6.983.830 azioni, o poco meno, nell’ipotesi che non tutti i detentori abbiano aderito alla proposta di acquisto, al prezzo di € 2,47, per un importo complessivo di € 17.250.060 e un controvalore odierno di € 12.116.945 ed una ulteriore perdita di € 5.133.115. La ulteriore perdita potrebbe essere superiore se, nel frattempo, LRH avesse ceduto parte delle azioni acquistate essendo stato il valore dell’azione, dall’acquisto, quasi sempre inferiore a quello attuale.

Siamo stati tacciati, tutti noi che ci siamo opposti a questa assurda operazione, di essere quelli che dicono sempre no, che sono fuori dalla realtà economica attuale, che sono contrari alla crescita e allo sviluppo del territorio e che soffrono di campanilismo. Se questa, la perdita di quasi 40milioni di euro è la modernità e lo sviluppo, siamo fieri di essere quello che ci hanno descritto.

Sono in curiosa attesa di capire cosa succederà ai bilanci dei Comuni soci considerato che LRH non potrà ignorare queste perdite nel suo bilancio e che il valore dell’azione al 31.12.2018 era inferiore a quello attuale.

Qualcuno dovrà assumersi la propria responsabilità, bisogna smetterla di gestire il bene pubblico, il Bene Comune, con questa leggerezza e superficialità provocando danni che si ripercuotono sui cittadini. Non so se può individuarsi un “danno erariale”, lo chiederò alla Corte dei Conti, se così fosse la responsabilità ricadrebbe su tutti coloro che hanno consentito o non hanno impedito che accadesse.

Se queste riflessioni sono errate, per favore, spiegatecelo, voi, amministratori dei Comuni che avete votato a favore di questa operazione e che siete stati, da noi cittadini, delegati a gestire i nostri Beni Comuni, non gli amministratori della società che non sono stati eletti e non rappresentano nessuno, al massimo rendano conto a voi. Noi siamo i cittadini “minorati” che hanno bisogno delle vostre competenze e capacità.

Remo Valsecchi – cittadino

Il Sole 24 Ore, la disinformazione

  Acqua, triplicati gli investimenti in infrastrutture ma ora c’è il rischio “ri-pubblicizzazione”  [leggi e scarica pdf] [leggi online]
Un articolo, quello del Sole 24 Ore, superficiale, forse volutamente, e fazioso in contrasto anche al “Trust Project”, sottoscritto dal giornale, che fissa il principio “I giornalisti hanno come obiettivo di raccontare nel modo più documentato e puntuale tutti i fatti che ritengano di rilevanza per la formazione di un’opinione pubblica consapevole.
Non voglio contraporre le mie opinioni sulla necessità della gestione pubblica dei servizi pubblici, sarebbe inutile. Imputano a chi sostiene questa tesi, un vizio “ideologico”, Leggendo questo articolo mi sembra il contrario, ma, probabilmente, è solo opportunismo e mancanza di conoscenza della questione.
Non è, innanzitutto, una proposta di legge del governo giallo-verde, è una proposta di legge di iniziativa popolare del 2007 che, pur sottoscritta da 400mila cittadini, è stata, dai precedenti governi, ignorata. Forse l’articolista non lo sa, a riprova della carenza di informazione, o forse, come oggi è normale, ritiene che il parere di 400mila cittadini non conti nulla, sono più importanti i pareri, interessati e parziali, di qualche centinaio di gestori o di Ufficio d’Ambito, al servizio dei gestori, o di ARERA, che ha l’unico obiettivo di garantire profitti al gestore. Non sono opinioni ma realtà documentata.
Rischio di ri-pubblicizzazione? Una ri-pubblicizzazione presupporrebbe l’esistenza di una gestione privatizzata. Non è così, solo alcune delle gestioni, in tutta Italia, è privata. Praticamente quasi tutte le gestioni sono in carico a società a intero capitale pubblico o a maggioranza pubblica. Il controllo di queste società, compreso le società quotate è pubblico! È una gestione di stampo privatistico di un servizio pubblico essenziale per la vita umana e diritto fondamentale che non funziona e che deve essere modificato. Per le quotate è, addirittura, un inganno per i piccoli azionisti che non dovrebbe essere consentito e che un giornale come il Sole 24 Ore dovrebbe denunciare.
Se una società quotata, in circa dieci anni realizza 400milioni di utili ma distribuisce 1,7miliardi di dividendi, riducendo il Patrimonio Netto di circa un terzo, la domanda sorge spontanea. Non è meglio un Azienda Speciale estranea a queste strane operazioni?
Investimenti triplicati dal 2013, vero ma con molti interrogativi che, per una informazione corretta dovrebbero essere evidenziati.
Gli investimenti sono programmati da piani territoriali predisposti dagli ATO (gli ambiti territoriali ottimali formati dagli enti locali) ed i gestori, sulla base delle concessioni dovrebbero realizzarli. Sarebbe sufficiente comparare i bilanci dei gestori ed i Piani d’Ambito (strumento di programmazione predisposto dall’ATO) per rendersi conto che, in quasi tutte le situazioni, gli investimenti sono realizzati solo parzialmente nonostante, grazie a tariffe sbagliate, il gestore incassi la cifra di costo dell’intero investimento.
Un articolo, quello del Sole 24 Ore, che lascia intendere che gli investimenti possono essere realizzati solo grazie alle risorse finanziare messe a disposizione dai gestori. Falso! Le risorse provengono unicamente da  indebitamento che viene rimborsato dagli utenti con le tariffe. Ci dicono che gli utili sono necessari per finanziare gli investimenti. Falso! Gli utili sono destinati ad altre finalità attraverso i dividendi. La destinazione principale è quella del finanziamento dei bilanci dei Comuni soci costituendo una ulteriore fiscalità, anche se occulta, che cittadini e imprese devono sopportare.
L’articolo indica, inoltre, tra i costi una-tantum, oltre 10miliardi necessari per l’estinzione dei debiti accesi dai gestori. Incredibile, non è possibile, ci si dimentica anche dei più elementari principi contabili e di bilancio. Il d.lgs. 152/2006 prevede che al termine della concessione venga riconosciuto al gestore il valore dei beni costituenti dotazione del servizio idrico, quantificato, con qualche errore, vedasi la rivalutazione non prevista dal d.lgs. 152/2016, nel V.R. (Valore Residuo). Questo valore è l’unica una-tantum da riconoscere al gestore, eventuali debiti che saranno trasferiti al nuovo gestore (finanziamenti residui, competenze dei lavoratori e altro) dovranno essere decurtati dal V.R. sino ad esaurimento dello stesso.
Quanto esposto non è un’opinione, è il frutto delle analisi dei bilanci dei gestori, dei Piani d’Ambito e del Metodo Tariffario. L’articolo del Sole 24 Ore esprime solo opinioni senza alcuna valutazione tecnico e scientifica. Siamo stanchi di questi opinionisti che confondono solo i lettori.
Abbiamo provato a rielaborare dei Piani d’Ambito, modificando le distorsioni introdotte dal Metodo Tariffario predisposto da ARERA, e ci siamo resi conto che, pur riducendo le tariffe del 25/30%, potremmo garantire la copertura del costo del servizio e realizzare tutti gli investimenti previsti. L’unica cosa che non sarà realizzata sono gli utili e i dividendi. Potranno però essere garantite “bollette” più basse a sostegno delle famiglie più bisognose e, perchè no, delle imprese in difficoltà, riducendo, probabilmente anche le morosità.
Solo l’approvazione, in tempi brevi, della Legge proposta da 400.000 cittadini e che l’on. Federica Daga ha rilanciato dimostrando rispetto della volontà dei cittadini, e che, per questo motivo, deve essere ringraziata anche da chi, come me, non aderisce al M5S.

un cambiamento nella continuità

Se si afferma che il “voto di fiducia” è “un colpo mortale alla democrazia, una violazione delle regole democratiche. (Luigi Di Maio 10.10.2017)” e, poi, una volta al governo si adotta il “voto di fiducia” come sistema, quale può essere la considerazione? La risposta spontanea è l’ipocrisia. Ma non è così, all’ipocrisia in politica ci siamo abituati. Speravamo in un cambiamento, sarà per la prossima volta.
Non è una novità che il Parlamento sia il paravento di una finta democrazia. Ci siamo schierati, anche il M5S, contro una riforma della Costituzione che voleva limitare la rappresentanza popolare.

Abbiamo sbagliato tutto. Un Parlamento, due Camere, un migliaio di parlamentari e una struttura particolarmente onerosa per una “finzione di Democrazia” sono opportuni? Per una finzione no, per una reale salvaguardia della Democrazia, si.

Per fortuna negli ultimi anni è nato un movimento che ci ha promesso il cambiamento, che ci ha garantito la “Difesa dei valori della Costituzione dagli assalti antidemocratici che mirano a stravolgerla….“, che nel suo programma elettorale ha sottolineato che “La Costituzione della Repubblica, entrata in vigore il 1° gennaio 1948, ha garantito in questi ultimi 70 anni libertà e democrazia in una misura sconosciuta nella precedente storia italiana. Pensiamo che la Costituzione del 1948 non abbia bisogno di riforme estese e generali.
Il cambiamento, però, è una continuità detta in altro modo, la difesa della Costituzione è solo un’affermazione. Se non la si rispetta non la si difende.
Lo statuto dei gruppi parlamentari del M5S, laddove pone vari obblighi, tra i quali quello di “votare la fiducia, ogni qualvolta ciò si renda necessario, ai governi presieduti da un presidente del
consiglio dei ministri espressione del MoVimento 5 Stelle”, prevedendo, in caso di inottemperanza, l’espulsione o il pagamento di una penale di € 100.000.
Un’evidente violazione dell’art. 67 della Costituzione senza nemmeno preoccuparsi di tentare di modificarlo. L’art. 67 citato esclude i singoli parlamentari dal vincolo di mandato, ovviamente nei confronti delle segreterie, può anche non piacere, sappiamo che il M5S non è favorevole, ma finchè la Costituzione non viene modificata, l’esclusione dal vincolo di mandato è un vincolo.
Mai ignorare la storia. I Padri Costituzionali hanno inserito, in Costituzione, il non vincolo di mandato memori di che cosa era successo nel ventennio precedente. L’assenza di vincolo di mandato è una garanzia per la Democrazia. Il vincolo di mandato dovrebbe esistere solo nei confronti degli elettori.
È mai possibile che, cambiano le maggioranze, cambiano i governi, cambiano i partiti, ma la regola resti sempre la stessa? Le leggi si applicano solo ai cttadini, la “casta” ne è sempre esclusa. “Casta” era, “casta” è rimasta.
 

il M5S e il cambiamento

Siamo in piena emergenza democratica. Nelle aule parlamentari si sta consumando l’ennesima aberrazione istituzionale: il Pd ha appena dato il suo ok alla fiducia sulla legge elettorale quindi il Parlamento non potrà discuterla. Quello che hanno deciso due o tre capi di partito diventerà legge senza che nessuno possa dire la sua. È un momento critico. È un colpo mortale alla democrazia, una violazione delle regole democratiche”. (Luigi Di Maio 10.10.2017)
C’è un modo per superare l’emergenza denunciata da di Maio, istituzionalizzare il voto di fiducia, in questa ipotesi non ci saranno più violazioni alle regole democratiche perchè le regole sono state cambiate.
Lo statuto dei gruppi Camera e Senato del M5S lo hanno già fatto, avendo stabilito l’obbligo di “votare la fiducia, ogni qualvolta ciò si renda necessario, ai governi presieduti da un presidente del consiglio dei ministri espressione del MoVimento 5 Stelle“.
Certo che sono strani questi del M5S. È normale che le opinioni siano diverse, io credo che non esista una verità, ogni vertià è l’espressione di qualcuno e, quindi, un’opinione. Ma quando si ritiene che un comportamento provochi un’emergenza democratica ed un comportamento non è un’opinione ma un fatto reale e concreto, gli effetti restano negativi e pericolosi per la democrazia anche se a compierlo è colui che in precedenza l’ha denunciato.
Del resto è risaputo che il M5S è favorevole al vincolo di mandato previsto dall’art. 67 della Costituzione. I Parlamentari che non rispettano il vincolo di mandato rischiano l’espulsione o una sanzione sino a 100.000 euro.
Mai ignorare la storia. I Padri Costituzionali hanno inserito, in Costituzione, il non vincolo di mandato memori di che cosa era successo nel ventennio precedente. L’assenza di vincolo di mandata è una garanzia per la Democrazia. Il vincolo di mandato dovrebbe esistere solo nell’interesse degli elettori anche se, purtroppo, la degenerazione della politica, con perversi meccanismi elettorali, l’ha ripristinato.

Nonostante il programma dei M5S affermi “Pensiamo che la Costituzione del 1948 non abbia bisogno di riforme estese e generali”, nei fatti fa esattamente il contrario.
Del resto è una caratteristica di chi, in politica, ha una visione verticistica, per non usare altri termini, e non è un caso l’alleanza di governo con la Lega.

FILCTEM CGIL – FEMCA CISL – FLAEI-CISL – UILTEC UIL contro i cittadini…. nell’interesse dei lavoratori?

Mi sconcerta il comunicato unitario di FILCTEM CGIL – FEMCA CISL – FLAEI-CISL – UILTEC UIL che richiede la non applicazione dell’art. 177 del codice degli appalti oltre due anni e mezzo dopo l’emanazione della Legge relativa. Non si sono accorti prima di questa norma? Dove sono stati sino ad oggi?
Le ragioni per cui richiedono la non applicazione sono solo delle strane farneticazioni che mettono in discussione la trasparenza che, nel nostro Paese, è particolarmente necessaria.
Non si sono nemmeno resi conto che la Direttiva UE n. 2014/25/UE del 26 febbraio 2014, anche se non in modo esplicito, impone agli Stati Nazionali l’adozione di provvedimenti di questa natura.
Mi sconcerta anche il giudizio sulla proposta di legge AC52, relativa alla riforma del servizio idrico integrato, che prende il nome della sua presentatrice, On. Federica Daga del M5S, ma che è una proposta di legge di iniziativa popolare promossa dal Forum Nazionale dei Movimenti per l’Acqua del 2007 con la raccolta di 406.626 firme di cittadini italiani, di cui oltre 4.000 lecchesi. La proposta di Legge è stata finora praticamente ignorata dai partiti politici che hanno governato il Paese. La stessa On. Daga, il 15.12 scorso, a Brescia, ha confermato la paternità della proposta di legge del Forum dei Movimenti per l’Acqua. Non mi interessano gli schieramenti, sto con chi è sensibile ai diritti e ai problemi delle persone. Per questo ringrazio l’On. Daga anche se è espressione di un movimento politico che non mi appartiene.
Mi stupiscono le categorie sindacali, che dovrebbero essere dalla parte dei lavoratori e dei cittadini contro i poteri forti, quando indicono uno sciopero contro una proposta di legge di inizativa popolare schierandosi a fianco delle aziende, pubbliche o private, che stanno privatizzando, in modo sostanziale se non formale, un servizio pubblico, un diritto fondamentale, nonostante oltre 27milioni di italiani, con il referendum del 2011, abbiano espresso la volontà della sua permanenza nell’ambito pubblico.
In occasione della raccolta firme e del referendum, alcune organizzazioni sindacali, la CGIL, in particolare, erano schierate con il Movimento referendario e molti di coloro che hanno indetto o aderito allo sciopeo, probabilmente, hanno sottoscritto la proposta di legge e hanno votato, in occasione del Referendum, per il mantenimento del servizio pubblico nella sfera pubblica.
Non si è mai visto, ma in questo Paese, ormai, le sorprese sono all’ordine del giorno, scioperare contro una proposta di legge di iniziativa popolare.
Che cosa è successo? Attenzione, qualcuno non dice il vero. Consapevolmente o inconsapevolmente?
Non è vero che la Legge Galli prevedeva l’esclusione delle Azienda Speciali dalla gestione del servizio idrico. La Legge Galli, in merito, rinvia al TUEL vigente all’epoca che, all’art 22 comma 3, lettera c, stabilisce che “I comuni e le province possono gestire i servizi pubblici nelle seguenti forme: c) a mezzo di azienda speciale, anche per la gestione di più servizi di rilevanza economica ed imprenditoriale;” La Legge Galli ha una funzione precisa, quella di organizzare e razionalizzare, territorialmente, la gestione del servizio. Quando si citano le leggi bisognerebbe farlo con congizione di causa.
Non è vero che la riforma bloccherà gli investimenti nel settore che, peraltro, sono molto più elevati dei 2,5miliardi di euro indicati nel comunicato. Probabilmente nel comunicato sono stati indicati dei numeri, a casaccio, sperando che nessuno li verificasse.Solo nella Regione Lombardia gli investimenti superano i 10miliardi di euro.
Con la gestione affidata alle Aziende Speciali non ci saranno problemi a realizzarli perchè, forse il sindacato non lo sa, gli investimenti sono finanziati dagli utenti con le loro bollette e se le Aziende Speciali non realizzeranno utili da destinare ai dividendi, potranno essere finanziati tutti gli investimenti e ridotte le bollette.
Non sono gratuite affermazioni, sono in grado di dimostrarlo con  una rielaborazione dei Piani d’Ambito che, se il sindacato non lo sa, sono gli strumenti con i quali gli Uffici d’Ambito pianificano gli investimenti e determinano le tariffe.
Il rischio per i livelli occupazionali? inesistente, anzi, è molto probabile un incremento dell’occupazione e, con la riduzione delle esternalizzazioni e del precariato, un recupero, fondamentale per la qualità del servizio, della professionalità. L’unico rischio per i livelli occupazionali sta nell’attuale situazione e nelle prospettive. Le aggregazioni che si ipotizzano, nella logica della razionalizzazione e ottimizzazione dei costi, aggiungo, per aumentare i profitti, saranno, nonostante le garanzie diverse, realizzate sulla pelle dei lavoratori.
Il rischio di aumento della “fiscalità generale” non esiste anche se con la proposta di legge di iniziativa popolare, in esame e discussione in Parlamento, i cittadini italiani hanno chiesto che la quota di consumi essenziali alla vita umana siano posti a carico della stessa.
Esiste oggi la certezza di una fiscalità “occulta” a carico degli utenti perchè la tariffa non garantisce solo la copertura dei costi di gestione e degli investimenti ma anche costi che con il servizio non c’entrano nulla. I sindacati, forse non conoscono i Metodi Tariffari predisposti da ARERA con i quali vengono calcolate le Tariffe. Sarebbe, forse, chiedere troppo.
Perchè queste posizioni e affermazioni che sembrano anche contraddittorie rispetto alle logiche di un sindacato dei lavoratori? Solo per fare confusione o per superficialità?
Scioperare contro una legge che vuole dare dignità alle persone e ristabilire fondamentali principi di DEMOCRAZIA, perchè l’accesso all’acqua è un emblema della democrazia, non stupisce, sconcerta.

Art. 3 della Costituzione: Tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge…. È vero?

Quando un cittadino, o un impresa, ha un debito con lo Stato, il massimo della rateazione è di 72 mesi, in casi eccezionali 120 mesi, ed un costo per l’aggio dell’esatore e per gli interessi moratori, dalla data di scadenza del debito alla data di inizio della rateazione.
A tutto questo bisogna aggiungere un interesse annuo, per la rateazione, pari al 4,5% annuo.
Per la Lega che deve rimborsare € 49milioni allo Stato, però, non è così. Tralasciamo l’aggio e l’interesse di mora, accettiamo la giustificazione che non si tratta di un debito di imposta, anche se è, pur sempre, un debito erariale.
Se il “debito” venisse rateizzato, nella misura massima dei 120 mesi con un tasso del 4,5%, come tutti i mortali, l’esborso annuale sarebbe di 6,4milioni, oltre dieci volte quello che dovrà pagare la Lega.
Dividendo 49milioni per le 600.000 euro pattuite per anno, la Lega avrà ben 81,6 anni di tempo per rimborsare il suo debito. Per coerenza e uguaglianza, quella prevista dall’art. 3 della Costituzione, deve essere modificata la legge vigente portando, anche per i comuni cittadini, la rateazione massima a 70 anni, invece dei 7 anni, e, per casi eccezionali, a 100 anni, invece dei 10 anni, previsti.
O la Lega rimborsa in dieci anni massimo il proprio debito o anche tutti gli altri cittadini devono beneficiare delle stesse condizioni.
Un Partito non è un’Istituzione, è una libera associazione “privata” che può concorrere, con metodo democratico a determinare la politica nazionale (art. 49 della Costituione).
La Lega ha tutti i diritti, e gli strumenti, più di ogni altro cittadino, per difendersi se la richiesta di rimborso è illegittima. Ma una simile rateazione è immorale. Non esistono privilegi e nessuno è intoccabile.
Questa rateazione non è solo una facilitazione, comunque assurda, di pagamento, è anche uno sconto enorme concesso senza alcuna giustificazione.
È la matematica, quella finanziaria, che lo dice. Un pagamento di 600.000 euro all’anno, per 81,6 anni, al tasso del 4,5%, corrisponde ad un valore attuale di € 12.981.289. Praticamente alla Lega è stato concesso uno sconto del 73,5% e una rateazione di 81,6 anni!!!
In questo Paese, purtroppo, ci sono ancora troppi privilegi e trattamenti di favore, non previsti da alcuna norma e non tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge!
Certo che è ben strano l’alleato di Governo della Lega, quel M5S che ha fatto la morale a tutti, anche per qualche migliaio di euro. È chiaro, la morale si fa a tutti, ma non agli amici, a quelli tutto è concesso.
Ci avevano promesso il cambiamento, ma non è cambiato nulla. Tenere salde le poltrone, quello che in dialetto chiamiamo “cadreghino”, continua a chiamarsi “governabilità”.