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inflazione, cosa significa?

inflazione

produce aumento dei prezzi e perdita del potere di acquisto delle “retribuzioni” se non opportunamente adeguate ai maggiori prezzi. L’adeguamento delle retribuzioni produce, però, un aumento dei costi di produzione e, in conseguenza, un ulteriore aumento dei prezzi. E’ un meccanismo che produce una spirale e che, in apparenza, può sembrare neutro ma, al contrario, nel medio breve termine, porta all'implosione del sistema,

effetti

  • perdita potere acquisto retribuzioni e pensioni;
  • perdita valore dei risparmi e dei crediti
  • perdita valore dei debiti a vantaggio del debitore;
  • maggiore pressione fiscale reale sulle retribuzione e pensioni

deflazione

la deflazione è una riduzione dei prezzi, per una riduzione della domanda rispetto all'offerta o per un minor costo delle materie prime importate, che costringe il produttore di beni e servizi ad una riduzione dei suoi costi interni creando disoccupazione che, a sua volta, riduce ulteriormente la domanda. Anche in questo caso la situazione, se non affrontata, può creare un implosione del sistema.

effetti

  • aumento della disoccupazione;
  • disoccupazione giovanile;
  • aumento della povertà assoluta e relativa;
  • riduzione della contribuzione previdenziale

«Sia l'inflazione che la deflazione hanno prodotto gravi danni. Entrambi i processi operano sulla distribuzione della ricchezza fra le varie classi e, sotto questo aspetto, l'inflazione risulta peggiore. Entrambi i processi agiscono anche come accelerazione o rallentamento della produzione di ricchezza, ma in questo caso più dannosa è la deflazione.»
(John Maynard Keynes, Keynes, John Maynard, and Silvia Boba. Esortazioni e profezie, 1968.)
L'inflazione o la deflazione sono cose diverse dalla svalutazione o rivalutazione della moneta. Le prime producono un effetto interno mentre le seconde producono solo effetti nei rapporti esterni, ad esempio importazioni o esportazioni.
La costanza di valore della moneta o il cambio fisso, come nel caso dell'euro, non hanno alcun effetto sull'inflazione o sulla deflazione. La tabella relativa ai Paesi dell'area Euro ne è l'evidente dimostrazione.
Alcuni (BCE) sostengono che il tasso d'inflazione "teorico ottimale" debba essere "prossimo" al 2%, altri (FMI) al 4% e altri superiore ma mai troppo elevato.
Un tasso d'inflazione prossimo al 2%, come prevede la BCE, è senz'altro preferibile, anche se più complesso realizzarlo, perchè riduce l'effetto negativo della riduzione del potere di acquisto. Lo Stato deve comunque intervenire per la correzione degli effetti inflattivi o defllattivi sulle famiglie con opportune manovre anche di natura fiscale, ma senza trasferirne l'onere alle imprese, come avveniva sino al 31.12.1991 con l'indennità di contingenza, poichè, in questa ipotesi, si produrrebbe un effetto boomerang con un aumento dei prezzi non per riduzione della domanda per l'aumento dei costi di produzione dei beni o servizi.
Non è una forma di assistenzialismo, come potrebbe sostenere il solito ottuso liberista, ma l'esercizio di una duplice funzione dello Stato, quella di garantire un benessere generale delle famiglie e quella di consentire una crescita e uno sviluppo del Paese anche in termini economici.
Compete alle Banche Centraii adottare gli opportuni provvedimenti di regolamentazione dei tassi di inflazione per contenerli nei limiti prefissati che possono essere:
  • riduzione del tasso in caso di eccessiva inflazione: aumento del "tasso di riferimento BCE" (già tasso ufficiale di sconto)
  • aumento del tasso in caso di inflazione sotto il limite prefissato o deflazione: allentamento quantitativo (quantitative easing - QE), cioè forma di sostegno alle economie, con creazione, da parte delle banche centrali, di nuova moneta immessa nel sistema tramite l’acquisto di alcune categorie di asset e utilizzato per finanziare nuove manovre e servizi.
Sono meccanismi utilizzati dalle Banche Centrali di ogni nazione e, per le nazioni aderenti all'Unione Economica Europea, dalla BCE. Nell'Area Euro il provvedimento di contrasto alla deflazione è stato adottato nel 2015 (QE1) e nel 2019 (QE2).
lobo bce
“L’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali [...] è il mantenimento della stabilità dei prezzi.” (Articolo 127 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea)
Questa è la disposizione principale in materia di politica monetaria sancita dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Incentrando su tale obiettivo la politica monetaria della Banca centrale europea, il Trattato riflette il pensiero economico moderno per quanto concerne il ruolo, la portata e i limiti della politica monetaria e stabilisce il fondamento, in termini istituzionali e organizzativi, dell’attività di banca centrale nell’Unione economica e monetaria.
Il Consiglio direttivo della BCE si propone, quale obiettivo primario, di mantenere l’inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio periodo. A tal fine le sue decisioni si fondano su una strategia di politica monetaria basata su due pilastri e sono attuate avvalendosi di un assetto operativo.
dal sito web della BCE page "Politica Monetaria link
PIL - prodotto interno lordo - Italia
anno PIL - GDP
mln di euro
% var
2008 1.637.699,4 0,00%
2009 1.577.255,9 -3,69%
2010 1.611.279,4 2,16%
2011 1.648.755,8 2,33%
2012 1.624.358,7 -1,48%
2013 1.612.751,3 -0,71%
2014 1.627.405,6 0,91%
2015 1.655.355,0 1,72%
2016 1.695.786,8 2,44%
2017 1.736.592,8 2,41%
2018 1.766.168,2 1,70%
2019 1.787.664,1 1,22%
area euro
% var
0,00%
-3,62%
2,80%
2,77%
0,39%
0,98%
2,36%
3,50%
2,78%
3,55%
3,22%
2,99%
indici inflazione Italia
dati ISTAT
anno indice variazione
2000 113,40 2,700%
2001 116,00 2,300%
2002 119,10 2,700%
2003 121,80 2,300%
2004 123,90 1,700%
2005 126,30 1,900%
2006 128,40 1,700%
2007 131,80 2,600%
2008 134,50 2,000%
2009 135,80 1,000%
2010 138,40 1,900%
2011 104,00 3,200%
2012 106,50 2,400%
2013 107,10 0,600%
2014 107,00 -0,100%
2015 107,00 %
2016 100,30 0,400%
2017 101,10 0,800%
2018 102,10 1,000%
2019 102,50 0,400%
povertà assoluta e relativa (totale) in Italia
anno_poverta % totale famiglie numero famiglie
2005 13,85% 6.536.684
2006 13,48% 6.445.490
2007 13,40% 6.509.998
2008 13,82% 6.813.218
2009 13,56% 6.752.375
2010 13,57% 6.834.926
2011 14,17% 7.208.087
2012 16,45% 8.523.623
2013 16,68% 8.615.501
2014 16,00% 8.270.103
2015 16,50% 8.541.224
2016 16,90% 8.777.217
2017 19,13% 9.952.525
2018 18,80% 9.806.531

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