Il 16 ottobre scorso, durante il talk show Tagadà su La7, l’On. Fabrizio Sala di Forza Italia, commentando la contrarietà del suo partito alla tassazione degli extraprofitti realizzati dalle banche ha affermato:
“Le banche pagano le tasse e pagano le aliquote più alte, quindi non è che non le pagano, più guadagnano e siccome l’aliquota è progressiva costituzionalmente, più pagano.”
Se fosse vero, sarebbe indiscutibile la posizione di Forza Italia, ma non è vero.
L’unica aliquota progressiva, oggi esistente, è l’IRPEF – Imposta sul reddito delle persone fisiche – che prevede un’aliquota progressiva per ciascuno dei tre scaglioni di reddito di cui, all’ultimo, superiore a 50 mila euro, si applica il 43%.
L’On. Sala però, probabilmente, non sa che per la tassazione IRES – Imposta sui redditi delle società – l’aliquota è unica, cioè è una “flat-tax” pari al 24%, con maggiorazione per le banche del 3,5%, quindi pari al 27,5%. È prevista, inoltre, una deroga per le operazioni finanziarie non istituzionali, ad esempio i dividendi, per i quali l’aliquota, sempre il 24%, è applicata sul 5% del reddito realizzato e, quindi, è l’1,2%. Non è progressiva ma regressiva!
L’Area tematica della Camera, peraltro, il 6 febbraio 2025, ha pubblicato un approfondimento dal titolo “La fiscalità delle banche e degli altri intermediari IFRS“, esaustivo e chiaro, che, forse, non ha letto. Se l’avesse letto, dovrebbe essere un suo dovere, avrebbe evitato il grossolano errore, quello di voler fare il saccente senza conoscere la materia.
Come fa a votare leggi fiscali senza conoscere nemmeno le basi? Forse è un voto ideologico, i conservatori, nonostante le critiche per tale motivi alla sinistra, sanno essere ideologici o opportunisti quando si toccano interessi particolari.
Le tasse sono il corrispettivo di un servizio a domanda individuale fornito dallo Stato o sue emanazioni, ad esempio la tassa scolastica o la tassa rifiuti, mentre le imposte sono quelle rapportate al reddito – imposte dirette: IRPEF, IRES – o ai consumi – imposte indirette: IVA, Accisa.
Anche quella eventuale sugli extra profitti è un’imposta, magari straordinaria, perchè rapportata all’utile o reddito e non il corrispettivo di un servizio ricevuto..
Anche l’uso di “tasse” quando l’oggetto del confronto sono le imposte, è un errore grossolano perchè sono due cose completamente diverse ed un uso non corretto non è solo una questione di forma, è sostanza esattamente come lo stesso Onorevole precisa quando definisce gli “extraprofitti”, e la loro tassazione.
Secondo L’On. Sala la tassazione degli extraprofitti è una caratteristica di uno stato illiberale che istituisce una “tassa” in esercizio in corso cambiando le regole ma, anche in questo, si confonde, forse perchè, oltre alla legge fiscale, conosce poco anche la costituzione.
Mi spiace, è quasi una sofferenza, dover dare ragione al leghista Salvini, ma non si può negare la sua affermazione “Chi è a casa può verificare quanto dà la banca sul conto corrente come interessi e la differenza con quanto la banca chiede per un prestito“, che è tra le ragioni o causa di profitti extra, cioè oltre una normale gestione.
Non è scelta illiberale tassare gli extraprofitti, è una scelta liberista non tassarli, Le regole le ha stabilite con l’art. 41 della Costituzione che afferma la libera iniziativa economica privata purché non in contrasto con l’utilità sociale ed è in contrasto con l”art. 3, comma secondo, che attribuisce il compito alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano la libertà e l’eguaglianza dei cittadini. Se questi extra profitti sono stati realizzati con operazioni, come quella indicata da Salvini, a danno dei cittadini, devono essere recuperati nell’interesse collettivo con una tassazione straordinaria e restituiti ai cittadini con un miglioramento, anche economico, dei servizi di cui compete l’erogazione allo Stato.
Ancora una confusione linguistica, l’On. Sala confonde liberale con liberista che, probabilmente, auspica ma la nostra Costituzione, esclude, come esclude il fascismo ed il comunismo, e impone regole a tutela dell’intera collettività.
Secondo l’Onorevole, le “tasse” le pagano i risparmiatori che sono azionisti per il tramite dei fondi, una ulteriore confusione dovuta alla non conoscenza.
I risparmiatori non pagano le imposte della banca, pagano le proprie che, nel caso dei dividendi sono pari al 26%, ulteriore “flat tax” chiamata imposta sostitutiva, che non varia anche se questi redditi di capitale si aggiungono ad altri redditi superiori a 50 mila euro, ai quali si dovrebbe applicare, secondo il principio della progressività costituzionale il 43%.
Possibile che l’On. Sala attribuisca una tassazione progressiva ai redditi delle banche, ma non è vero, e ignori che ci sono redditi superiori a 50 mila euro con una tassazione “flat tax” che quasi dimezza le imposte pur rientrando nella progressività delle aliquota in quanto espressione della capacità contributiva?
Le imposte delle banche le pagano i clienti che contraggono debiti, come i mutui per la prima casa, con interessi elevati utilizzando i depositi a tasso zero, perchè le imposte sono parte dell’utile lordo prodotto con questo meccanismo.
Oltretutto, quando non si conoscono le cose sarebbe opportuno non parlarne per evitare di creare confusione e ingannare, inconsapevolmente, le persone che, ovviamente, non conoscono il sistema fiscale, fatto comprensibile non avendo una professionalità specifica e non rivestendo ruoli istituzionali con il mandato di legiferare.
Aspettiamo quando il tutto diventerà la legge riservandomi di commentarla per informare i cittadini senza avere interessi personali o di banche amiche da tutelare.
È avvilente rilevare che gli italiani sono governati da parlamentari che sono impreparati e non all’altezza del compito loro affidato ma è la conseguenza del fatto che non sono eletti dagli elettori, ai quali è preclusa l’indicazione della preferenza, ma dalle segreterie dei partiti alle quali devono sottomettersi se vogliono essere rieletti.
Quando l’assemblea costituente ha inserito l’assenza del vincolo di mandato per i parlamentari, forte dell’esperienza del ventennio precedente, faceva riferimento al vincolo nei confronti delle segreterie e non degli elettori che avevano la possibilità di non più votarli ma, i partiti, anche in questo caso violando la costituzione, hanno modificato il sistema elettorale introducendo le liste bloccate subordinando gli eletti al loro volere.
Esiste ancora la democrazia nel nostro Paese? Poiché la democrazia si realizza con la partecipazione ma i cittadini preferiscono limitarsi alla delega, al partito e non al singolo candidato, la democrazia è diventata una mera espressione senza alcun valore.

