Voglio ringraziare Dario Cattaneo del gruppo di minoranza “Più Postalesio” per essersi opposto con efficacia alla iniziale negazione dell’uso della Sala Consiliare unicamente perchè non era gradita la mia presenza.
Un oltraggio non a me, che ho fatto della tolleranza uno dei miei principi, ma alla democrazia e alla Costituzione repubblicana. Dario Cattaneo però, non ha mollato, come probabilmente avrebbe fatto la maggior parte di quelli che si dicono “attivisti” contro le ingiustizie, e l’incontro, inizialmente programmato per giugno, si è spostato al 3 ottobre 2025 e nella Sala Consiliare del Comune. Grazie Cattaneo a nome della democrazia.
Il mio ultradecennale impegno contro le ingiustizie ed il disagio sociale finirà, però, dopo Postalesio.
In agosto, con il ricorso ad una modalità prevista dall’art 335 del Codice penale che consente ad ogni cittadino di sapere se ci sono procedimenti penali nei suoi confronti, sono venuto a conoscenza della presenza di una querela per diffamazione nei miei confronti. Non so chi l’ha presentata e non conosco le accuse ed i motivi, essendo ancora indisponibili, posso supporlo per le minacce successive all’evento di Piateda del 17 febbraio scorso.
Qualcuno può pensare che il mio ritiro sia dovuto al timore e alla preoccupazione per la querela; ognuno è libero di pensare come vuole ma non è vero perchè tutte le accuse contenute nella querela sono, comunque, false.
Non è possibile che io abbia offeso la reputazione di qualcuno come stabilisce la legge, non ho usato epiteti o aggettivi benevoli o malevoli nei confronti di qualcuno. Posso essere stato critico ma la critica in una questione squisitamente politica può essere motivo di confronto dialettico senza il ricorso alle minacce alle querele. Lo afferma, ormai quotidianamente anche la Premier, quando sottolinea che lo scontro politico è un confronto dialettico di opinioni e le altre modalità sono forme di istigazione all’odio. Forse i “suoi” non lo sanno o non l’hanno capito e restano legati al retaggio di una politica dove la minaccia era la regola.
La legge afferma di voler promuovere la partecipazione dei cittadini anche per il controllo del perseguimento delle finalità istituzionali e della gestione delle risorse pubbliche. È quello che faccio, senza alcun interesse personale, raccogliendo dati e documenti, solo ufficiali, cioè con obbligo di pubblicazione o con accesso civico generalizzato, e mantenendo la loro integrità, cioè senza modificare alcun dato, li rendo accessibili e comprensibili anche per coloro, i cittadini, che non hanno la tecnicità necessaria per la lettura degli originali.
Non esistono limitazioni, nemmeno soggettivi od oggettivi, nell’esercizio del dovere/diritto della partecipazione e, nel caso di società pubbliche, che rientrano nella categoria dei beni comuni, di Istituzioni, Organismi ed Enti pubblici non esistono nemmeno interessi privati che è corretto tutelare.
La partecipazione è democrazia! Impedire la democrazia, non so se è un reato, certamente è una violazione della Costituzione la legge fondamentale dello Stato.
Anche impedire riunioni organizzate da cittadini senza motivazione ma solo per impedire l’informazione, che è una forma di espressione democratica, è una violazione costituzionale ed un abuso d’ufficio che non è più un reato penale ma è sempre un abuso che politicamente può e deve essere giudicato.
La Costituzione, all’art. 3, attribuisce alla Repubblica il compito di rimuovere tutti gli ostacoli economici e sociali che limitano l’eguaglianza e libertà della persona umana.
Se la ricchezza si concentra sempre più nelle mani di poche persone e la povertà assoluta e relativa aumenta – oggi circa il 25% della popolazione 1 persona ogni quattro è in questa condizione – la Repubblica non ha adempiuto ai propri compiti. Possiamo trovare tutte le motivazioni e giustificazioni ma la realtà è una sola: la politica, cui compete il governo della Repubblica ha fallito.
Questa condizione di diffuso disagio sociale si è creata perchè la politica ha ceduto il suo primato e centralità all’economia e alla finanza subordinandosi alle stesse. I partiti non sono più quelle associazioni che consentono ai cittadini di indirizzare la politica nazionale: sono centri di potere economico dove la politica nazionale è indirizzata dalle lobbies.
Uno dei principali filosofi del XVIII secolo, Immanuel Kant, affermava che “L’imperativo pratico sarà dunque il seguente: agisci in modo da trattare l’umanità, così nella tua persona come nella persona di ogni altro, sempre insieme come fine, mai semplicemente come mezzo“. La politica ha fatto il contrario, ha utilizzato le persone come mezzo ignorando il fine che è quello di garantire il pieno sviluppo della comunità nazionale e della persona umana. È sempre la Costituzione a stabilirlo non è un’opinione personale.
Qual è il fine? La soddisfazione dei bisogni primari ed essenziali delle persone. Quali sono gli strumenti? I servizi pubblici! Il compito della Repubblica non è quello di produrre ricchezza e valore economico ma quello di erogare i servizi per realizzare la distribuzione della ricchezza ed elevare la persona umana, cioè garantirne la dignità. L’eguaglianza non è, come qualcuno maliziosamente, sostiene la negazione della ricchezza che può essere il frutto della meritocrazia, ma quella di concedere a tutti le medesime opportunità e dignità.
L’art. 53 della Costituzione stabilisce che “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva” ma le spese pubbliche non sono il costo della struttura fine a se stessa o la creazione di opportunità per qualcuno, ma il costo delle attività finalizzata al perseguimento dei compiti istituzionali, cioè l’erogazione dei servizi tra i quali anche i servizi pubblici che, peraltro, sono quelli che rendono concreto e diretto il senso di appartenenza allo Stato.
Queste sono le uniche ragioni del mio impegno che definisco politico, non nel senso comune attuale, quello della adesione ad un partito o alla ricerca di interessi personali nemmeno quello di apparire che spesso è una caratteristica non solo degli attivisti di partito ma anche degli attivisti di associazioni, movimenti e comitati.
Ho sempre considerato la minacciata querela una opportunità che avrebbe consentito di portare le critiche al sistema tariffario, ossia la denuncia politica di abuso nei confronti dei cittadini, in un aula di tribunale perchè chi ne ha la competenza possa giudicare.
Nelle tariffe del servizio idrico, l’acqua, ci sono componenti tariffarie che, durante l’evento e nel dossier, ho definito “equivoci o … un atto dubbio”, senza fare accuse pur esplicitando il dubbio che i contributi a fondo perduto, tra i quali il P.N.R.R., invece di diminuire il costo del servizio, come dovrebbe essere, diventano un costo per gli utenti ed un ricavo che non recupera costi sostenuti, quindi non dovuti, per il gestore escludendo ogni sua responsabilità.
Sarebbe stato sufficiente spiegare perchè i contributi a fondo perduto diventano costo e, se la spiegazione fosse stata esauriente non avrei avuto alcuna difficoltà a ricredermi. Non ho mai definito truffaldina l’applicazione delle tariffe, come invece ha affermato il presidente di S.Ec.Am. nella lettera ai soci di presentazione del bilancio 2024. Non ho alcuna competenza legale per poter definire un atto truffaldino, io mi limito a rilevare l’inerenza dei costi addebitati agli utenti, che sono un ricavo per il gestore, avendo la competenza, maturata in 40 anni di professione per conoscere la natura sia dei costi che dei ricavi.
Se la tariffa, come strutturata, sia truffaldina o meno lo lascio stabilire a chi ne ha la competenza, la magistratura e gli avvocati.
Queste componenti tariffarie “dubbie” non sono presenti solo nelle tariffe della Provincia di Sondrio, essendo previste dal Metodo tariffario di ARERA; in cinque ambiti territoriali analizzati, sui circa cento ambiti nazionali, ammontano, per gli anni residui dell’affidamento, a circa un miliardo di euro.
Un approfondimento ed un confronto in un aula di un tribunale è una opportunità per gli utenti perchè potrebbe aprire un libro che un sistema subordinato all’economia finanziaria ha, volutamente o meno, nascosto. Non entro nei particolari ma i dati e la documentazione in mio possesso sono chiari.
Mi rendo conto che la complessità degli argomenti rende poco comprensibili le mie argomentazioni tecniche ma io non ho chiesto a nessuno di sostenermi nel merito, anzi, sin dall’inizio ho assunto ogni personale responsabilità delle mie affermazioni. Affiancarmi, però, politicamente con una forte critica per l’impedimento del libero pensiero e sua manifestazione, garantito dall’art. 21 della Costituzione, non avrebbe esposto nessuno, oltre a me, ad un rischio di querela, però, sarebbe stato utile, non a me ma alla causa, e, certamente, avrebbe rinvigorito la mia determinazione a continuare. La paura, però, ha prevalso e, quasi tutti sono scappati lasciandomi, di fatto, solo.
Fino a qualche giorno fa ero determinato a continuare, sempre perchè convinto che la querela fosse una opportunità e avrebbe potuto aiutarmi a raggiungere il mio obiettivo di combattere le ingiustizie ed il disagio sociale.
Riflettendo, però, sono giunto alla conclusione che sarebbe irrazionale proseguire in un impegno civico se l’opportunità non è nel mio interesse ma nell’interessi di altri, cioè degli attivisti che scappano e di chi subisce abusi, soffre ma sta zitto e, magari, sostiene con il voto chi è causa dell’abuso.
Nella difesa contro la querela per diffamazione, che a mio giudizio non esiste, volerò basso limitandomi ad affrontare le questioni che riterrò utili per la difesa e che, magari, non riguarderanno le tariffe lasciando inalterato quello che continuo a ritenere un abuso anche se non truffaldino per la società.
Le tariffe più alte del dovuto colpiscono anche me ma non mi creano un particolare disagio, mi costa di più, in tempo e denaro, preoccuparmi degli altri.
Il 3 ottobre a Postalesio spiegherò le ragioni degli abusi nei servizi pubblici in modo dettagliato e preciso cercando di semplificare il più possibile la spiegazione e, poi, ognuno pensi a se stesso, lo affermo con sofferenza ma ne sono stato costretto. Se si vuole impugnare le tariffe le mie indicazioni possono essere utili non solo per Sondrio ma per tutti gli Ambiti nazionali, perchè, pur con numeri diversi sono il risultato di un criterio e un metodo comune.
