adesso è
Data Rivoluzionaria
quando io muoio, non piangere per me, fai quello che facevo io e continuerò a vivere in te [Ernesto "Che" Guevara]
Che cos'è il popolo? Tutto. Che cosa è stato finora nell'ordinamento politico? Nulla. Che cosa chiede? Chiede di essere qualcosa.[1789 - Emmanuel Joseph Sieyès]
Quando avranno inquinato l'ultimo fiume, abbattuto l'ultimo albero, preso l'ultimo bisonte, pescato l'ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche.[Sitting-bull]

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  • 23 Giugno 2009{$Author}
    III intro - Le mie vicende politiche

    Dopo quasi due anni di volontario silenzio ho deciso di ritornare in campo. Da qualche giorno ho compiuto 60anni, non sono vecchio, non mi sento vecchio. Penso di poter dare ancora qualcosa per questo Paese che amo.

    Dal 1994 il centrodestra ed il centrosinistra hanno governato il Paese più o meno per un periodo simile ma senza significative differenziazioni. La mancanza di etica e una gestione partitica e non politica è stata la caratteristica comune di tutti i Governi che si sono succeduti, di centrodestra o di centrosinistra.

    La politica, partitocratica e personalistica, ha raggiunto i livelli più bassi dal dopoguerra nemmeno comparabili con la prima repubblica che pure è crollata sotto i colpi di tangentopoli.

    Nella prima repubblica oltre alla logica spartitoria e di potere c’era anche un dibattito e un confronto sui temi della politica, quella vera, quella che ha come obiettivo la risoluzione dei problemi della gente.

    La degenerazione degli ultimi anni e tangentopoli hanno chiuso quel periodo lasciando, però, in eredità una politica vuota finalizzata solo alla realizzazione personale. In questa logica si è inserito Berlusconi che, proprio nella prospettiva della garanzia personale di parlamentari confusi e persi, realizza un soggetto politico che aggrega socialisti, democristiani, ex-fascisti, repubblicani, liberali, socialdemocratici, leghisti. Un aggregazione che, sulla base dei valori espressi da ogni singola componente, mai avrebbe potuto stare assieme. Ma la sopravvivenza e gli opportunismi sono più forti della identità politica e hanno consentito la realizzazione di quello che il normale senso di coerenza politica avrebbe reso impossibile.

    Berlusconi ha dimostrato di capire e conoscere i politici, forse non la politica, ed ha costruito il suo obiettivo: diventare il premier (e forse il capo) di questo maltrattato paese.

    Ci sono voluti 14 anni per consolidare la sua posizione; le uniche difficoltà sono arrivate dai suoi alleati non dalle opposizioni. 

    Se penso che il P.R.I., di cui sono stato parte attiva per oltre 20anni, è ora alleato a ex-fascisti e a qualche monarchico, rabbrividisco. Mazzini e Ugo La Malfa hanno preferito essere minoranza piuttosto che rinunciare alle idee e ai valori repubblicani. Ma essere alleato, oggi, di un ex-fascista e di un monarchico non è un problema perché le diversità politiche e ideali sono una fatto marginale. L’obiettivo è esserci e stare con il potere. Nella prima repubblica questo non sarebbe stato possibile; le diversità politiche e ideali hanno salvato la repubblica e la democrazia.

    E’ normale la coerenza se gli obiettivi sono i valori e gli ideali. E’ altrettanto normale l’incoerenza se gli obiettivi sono gli opportunismi.

    Ho creduto che la sinistra, più legata ai valori e agli ideali, nella prospettiva di superare il modello comunista avesse l’obiettivo di realizzare una socialdemocrazia che si riconoscesse e si identificasse nella realizzazione di un reale Stato sociale capace di convivere con il mercato attraverso l’intervento regolatore dello Stato.

    Era del resto la “terza via” ipotizzata da Enrico Berlinguer.

    Purtroppo anche i leaders della sinistra, temendo di venire travolti dal crollo mondiale del comunismo, hanno scelto una “quarta via”: quella di spostarsi al centro abbandonando qualsiasi ipotesi di azione riformatrice reale. Durante i governi di centrosinistra si è operato in una logica più liberale che socialdemocratica.

    In quei periodi sono state realizzate le privatizzazioni a vantaggio di pochi e a danno della collettività, si è contribuito a dare centralità alla finanza e alle banche, sono stati i governi Prodi, ministro delle finanze Visco, che hanno alleggerito la pressione fiscale sulle rendite finanziarie ed inasprito quella sui redditi di imprese. Sono stati i leaders nazionali dei DS che hanno fatto il “tifo” per alcune banche nelle loro operazioni di acquisizione e di aggregazione. Non hanno compiuto alcun reato penale; è stata una scelleratezza politica che ha contribuito alla realizzazione del sistema virtuale che viviamo.

    L’’ultimo governo Prodi ha avviato un processo di liberalizzazione che, nella realtà, penalizzava solo gli operatori finali, quelli più deboli, e affrancava e rafforzava i poteri forti: case farmaceutiche, grande distribuzione, petrolieri, compagnie di assicurazione. 

    L’atto finale, la nascita del Partito Democratico, rientrava nella logica della sopravvivenza del singolo e non nella realizzazione di un progetto politico che non esiste ancora dopo due anni dalla costituzione del PD.

    Il Partito Democratico è lo strumento di due partiti (DS e Margherita, due partiti caratterizzati più dalle differenze che dalla convergenze) per realizzare un sistema politico bipolare che spartisca il Paese eliminando tutto quanto è esterno ai due poli. Il centrodestra coglie il senso del progetto e realizza il Partito delle Libertà. La legge antidemocratica che istituisce la soglia di sbarramento elettorale ne è la naturale conseguenza; la legge viene promulgata a grande maggioranza con i voti favorevoli del PdL e del PD.

    Speriamo che i due poli non diventino un unico polo; l’Italia ha già vissuto in anni recenti una simile esperienza.

    Questa prospettiva di realizzazione di un sistema post-democratico era nel progetto di costituzione del Partito Democratico e, anche per questo motivo, ho deciso di non aderirvi. Me ne sono andato dalla politica deluso e amareggiato perché ho sempre creduto nel ruolo fondamentale della politica. Nei miei anni di attività politica (dagli anni ’60 al 2007) la passione e lo spirito di servizio sono stati l’unico stimolo. Ho sempre svolto attività di partito perché attribuisco grande importanza alla fase progettuale; non sono mai stato disponibile a ricoprire incarichi nelle Istituzioni perché ritengo le due funzioni non sovrapponibili.

    Parte del decadimento della politica deriva anche da questa sovrapposizione. Chi è negli organismi dirigenti dei partiti e anche nelle Istituzioni (ovviamente in posizioni di rilievo) finisce con il confondere i due ruoli e i diversi obiettivi e, cosa più grave, non è soggetto ad alcuna critica e censura (è la classica posizione coincidente del controllore e del controllato).

    Il risultato è la figura del “leader”: un superuomo, un’infallibile, l’unico depositario della verità. Sono i leaders politici i maggiori responsabili dell’attuale disastro sociale, economico e morale ma sono anche quelli che si propongono per la sua risoluzione. Com’è possibile? Credo che i leaders politici dovrebbero andarsene riconoscendo, alla luce dei risultati, di aver fallito. E’ necessario un rinnovamento che non deve essere solo anagrafico perchè nei giovani cresciuti nei partiti si può trovare la continuità della politica vecchia da eliminare. 

    In politica serve coraggio. Bisogna elaborare delle proposte di riforma del sistema elettorale, con l’obiettivo di realizzare una vera “democrazia rappresentativa”, di riforma del sistema economico, che rimetta al centro l’impresa di produzione eliminando le posizioni “parassitarie” aristocratiche una volta identificate nella “nobiltà” e, oggi, nei “finanzieri” e nei “banchieri”, di riforma del sistema sociale, che rimetta al centro l’uomo garantendo libertà, solidarietà e opportunità.

    Queste elaborazioni devono avvenire fuori dagli attuali partiti.

    E’ il tentativo di raccogliere le istanze della maggioranza degli italiani rappresentata dal “non voto”, primo partito italiano con il suo 37,8% e di cui faccio parte avendo votato, per la prima volta nella mia vita, “scheda bianca”, e da tutti quelli che hanno votato “turandosi il naso”.

     

  • 18 Aprile 2009{$Author}
    II intro

    Da quasi un anno e mezzo sono volontariamente fuori dal dibattito politico. E' stato un periodo di riflessione svincolato dalla partecipazione a qualsiasi formazione politica e non influenzato dalle strategie e dalle tattiche di partito.

    Il Partito Democratico avrebbe potuto essere la continuità della mia attività politica perché poteva realizzare la necessaria semplificazione del quadro politico italiano. Ma il progetto "Partito Democratico" si è dimostrato, sin dall’inizio, solo una riproposizione della politica, vecchia e logora, legata agli schemi di opportunismo partitocratico verticistico lontana dai problemi della gente. A questo si sono aggiunte le mie perplessità nei confronti di un integralismo cattolico, molto forte nella componente politica proveniente dalla "Margherita", inaccettabile per chi crede in una società laica senza ingerenza delle "religioni" nella vita politica; è l'annosa questione della distinzione tra potere temporale e potere spirituale.

    La componente laica del PD è completamente scomparsa. La causa è nella inesistenza ed inconsistenza della componente laica preoccupata più degli equilibri politici interni che delle battaglie civili e laiche necessarie per la modernizzazione del nostro Paese: questa è la modernità del Partito Democratico.

    La laicità e l'esclusione della Chiesa dal dibattito politico sono priorità assolute. I punti prioritari di un programma politico serio e coerente dovrebbero comprendere la revoca dei Patti Concordatari e l'eliminazione dei finanziamenti a qualsiasi religione. La libertà di culto deve essere garantita ma bisogna impedire la dipendenza dello Stato alle religioni. La fede è un fatto soggettivo che non può essere sostenuto con denaro pubblico.

    Non ho mai fatto della politica una ragione di opportunità; ho sempre considerato l'impegno politico come un dovere. Non ho avuto alternativa alla mia uscita dal dibattito politico. È stata una questione di coerenza; per la stessa ragione mi sono dimesso da tutti gli incarichi che ricoprivo per designazione dei Democratici di Sinistra.

    Non è stato, comunque, un periodo inutile. Ho sempre affermato di essere un uomo di sinistra individuando nella sinistra quei valori che possono migliorare e modernizzare la nostra società ma non esiste più quella sinistra. La sinistra radicale non mi interessa, non mi è mai interessata, fatto salvo il periodo giovanile, perchè radicalizzare le questioni significa non volerle affrontare limitandosi ad una sterile enunciazione e critica.

    La destra, al contrario, si sta rivitalizzando tanto da collocare, in queste ultime settimane, Giorgio Almirante, firmatario del "Manifesto della razza" nel 1938 e capo di gabinetto del Ministro della Cultura Popolare della Repubblica di Salò, tra i padri della Repubblica. Ma non voglio parlare della destra: è mia controparte politica. Voglio solo sottolineare quanto la debolezza della sinistra rafforzi la destra. È già successo negli anni tra il 1922 e il 1924 con il risultato del ventennio fascista.

    Non sempre le colpe sono solo dei prepotenti e dei dittatori: c'è il concorso di colpa di chi dovrebbe opporsi, ma non ne ha la capacità e non si fa capire o nemmeno si preoccupa concretamente dei problemi della gente.

    Credo sia giunto il momento di riprendere il dibattito politico. Escludo la partecipazione a qualsiasi formazione politica e non intendo nemmeno fare come i nostrani "opinionisti" (tutti) che parlano solo per il gusto di sentirsi senza sapere cosa dicono.

    Mi piacerebbe far parte di un movimento che attraverso discussioni e documenti possa contribuire a rilanciare una sinistra moderna e laica costringendo magari ad un vero rinnovamento la sinistra attuale.

    Continuo a credere che bisogna realizzare quei grandi principi che sono alla base della convivenza civile: "Libertà, uguaglianza e fratellanza". Questo è il dovere di ogni uomo e di ogni donna che non ha una visione egoistica della società.

    Continuo a stare a sinistra perchè credo che una sinistra di valori e non di schieramento sia necessaria per la crescita di una società moderna.

  • 14 Ottobre 2001{$Author}
    I intro
    La mia collocazione politica nella sinistra non è casuale; proviene da una lunga storia di militanza nel Partito Repubblicano Italiano: oltre 20anni.
    Dal 1983, dalle elezioni politiche che avevano portato grandi successi elettorali al P.R.I. di Giovanni Spadolini, l'opinione e l'immaginario generale collocano il P.R.I. in un'area di centrodestra che mal si addice alla storia e alla cultura repubblicana del nostro paese.
    Giuseppe Mazzini, riferimento naturale per i veri repubblicani, nel suo scritto "I doveri dell'uomo ben definisce lo spirito e l'ideale repubblicano.
    Un saggio dell'<strong">Associazione Mazziniana Italiana (AMI) dal titolo "Mazzini e Marx - l'attualità dell'uno e il tramonto dell'altro ribadisce i concetti, nei quali mi riconosco, e che mi portano a collocarmi in una sinistra non più massimalista e aperta a diverse culture che si riconosce nei valori enunciati nel secondo millennio (libertà, solidarietà e pari opportunità) e, purtroppo, non ancora realizzati.
    Libertà, solidarietà e pari opportunità sono la traduzione moderna di "Libertà, uguaglianza e fratellanza".
    Se riuscissimo a realizzare una società dove la convivenza tra uomini è un fatto naturale, indipendentemente dal colore, provenienza, credo religioso o politico, avremmo realizzato le premesse per una società nuova dove ognuno avrebbe diritto di cittadinanza. Io sto a sinistra perchè credo, consapevole di tutti gli errori che la sinistra ha commesso, che questi valori siano patrimonio della sinistra. Tutto il resto è e deve essere strumento per la realizzazione dei grandi valori enunciati. Posso anche sbagliarmi. Sono pronto ad un franco confronto.

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