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Il Decreto Legge “anticrisi” del 1 luglio 2009
Ampi consensi dalla stampa, anche quella specializzata, e dalle associazioni per un decreto che vuole sostenere le imprese per il rilancio dell’economia. I titoli degli articoli, in effetti, lo lasciano supporre ma i contenuti sono diversi. Non c’è un solo provvedimento che va nella direzione indicata.
Le banche hanno risposto al divieto della commissione di massimo scoperto con la creazione di nuove commissioni. Il nuovo decreto ha risolto definitivamente la questione, fissando il tetto dello 0,5% trimestrale sugli affidamenti, ripristinando, pur in forma diversa, un onere che solo qualche mese prima era stato soppresso. Ed è stato titolato “contenimento del costo delle commissioni bancarie”.
In Francia è stata introdotta una norma, con effetto dal 1.1.2009, che fissa un termine perentorio non superiore a 45/60 giorni (in Italia 150/180 e oltre) per il pagamento dei fornitori nel settore privato (nel settore pubblico la media francese è di 69 giorni). Un decreto anticrisi avrebbe dovuto prevedere una norma analoga che sarebbe stata di grande aiuto per il sistema della piccole medie imprese costrette all’indebitamento bancario per finanziare i propri clienti. Ma un simile provvedimento sarebbe stato contrario all’interesse delle grandi imprese, della grande distribuzione e delle banche
La “detassazione degli utili reinvestiti in macchinari” è la perla, molto enfatizzata, di questo decreto. E’ un provvedimento sistematicamente riproposto dal Ministro per l’Economia (siamo ormai al Tremonti ter) e praticamente identico pur in situazioni congiunturali molto diverse. E’ come curare tre malattie diverse con lo stesso medicinale. Non si tratta nemmeno di detassazione degli utili reinvestiti. L’impresa potrebbe distribuire ai soci tutto l’utile, contrarre un debito per l’investimento e beneficiare della detassazione. Il provvedimento non tiene conto neppure della situazione economica generale. L’Istat rileva che la produzione industriale, aprile 2009 su aprile 2008, è in calo di circa il 25% (il settore meccanico del 38%); le imprese difficilmente faranno investimenti per migliorare la produzione se non ci sarà una ripresa degli ordini. Bastava semplicemente detassare gli utili reinvestiti ossia quelli che non vengono distribuiti ai soci e restano in azienda.
Anche l’articolo, “Incremento delle compensazioni dei crediti fiscali” è esattamente il contrario. La prima parte, “contrasto agli abusi”, è, in realtà, una restrizione alla attuale possibilità di compensazione. La seconda, prevede l’elevazione da 500mila euro a 700mila del limite annuale del rimborso dei crediti fiscali. Il credito, che sorge per disposizioni legislative, è un credito reale. La mancata disponibilità di tale credito crea difficoltà nella gestione finanziaria dell’azienda e viola il principio costituzionale secondo il quale ogni cittadino deve concorrere alle spese pubbliche in rapporto alla propria capacità contributiva. Bisogna eliminare il limite e rimborsare, senza oneri aggiuntivi come le fideiussioni, immediatamente attraverso le compensazioni o l’effettivo rimborso. Se l’Erario non si fida della correttezza dei contribuenti provveda con strumenti di controllo e idonee sanzioni; non può far pesare e pagare ai contribuenti onesti le scorrettezze dei disonesti.
Nel decreto, tuttavia, è prevista una vera agevolazione anche se inserita nella parte relativa alla repressione dell’evasione e dell’elusione. Si tratta dell’applicazione di un imposta sostitutiva del 6% sulle plusvalenze derivanti dal possesso di metalli preziosi per uso non industriale (e quindi speculativo) in sostituzione della normale imposta con aliquota complessiva del 31,40%. Era una lacuna tra le varie agevolazioni concesse a banche e finanziarie e doveva essere eliminata e, trattandosi di un'evasione che non si riusciva ad eliminare, la soluzione più semplice è stato eliminare l'imposta.
L’amara riflessione finale che sorge spontaneamente è quella di una classe politica, tutta perché anche i governi precedenti di centrosinistra non si sono dimostrati molto diversi, che sta realizzando un processo di deindustrializzazione del Paese convinti, forse, che il terziario, avanzato o meno, possa rappresentare il futuro. Sbagliano e gli italiani pagheranno pesantemente questa scelta. Solo rimettendo al centro del processo economico le imprese si potrà guardare al futuro con maggiore ottimismo, è quello che stanno facendo tutti i Paesi con tradizione industriale, solo l’Italia e la sua classe politica non l’hanno capito.
Remo Valsecchi
22 luglio 2009
Marcegaglia promuove dl anticrisi
Ma chiede alcune modifiche: anticipare a 2009 effetti Tremonti
(ANSA) - ROMA, 9 LUG - Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, promuove complessivamente il decreto anticrisi ma chiede alcune precise modifiche. Tra queste l'anticipo dal 2010 al 2009 degli effetti della Tremonti Ter e nessuna limitazione alle compensazioni, con un innalzamento da subito a un milione di euro.Le richieste sono state avanzate dalla presidente degli industriali nel corso di una audizione sul provvedimento in Commissione Finanze della Camera.