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Privato o pubblico? La soluzione dei problemi sta nella ripubblicizzazione dei servizi pubblici, tutti.

Pubblico o privato? Non sta lì la soluzione. Cercando, come ormai ci hanno abituati anni di qualunquismo e populismi vari, una soluzione semplice, immediata, certa, in tanti ora indicano il ritorno al pubblico della gestione delle autostrade, come se sotto la gestione Anas o delle province non succedono fatti simili.“, è l’affermazione contenuta in un post di Facebook.
Premetto che, sulla questione della privatizzazione, sono un qualunquista ed un populista e ne sono orgoglioso, perchè significa non essere asservito ad alcun partito. I partiti non sono in grado di replicare nel merito e, quindi, chi non è allineato è un qualunquista ed un populista. Sono autonomo ed indipendente con un solo vincolo la mia ragione e le mie opinioni. Sono un qualunquista che forma le sue opinioni sullo studio e sui documenti e non con generiche enunciazioni.
Anche sotto la gestione ANAS succedono fatti simili e, quindi, è meglio il privato? C’è una differenza sostanziale, gli errori di ANAS sono errori di uomini, e possono essere corretti, serve solo una politica meno clientelare e più seria. Gli errori dei privati gestori dei servizi pubblici, non sono errori, sono le conseguenze dello scopo di una società come definito dal codice civile: l’utile e la sua distribuzione ai soci. L’utile in società può essere realizzato in modi diversi. Nelle società che stanno sul mercato con produzioni proprie e in competizione con i concorrenti, quasi sempre, è la qualità, la ricerca e lo sviluppo a generare l’utile. In quelle che operano in regime di sostanziale monopolio, l’utile si fa con la riduzione dei costi, degli investimenti e, magari, delle manutenzioni, anche quelle ordinarie. Se fossi dovuto andare a Sanremo, in auto, non avrei avuto molte alternative al “Ponte Morandi”.
Lavoro per le imprese private e sono per la loro tutela perchè possono essere motore dello sviluppo ma non nei servizi pubblici, così come sono contrario alla gestione di attività commerciali da parte del pubblico.
La tabella a sinistra è una parte della elaborazione che sto facendo dei bilanci di Autostrade per l’Italia. Non dobbiamo stupirci dei dati che la tabella riporta, non sono una caratteristica di Autostrade per l’Italia, sono situazioni comuni, magari con dimensioni diverse, a tutte le società che gestiscono i servizi pubblici anche a capitale interamente pubblico. Quello che preoccupa è il processo di privatizzazione, sostanziale, e finanziarizzazione dei servizi pubblici attraverso società di diritto privato.
Per le società di diritto privato, lo scopo è l’utile e la sua distribuzione ai soci, art. 2247 c.c., la gestione del servizio pubblico è solo lo strumento per realizzare lo scopo. Per le Aziende Speciali, o altri Enti pubblici, l’efficienza, l’efficacia e l’economicità della gestione del servizio pubblico sono lo scopo e non lo strumento. Se le gestioni pubbliche non funzionano, ci sono delle ragioni, bisogna individuarle e rimuoverle. Questo tocca alla politica. Buttarle non è la soluzione.
Situazioni assurde come quelle di Autostrade per l’Italia sono il frutto della incapacità e incompetenza della politica. Se si tratta di qualcosaltro non compete a me accertarlo.
Credo non esista alcuna società, che sta sul mercato, con un margine operativo del 44,1%.
I privati, però, mettono capitale e risorse necessarie per gli investimenti, ci dicono. Infatti, nel caso specifico, i soci hanno messo € 622.027.000 e si sono portati a casa un rendimento del 160,01% medio annuo. Un normale cittadino, con i suoi risparmi, se non perde tutto realizza lo 0,2/0,5% annuo. La stessa cosa.
Per onestà e correttezza di informazione, non come certi giornali di parte, bisogna riconoscere che i soci e obbligazionisti hanno finanziato la società per un importo, al 31.12.2017, di €  10.963.893.026, e si sono portati a casa altri € 2.920.158.112 di interessi.
Dividendi e riserve, € 3.981.297.466, rimborso prestiti, € 4.546.022.000, interessi attivi (per i soci), € 2.920.158.112: totale €  11.447.477.578. Con tutti questi soldi finiti nella tasche dei soci, il pubblico, ovviamente con una gestione corretta nell’interesse dei cittadini e non clientelare, avrebbe costruito, ex-novo, almeno 4/5 “ponti Morandi”.
Avrebbe potuto magari dimezzare anche i pedaggi che, con le altre tariffe dei servizi pubblici, contribuiscono al crescente impoverimento del Paese.
Scrive l’intelocutore del post: “Indipendentemente dalla scelta, ciò che conta è la definizione della gestione che deve garantire monitoraggi, efficienza e quant’altro. Se ho definito il quadro, il metodo, se posso monitorarlo poi è ininfluente chi gestisce.“.
La definzione della gestione ed il suo monitoraggio dovrebbe essere normale, ma se gli €  11.447.477.578 finiscono nelle tasche del privato mentre, con una gestione pubblica, resterebbero nella disponibilità pubblica, come può essere ininfluente chi gestisce?
Il pubblico non ha le risorse (è vero? o è comodo sostenerlo?) e, quindi, meglio chiamare in causa il privato che, comunque, risorse non ne mette, al massimo va a debito, ma le risorse prodotte le preleva. Come si fa a sostenere una simile tesi? sarebbe contro natura un privato che mette soldi nella gestione di un servizio pubblico. Ci ricordiamo tutti la cordata che doveva salvare Alitalia ma i soldi sono stati messi dalle banche, rischiando il default, perchè i privati hanno mollato e lo Stato, cioè il pubblico, è dovuto intervenire. Ma crediamo ancora alle favole? Ci siamo dimenticati dei default delle banche private dove il pubblico è intervenuto con i nostri soldi per cercare di porvi rimedio e, nonostante questo, molti cittadini piccoli risparmiatori hanno perso tutto?
L’esempio di una società quotata a capitale interamente pubblico, A2A spa, che ragiona secondo una logica privatistica e che ha un rapporto “PFN/ebitda” (indebitamento) il più alto, in Italia, tra le società di gestione dei servizi pubblici. Nel 2008 la società, dopo la fusione ASM/AEM, ha iniziato la quotazione in borsa con un Patrimonio Netto di € 3,7miliardi che oggi si è ridotto a € 2,4miliardi solo perchè ha distribuito dividendi per 1,7miliardi a fronte di utili per € 400milioni.
Tutte le gestioni dei servizi pubblici garantiscono il profitto, non sono solo le concessioni autostradali. È un sistema che la politica ha voluto, un sistema che danneggia i cittadini ma premia i gestori.
Le Autorità non hanno risorse sufficienti per svolgere il loro ruolo di controllo? Sono le Autorità che hanno creato il sistema perchè la competenza tecnica per la determinazione delle tariffe e il controllo, è delle Autorità.
Non hanno risorse finanziarie? Sto lavorando, con il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, ad un dossier che riguarda ARERA, l’autorità preposta al controllo e alle tariffe di energia elettrica, gas, acqua e, dal 01.01.2018, ciclo rifiuti urbani e assimilati. L’Autorità dispone di 80milioni di €uro che non servono e che non utilizza oltre ad aver speso 42milioni di euro per l’acquisto della propria sede di prestigio in centro storico a Milano. Nota di colore, l’Autorità occupa 220 dipendenti con una retribuzione media annua pro capite di € 115mila e un costo di € 155mila (le retribuzioni medie in Italia sono di € 28.900!).
Ho esteso le mie ricerche ai bilanci di cinque Autorità, delle 21 esistenti in Italia, riscontrando depositi bancari per quasi € 500milioni e titoli per € 170milioni.
Se poi a comporre i collegi di gestione delle Autorità vengono nominati amministratori delle società di gestione, anche private, soggette al controllo, il gioco è fatto. E’ successo il 6 agosto con la nomina del collegio di ARERA dove, sulle poltrone e sulle spartizioni erano tutti d’accordo.
La questione è politica, anche quando il pubblico non funziona perchè la politica vuole che sia così. Non serve attribuire maggiori poteri alle Autorità, sono già troppi, è il sistema che bisogna radicalmente cambiare.
Come è possibile non essere qualunquisti, populisti, secondo le definizioni degli opportunisti e tanto arroganti da non ammettere mai i propri errori? Forse anche un po’ di giacobinismo,  tornato di moda in questi giorni, è necessario.
Io metterei sotto accusa per “attentato alla sicurezza dello Stato” tutti coloro che hanno governato il Paese e i parlamentari che, approvando le leggi, hanno consentito che tutto questo avvenisse.
Se i cittadini non si rendono conto di che cosa è la politica oggi, quella “seria”, non qualunquista e populista, e dove ci ha portato, non crolleranno solo i ponti ma tutto il Paese. Sembra, però, che se ne siano resi conto e che abbiano cominciato a reagire.
Mi scuso con i familiari delle vittime dell’ultima “strage di Stato”, la mia non è una triste e brutta speculazione politica, purtroppo ricorrente, è solo lo sfogo di un cittadino stanco e deluso.

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